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Stragi '93: in appello confermato ergastolo pescatore tritolo PDF Stampa E-mail
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Scritto da AMDuemila   
Martedì 08 Luglio 2014 06:22
di AMDuemila - 7 luglio 2014

Firenze. La Corte d'assise d'appello di Firenze ha confermato la condanna all'ergastolo per Cosimo D'Amato (in foto), pescatore del Palermitano che recuperò il tritolo per le stragi mafiose del 1993 eseguite a Roma, Firenze e Milano estraendolo da residuati bellici provenienti dal fondale marino. La sentenza d'appello, letta dal presidente della Corte d'assise Alessandro Nencini, è stata pronunciata nel pomeriggio dalla II sezione dopo la discussione di questa mattina, e tra 90 giorni saranno disponibili le motivazioni. D'Amato, 69 anni, era stato precedentemente condannato dal gup di Firenze il 23 maggio 2013 con rito abbreviato.
La procura generale, con i sostituti Giuseppe Nicolosi e Alessandro Crini, ha confermato la richiesta dell'ergastolo così come nel processo di primo grado. La difesa di Cosimo D'Amato che è rappresentata dal legale Corrado Sinatra, tra i punti di appello ha ribadito la richiesta di assoluzione ritenendo l'imputato estraneo agli attentati stragisti in quanto non consapevole dell'utilizzo fatto dell'esplosivo da lui recuperato. D'Amato deve anche pagare le spese processuali sostenute dalle parti civili.
D'Amato è anche imputato nel processo per la strage di Capaci. Per la strage del 23 maggio '92, su cui procede la procura di Caltanissetta, il pescatore ha chiesto il rito abbreviato insieme al collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, Giuseppe Barranca e Cristoforo Cannella.
D'Amato venne arrestato dal centro operativo Direzione investigativa antimafia di Firenze nel novembre 2012, a seguito di indagini coordinate dalla Dda di Firenze proprio sulla base di dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, che riferì della consegna al clan Brancaccio dell'esplosivo per le stragi mafiose. D'Amato, cugino del boss Cosimo Lo Nigro, si è difeso dicendo che il tritolo da lui recuperato da ordigni bellici della Seconda Guerra Mondiale in fondo al mare serviva per la pesca di frodo e che comunque non sapeva per quale scopo servisse. Una linea non ritenuta credibile dagli inquirenti e dai giudici. Oltre a dimostrare che D'Amato metteva a disposizione del clan mafioso di Brancaccio il tritolo per le stragi, la Dia di Firenze ha ricostruito immersioni e relative quantità di tritolo estratte dai residuati bellici, per una somma di circa una tonnellata nel biennio 1992-1994, quantità compatibile con le necessità degli attentati stragisti per cui il pescatore è stato condannato e di molto superiore a quanto sarebbe stato sufficiente per semplici attività di pesca di frodo. L'esplosivo veniva recuperato da ordigni bellici inesplosi, bombe d'aereo e proiettili di contraerea.


Fonte ANSA






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