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‘Ndrangheta, il sindaco: 'A Brescello non c’è'. E il boss Aracri 'è educato' PDF Stampa E-mail
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Scritto da Redazione ilfattoquotidiano.it   
Domenica 21 Settembre 2014 11:16
di Redazione ilfattoquotidiano.it - 20 settembre 2014

“La criminalità organizzata? A Brescello non c’è”. Lo dice Marcello Coffrini, sindaco Pd del paese in provincia di Reggio Emilia. L’intervista è stata pubblicata dalla webtv Cortocircuito ed è parte del loro ultimo documentario “La ‘ndrangheta di casa nostra. Radici in terra emiliana“. Il primo cittadino parla della realtà locale negando che ci siano “mai state denunce per estorsione o ricettazione”. E poi descrive come “una persona educata e composta” Francesco Grande Aracri, boss condannato in via definitiva per mafia nel 2008, soggetto a regime di sorveglianza speciale e considerato il punto di riferimento dell’ndrangheta in Emilia. La troupe di giovani studenti e giornalisti si fa accompagnare da Coffrini sui terreni sequestrati alla famiglia (beni per 3 milioni di euro). Subito vengono raggiunti da un furgoncino che chiede spiegazioni e poi dallo stesso Aracri. Il sindaco si apparta con il boss per spiegare la situazione e tornato in macchina spiega: “E’ lui Francesco Grande Aracri. E’ gentilissimo, molto tranquillo. Parlando con lui si ha la sensazione di tutto tranne che sia quello che dicono che sia. Lui è uno molto composto ed educato che ha sempre vissuto a basso livello. La famiglia qui ha un’azienda che adesso è riuscita a ripartire: fanno i marmi. Mi fa piacere che siano ripartiti”.



 
Il documentario affronta numerosi temi che riguardano la diffusione della criminalità organizzata in Emilia Romagna e soprattutto il comportamento di istituzioni e aziende. Tra i casi sollevati anche quello di una scuola superiore di Montecchio (Reggio Emilia) mai portata a termine: l’appalto era stato vinto da un’azienda campana che però non ha presentato il certificato antimafia e ha abbandonato i lavori. Ora anche la deputata Maria Edera Spadoni del Movimento 5 stelle ha chiesto chiarimenti in Parlamento con un’interrogazione. 


I giovani giornalisti locali lavorano da alcuni anni sul territorio e cercano di approfondire il tema del radicamento della mafie al nord. Solo a fine luglio 2013 erano diventati famosi alle cronache per aver subito intimidazioni mentre filmavano un cantiere andato a fuoco in provincia di Reggio Emilia. Il loro ultimo lavoro è stato presentato venerdì 18 settembre alla presenza di Francesco Maria Caruso, Presidente del Tribunale di Reggio Emilia, di Isabella Fusiello, questore di Reggio Emilia e del colonnello Paolo Zito, Comandante provinciale dei Carabinieri.


Redazione ilfattoquotidiano.it



 





 

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