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Inchiesta SEA: il ponte di Sant'Ambrogio ed il fascicolo dimenticato PDF Stampa E-mail
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Scritto da Luigi Ferrarella   
Venerdì 21 Marzo 2014 16:34
di Luigi Ferrarella - 20 marzo 2014

In attesa che il Csm divida torti e ragioni (nell’attività della Procura di Milano) tra il capo del pool reati contro la pubblica amministrazione, Alfredo Robledo, e il capo della Procura Edmondo Bruti Liberati con i suoi vice Ilda Boccassini e Francesco Greco, almeno su uno dei casi denunciati da Robledo è già possibile mettere un punto fermo documentale: è cioè vero che il travagliato fascicolo su Vito Gamberale, per turbativa nell’asta bandita dal Comune di Milano il 16 dicembre 2011 per vendere il 29,75% della società di Linate e Malpensa incamerando soldi necessari a far quadrare il bilancio, da inizio dicembre 2011 a metà marzo 2012 fu trattenuto dal procuratore capo nel proprio ufficio per «una deplorevole dimenticanza», creando «ritardo esclusivamente a me imputabile».
Parola di Bruti stesso. In una lettera al protocollo riservato. Non di adesso, nel pieno delle polemiche con Robledo, ma del 2012, all’epoca proprio dei fatti.
Il 25 ottobre 2011 i pm fiorentini Turco e Mion avevano trasmesso a Milano una intercettazione nella quale il 14 luglio 2011 Gamberale (fondo F2i) e il suo manager Maia parevano prefigurare tentativi di farsi cucire addosso il bando del Comune. La doglianza di Robledo è che il fascicolo avrebbe dovuto subito conclamare una turbativa d’asta di competenza del suo pool, mentre Bruti il 27 ottobre 2011 lo iscrisse nel modello degli atti «non costituenti notizie di reato» e lo assegnò al capo del pool reati finanziari Greco: questi il 2 novembre lo coassegnò al pm Fusco, che il 6 dicembre (dopo indiscrezioni di Reuters e Sole 24 Ore ) segnalò a Bruti l’opportunità di riassegnarlo al pool di Robledo per competenza sulle turbative d’asta. Mancavano solo dieci giorni all’asta, che il 16 dicembre andò deserta dopo la bizzarra presentazione fuori tempo massimo dell’offerta di una società indiana, col risultato che il fondo di Gamberale si aggiudicò le azioni Sea offrendo 1 euro più della base d’asta di 385 milioni. Ma il fascicolo, annunciato da Bruti in arrivo a Robledo il 9 dicembre 2011, a Robledo arrivò davvero solo il 16 marzo 2012, dopo articoli di Espresso online e Corriere della Sera sul fascicolo desaparecido. Al Csm - che ieri ha deciso di esaminare lo scontro Robledo/Bruti sia nella prima commissione competente sui trasferimenti d’ufficio per incompatibilità ambientale o funzionale, sia nella settima competente sull’organizzazione delle Procure - Robledo sostiene che, quando ne chiese ragione, Bruti gli parlò di una dimenticanza.
Possibile? Sì, come ora prova una lettera scritta il 23 marzo 2012 proprio da Bruti a Robledo «al fine di evitare il protrarsi di una situazione di difficoltà nell’immagine esterna dell’Ufficio». Bruti ricostruiva che «nell’imminenza della festività di S.Ambrogio/Immacolata, stante la chiusura festiva dei nostri uffici amministrativi, ho trattenuto il fascicolo nel mio ufficio», dopo che in una riunione si era deciso di affidarlo appunto a Robledo per competenza interna. «Purtroppo - proseguiva Bruti - non avendo provveduto io alla riassegnazione immediatamente dopo il “ponte”, successivamente, per una mia deplorevole dimenticanza, il fascicolo è rimasto custodito nel mio ufficio». È una assunzione di responsabilità costosa per il procuratore, di cui però si scorge una puntuta ironia nell’aggiungere «tu (Robledo ndr ) non mi hai più chiesto notizie dopo, immagino per discrezione». Qui si coglie un possibile «Aventino» di Robledo, forse indispettito per il ricevere il fascicolo ad asta ormai celebrata e senza più chance di intercettazioni o perquisizioni tempestive. «Dopo aver interpellato te e Fusco - aggiungeva Bruti il 23 marzo 2012 - ho ricostruito mentalmente l’iter dei movimenti del fascicolo, che infatti ho rinvenuto nel mio ufficio dove lo avevo posto in dicembre». Nel consegnarlo a Robledo «con delega nominativa in ragione della delicatezza della situazione», Bruti si diceva «convinto che la tua esperienza e la tua abnegazione ti consentiranno di gestire al meglio questa delicata situazione, nonostante il ritardo, ripeto, a me esclusivamente imputabile». Robledo 20 giorni fa ha concluso l’inchiesta, contestando a Gamberale la turbativa d’asta non per le condizioni del bando (su cui i tecnici del Comune avrebbero stoppato interferenze) ma per una ipotizzata illecita intesa con l’indiano Behari Vinod finalizzata alla desistenza della società indiana in cambio della «promessa di cedere poi una quota tra 5% e 7%» .

Luigi Ferrarella (Il Corriere della Sera)





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