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I giornalisti Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza querelano Antonino Fiumefreddo PDF Stampa E-mail
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Scritto da Redazione AntimafiaDuemila   
Venerdì 11 Aprile 2014 19:48
di Redazione AMDuemila - 11 aprile 2014

I giornalisti del Fatto Quotidiano Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza hanno dato mandato all’avvocato dell’Ordine Nino Caleca di querelare il neo assessore regionale Antonino Fiumefreddo, che in un’intervista resa al quotidiano on line Sud Press li ha definiti ‘’portavoce della borghesia mafiosa’’.  Medesima querela e’ stata preannunciata nei confronti del direttore del quotidiano, che ha pubblicato l’intervista sotto il titolo ‘’campagna di fango assassino’’. Lo hanno reso noto gli stessi cronisti in un comunicato nel quale definiscono le parole di Fiumefreddo e il titolo dell’intervista ‘’gravemente lesivi della professionalita’ acquisita in oltre 30 anni di lavoro’’. ‘’Ci auguriamo – hanno concluso Lo Bianco e Rizza – che l’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa facciano sentire la propria voce a tutela dell’esercizio dei diritto di cronaca, anche (e soprattutto) quando quest’ultimo si esprima raccontando fatti e circostanze sgradevoli per chi si appresta a ricoprire pubblici uffici amministrando denaro della collettività’’.

Redazione AMDuemila


Sicilia, nella giunta pure l’avvocato del boss

E' il legale Antonio Fiumefreddo: dai rapporti con l’ex governatore Lombardo alla fallimentare gestione del teatro Bellini
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza - 9 aprile 2014


Palermo. C’è l’avvocato di Raffaele Lombardo e del boss Giuseppe Ercolano, Antonino Fiumefreddo (foto © Giovanni Isolino), già sovrintendente del Teatro Bellini accusato dai sindacati di avere acquistato preziosi e abbonamenti del Catania Calcio addebitandoli sui bilanci del teatro. E c’è Salvatore Calleri, catanese trapiantato a Firenze, infaticabile presidente della Fondazione Caponnetto, che si presenta con un “Sono un uomo non avvicinabile, vengo dal mondo antimafia”. Entrambi siederanno attorno al tavolo del governo a palazzo d’Orleans a fianco di Rosario Crocetta, che dopo la stagione degli assessori vip (Franco Battiato e Antonino Zichichi) durata lo spazio di poche apparizioni mediatiche, prosegue la sua rivoluzione siciliana nominando sei nuovi assessori pescati in larga parte nelle retrovie del sottogoverno siciliano. Per salvare la Sicilia dal default annunciato e gestire il mutuo da un miliardo di euro più volte invocato, all’Economia andrà probabilmente Roberto Agnello, 43 anni, consulente contabile, una carriera spesa nelle pubbliche amministrazioni. È stato consulente presso la Price Waterhouse Cooper e si è occupato dei piani di rientro sanitario e degli Ato, ma la sua attività è stata bocciata dalla speciale commissione Moirano-Frey-Morici che ha selezionato 700 aspiranti manager della sanità siciliana. Nel valutarla i commissari hanno scritto che “non può essere considerata attività complessa”. Agnello non può dunque gestire un ospedale di piccole dimensioni, ma si occuperà di contrarre il mutuo da un miliardo di euro e dello sviluppo dell’economia siciliana, seduto accanto a Lucia Borsellino, l’assessore alla Sanità che ha istituito la commissione che lo ha bocciato. Paradosso lieve se confrontato a quello che ruota attorno all’avvocato Fiumefreddo, pluri collezionista di incarichi di sottogoverno: è stato presidente della Ast Servizi, liquidatore dell’ex consorzio Asi di Catania e componente dell’organo di vigilanza della Sac, società che gestisce l’aeroporto di Catania. Ma oggi è soprattutto costituito in giudizio, da legale, per conto dell’Irsap (ex consorzio Asi di Palermo) contro la Regione siciliana, nel processo in corso a Milano sull’annosa questione dei termovalorizzatori.

COME FARÀ a governare la stessa Regione della quale si appresta a chiedere al giudice la condanna “al pagamento dei costi e dei danni subiti dal Consorzio Asi nella misura che sarà determinata in corso di causa”, è un mistero che finora Crocetta non ha spiegato. Così come sarà difficile spiegare ai supporter renziani della nuova giunta siciliana la nomina di Paolo Ezechia Reale, avvocato penalista tra i più noti a Siracusa e candidato sindaco trombato nella sua città dove guida la lista “Progetto Siracusa”, di opposizione alla giunta di centrosinistra. Accanto a Reale siederà infatti Giuseppe Bruno, 46 anni, avvocato palermitano vicino a Sergio Mattarella, già assessore alla Famiglia a Palermo negli anni ‘90 in una giunta guidata da Leoluca Orlando, l’unico tra i renziani a essere stato cooptato. Fuori da ogni esperienza politica appare la nomina di Nico Torrisi, presidente regionale della Federalberghi e amministratore delegato dell’hotel Baia Verde di Acireale, figlio di un imprenditore del settore alberghiero. E infine l’antimafia. Fuori il pm di Caltanissetta, Nico Marino, ex assessore all’Energia in rotta di collisione con Crocetta, e mai dentro Antonio Ingroia, nominato ieri presidente di Sicilia E-Servizi. Nel nuovo governo siciliano, la bandiera della lotta alla mafia è affidata a Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Caponnetto: fu al fianco di Crocetta in occasione di un progetto di attentato a Firenze contro il futuro governatore, qualche anno fa. Ora siederà al suo fianco anche in giunta.

Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
(tratto da: Il Fatto Quotidiano del 9 aprile 2014)



La replica di Sud Press:
sudpress.it/sud/campagna-di-fango-assassino
 


Il commento di Giuseppe Pipitone
In Sicilia c'è un avvocato, si chiama Fiumefreddo, e da qualche anno ha deciso di avere un giornale amico, Sud Press. Capita, in Sicilia, che questo avvocato possa divenire ad un certo punto assessore regionale di Crocetta. E capita anche che l'assessore - avvocato decida di utilizzare il suo piccolo giornale amico per scagliarsi contro quei cronisti che hanno raccontato la sua strana nomina in giunta. "Portavoce di quella borghesia mafiosa" è come l'avvocato Fiumefreddo e Sud Press hanno definito Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza. Lui che la borghesia mafiosa l'ha difesa da avvocato. Rosario Crocetta dice di rappresentare la società civile di quest'isola. Se è vero, il governatore dovrebbe subito chiedere le dimissioni del suo neo assessore - avvocato. In alternativa saremmo autorizzati a pensare che la parola "antimafia" abbia ormai perso ogni significato, che chi ha lottato davvero contro Cosa Nostra mettendoci la faccia e la firma rischi di finire additato da alcuni avvocati - assessori allergici alle critiche, e alla cronaca. Delle due, l'una.

E’ decisamente incerto il futuro della Sicilia se per avere sollevato delle lecite osservazioni si viene tacciati di fare da "Portavoce di quella borghesia mafiosa".
Condividendo appieno l’analisi di Giuseppe Pipitone esprimiamo la massima solidarietà a Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
La Redazione di Antimafia Duemila
















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