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La Guzzanti fa centro con “La trattativa”, docu-film d'ironica verità PDF Stampa E-mail
Documenti - I mandanti occulti
Scritto da Aaron Pettinari   
Giovedì 04 Settembre 2014 13:40
guzzanti-pp-venezia-2014-ansadi Aaron Pettinari - 4 settembre 2014

Quasi nove minuti di applausi alla “prima” al Lido di Venezia


Il processo è ancora in corso ma non occorre la conclusione di un dibattimento per farsi un'idea su quanto accaduto negli ultimi vent'anni di storia d'Italia. Quegli accadimenti tra il 1991 ed il 1994 hanno condizionato la storia d'Italia e conoscerli e comprenderli dovrebbe essere uno di quei “must” per ogni cittadino altrimenti il rischio è quello di ritrovarsi all'interno di un mondo distorto ed irreale.
Il docu-film “La trattativa”, firmato da Sabina Guzzanti e presentato ieri sera alla mostra del Cinema di Venezia, seppur fuori concorso, ha il grande merito di stuzzicare la curiosità di chi lo vede presentando fatti realmente accaduti, molti drammatici, con quel giusto pizzico di ironia. Nel cast, a dare il proprio contributo, oltre alla stessa Guzzanti anche Enzo Lombardo, Ninni Bruschetta, Filippo Luna, Franz Cantalupo, Claudio Castrogiovanni.

La fotografia e’ firmata da Maresco e la colonna sonora da Nicola Piovani. Un viaggio fatto di recitazioni, interviste, immagini originali dell'epoca delle stragi di mafia. Un'inchiesta originale che dà un pugno allo stomaco a chi la osserva e che magari, fino ad oggi, è rimasto cieco o sordo. “'Le istituzioni italiane hanno paura della democrazia, si sceglie sempre un'altra strada: pur di evitare la democrazia, prendono decisioni che cercano di convincerci siano per il bene comune. Senza la trattativa sarebbe un paese diverso, migliore, e probabilmente avremmo ancora con noi Falcone e Borsellino” ha detto la Guzzanti. Il lungo applauso, durato quasi nove minuti, è il tributo che la platea ha voluto dare ad un lavoro che uscirà nelle sale ad ottobre (distribuito dalla Bim) che è completo e sintetico allo stesso tempo.
Il ritmo è incalzante sin dal principio quando, dopo la prima immagine, vedi gli attori a loro volta, come in un piccolo teatro, che osservano la messa in scena di una storia drammatica e al tempo stesso reale. Ed è a quel punto che Sabina Guzzanti e gli altri attori si presentano al pubblico spiegando quel che sta per accadere e perché hanno deciso di rappresentare una verità di cui si parla poco. E nel frattempo chi osserva dalle poltrone inizia ad immergersi nel racconto.
I flash back seguono un filo che parte dal pentimento di Gaspare Spatuzza, che con le sue rivelazioni ha riscritto la storia della strage di via d'Amelio, tanto che oggi si sta celebrando un nuovo processo a Caltanissetta (il Borsellino quater, ndr), ma che prosegue mettendo uno dietro l'altro i vari accadimenti dell'epoca. La sentenza di Cassazione del maxi, la condanna a morte dei nemicilatrattativa-film-guzzanti-venezia (tra cui Falcone e Borsellino, ndr) e degli “amici” politici da parte di Cosa nostra, la morte di Lima, Falcone, Borsellino, la sparizione dell'agenda rossa, l'inizio del dialogo dello Stato con il Ros che avvicina l'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino, il papello, l'arresto di Riina, la mancata perquisizione del covo, le bombe in continente (da via Fauro al mancato attentato all'Olimpico), la sostituzione di figure istituzionali (da Scotti a Martelli e poi ancora Amato al Dap, ndr), le mancate proroghe di 334 provvedimenti di 41 bis ai mafiosi, la nascita di Forza Italia, la mancata cattura di Provenzano a Mezzojuso e la storia dell'infiltrato Luigi Ilardo, il processo Dell'Utri, l'inchiesta ed il processo sulla trattativa Stato-mafia ancora in corso che vede imputati congiuntamente mafiosi, politici e rappresentanti delle istituzioni, la figura di Massimo Ciancimino, le testimonianze di Martelli e Mancino, l'intervento del Capo dello Stato Napolitano e le pressioni su Cassazione e Procura nazionale antimafia.
Niente di ciò di cui si ha prova documentale è stato trascurato. E spesso alla fiction si mescolano le stesse parole dei protagonisti dell'epoca o di chi si è trovato poi ad indagare su certi fatti. Così viene data voce ai pentiti Mutolo e Di Carlo, ai pm Scarpinato, Tescaroli, Di Matteo e Sabella, all'ex pm Antonio Ingroia. A Martelli e allo stesso Mancino che ancora una volta torna a ribadire che nel 1992 conosceva Borsellino solo di fama e di non sapere chi fosse prima della stretta di mano. Al di là di ciò che è agli atti della storia la Guzzanti nel suo film stimola la curiosità del pubblico aprendo degli interrogativi. Così come il processo Dell'Utri non era un processo politico questo docu-film non si riduce ad essere un attacco a Berlusconi (nuovamente interpretato dalla regista attrice, ndr) o a Forza Italia (anche se ci sarà chi lo dirà, ndr). Del resto è lo stesso Berlusconi a rispondere a certi quesiti con le sue parole quando ad un congresso di Forza Italia disse di Dell'Utri (condannato per concorso esterno in associazione mafiosa in via definitiva, ndr): “Questo signore è un grande colpevole, ha una grande colpa, una grande responsabilità: senza di lui Forza Italia non esisterebbe”. Ed è proprio questo uno dei meriti del docu-film nello spiegare certi eventi che hanno cambiato il corso della democrazia, ovvero aprire a nuovi interrogativi sull'oggi che poi sono stati sintetizzati anche dalla stessa Guzzanti alla conferenza stampa di presentazione: “Cosa accadrebbe se certi fatti fossero conosciuti bene da una larga detta di italiani? L'idea generica che stato e mafia siano collusi è nemica di un'idea più precisa, che riguarda le parti delle istituzioni, ancora oggi al potere, che hanno preso quelle decisioni: quali fasce di istituzioni, tuttora al comando, hanno preso queste decisioni? Da dove viene l'Italia che abbiamo sotto gli occhi, il cambiamento così rapido del Paese? Questo film dà tutte le spiegazioni che servono”.

da: AntimafiaDuemila.com

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