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Borsellino quater. Il pentito Schembri: 'Canale mi disse che era dei Servizi' PDF Stampa E-mail
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Scritto da Aaron Pettinari   
Giovedì 25 Settembre 2014 16:35
di Aaron Pettinari - 25 settembre 2014

“Il tenente Canale mi disse che era dei servizi segreti”. A parlare è Gioacchino Schembri, collaboratore di giustizia originario di Palma di Montechiaro, a lungo gestore a Mannheim (Germania, ndr) di una pizzeria che forniva copertura e rifugio ai latitanti di Cosa nostra. Un pentito tanto importante che il procuratore aggiunto di Palermo, Paolo Borsellino, decise di occuparsene personalmente nelle settimane immediatamente precedenti la strage di via D'Amelio. Rispondendo alle domande del pm Nico Gozzo, nell’ambito del processo Borsellino quater che si sta celebrando a Caltanissetta innanzi alla Corte d'Assise presieduta da Antonio Balsamo, Schembri ha ricordato di aver fornito dichiarazioni sull'omicidio del giudice Livatino mentre nulla disse in merito alla morte del maresciallo Guazzelli: “Io sapevo che ad uccidere Guazzelli erano stati Gaetano Puzzangaro e Benvenuto Giuseppe Croce. Lo dissi a Canale (allora maresciallo, ndr) ma mi disse che i killer di quell'omicidio erano palermitani, che era stata una mano di Palermo e che erano già individuati. Non solo. Mi disse di non parlare di queste cose di Guazzelli con Borsellino, mi disse: 'non le tiri fuori'. Ma io sono sicuro che l’omicidio l’hanno fatto Croce e Puzzangaro”. Gozzo chiede: “Ma perché non doveva parlarne con Borsellino?”. E Schembri: “Non lo so. Disse solo che i killer erano già individuati”.

Estradato in Italia su un aereo dei servizi dopo l’arresto in Germania, in carcere ha detto di avere ricevuto la visita del tenente Canale: ”Avevo paura, tante cose, ero bloccato, Canale mi disse: ‘tranquillo, non ti preoccupare, ci penso io, come a far capire che lui era potente”. Schembri ha poi chiesto di non aver più contatti con Canale. E alla domanda su quale fosse il motivo Schembri ha dichiarato senza remora: “A me sembrava più un mafioso che un poliziotto”, ma a questo punto Gozzo lo ha bloccato: “Queste sono considerazioni sue non permesse”.

L'incontro con Mori
In uno dei suoi incontri con il tenente Canale ebbe modo di conoscere anche il Generale Mori. “Prima me ne parlò, poi lo conobbi – ha aggiunto il pentito – A quel punto mi dissero che da quel momento avrei avuto a che fare con il maggiore Obinu”.
Dei rapporti tra Canale e Mori Schembri parlerebbe in un verbale di interrogatorio del 5 novembre 2009, acquisito al processo, in cui verrebbero inquadrati nello stesso discorso dei servizi segreti anche se oggi il collaboratore di giustizia è sembrato meno certo. “Penso che le cose siano separate. Non hanno niente a che vedere Mori con Canale, è tutta un'altra cosa”.

Il dibattimento è poi proseguito con le audizioni dei pentiti Francesco Paolo Anzelmo, Francesco Geraci e Francesco La Marca.
Il primo, citato dall'avvocato Sinatra (difesa degli imputati Salvatore Madonia e Vittorio Tutino, ndr), ha riferito in merito al progetto di morte nei confronti di Paolo Borsellino quando questi era procuratore a Marsala. “Raffaele Ganci ci disse che dovevamo organizzarci e noi eravamo pronti. Si doveva fare di domenica quando lui andava a prendere il giornale. Poi però il tutto venne sospeso. Ganci non ci disse il motivo ma è ovvio che in entrambe le decisioni l'ultima parola era della Commissione. Comunque quando si decide un'uccisione si sa che questa, prima o poi, deve essere fatta”.
Francesco Geraci ha invece approfondito il viaggio effettuato a Roma, nei mesi precedenti alle stragi per effettuare alcuni omicidi. “Ci concentrammo su diversi obiettivi. Pedinammo Costanzo, Martelli, Falcone, ma anche altri erano in lista. Eravamo io, Sinacori, Renzino Tinnirello, Matteo Messina Denaro, Giuseppe Graviano ed un certo Fifetto”. E' fatto noto che dopo alcuni appostamenti nel centro di Roma, il gruppo di fuoco venne richiamato in Sicilia da Riina in quanto “avevano trovato cose più importanti giù”. Infine ad essere sentito in videoconferenza è stato Francesco La Marca il quale ha riferito di un colloquio che sarebbe avvenuto in carcere tra il 1996 ed il 1997, tra Salvatore Grigoli ed il falso pentito Salvatore Candura, in cui il primo avrebbe detto al secondo, riferendosi alla collaborazione con la giustizia: “Se ti incrocia il tignusu ti squagliava”. Tempo dopo lo stesso Grigoli avrebbe spiegato che il “tignusu” altri non era che Gaspare Spatuzza, l'ex boss di Brancaccio grazie al quale si sta celebrando un nuovo processo sulla strage di via D'Amelio.
Una rivelazione assolutamente inedita se si considera che in un precedente interrogatorio, come sottolineato dal pm Gozzo, La Marca aveva negato la circostanza.
Il processo è stato quindi rinviato al prossimo 7 ottobre quando verranno ascoltati i collaboratori di giustizia Giovanni Ciaramitaro, Antonino Galliano, Antonio Calvaruso e Stefano Lo Verso.

Aaron Pettinari (Antimafiaduemila)





 

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