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Omicidio Caccia: ora spuntano nuovi indizi, indagini riaperte PDF Stampa E-mail
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Scritto da Meo Ponte   
Domenica 28 Settembre 2014 11:41
di Meo Ponte - 28 settembre 2014

Nuove indagini sull'omicidio di Bruno Caccia, il capo della Procura della Repubblica di Torino ucciso il 26 giugno del 1983. L'avvocato Fabio Repici, il legale che assiste Guido, Paola e Cristina Caccia, i tre figli del magistrato ucciso che non hanno mai considerato esaustiva l'inchiesta conclusasi con la condanna di Domenico Belfiore e Placido Barresi, a fine luglio ha presentato alla Procura della Repubblica di Milano una nuova denuncia in cui indica in due mafiosi mai indagati prima (Rosario Pio Cattafi, 62 anni, attualmente detenuto e Demetrio Latella, detto Luciano, 60 anni, che in questo periodo gode della semilibertà) i veri assassini del procuratore capo di Torino. I nuovi indizi verranno illustrati il prossimo 3 ottobre a Milano in un incontro organizzato dal presidente della Commissione Antimafia del comune di Milano David Gentili e a cui parteciperanno oltre all'avvocato Repici e alla figlia del magistrato ucciso, Paola Caccia, anche un consulente d'eccezione della famiglia, Mario Vaudano, il magistrato torinese che, nel ruolo di giudice istruttore, coordinò l'inchiesta sullo scandalo petroli. Vaudano è stato indicato come consulente tecnico dall'avvocato Repici per le sue competenze in materia di criminalità organizzata finalizzata al riciclaggio.

Secondo l'avvocato Repici e la famiglia Caccia le ragioni dell'uccisione di Bruno Caccia non possono essere liquidate con ciò che si legge nella condanna di Domenico Belfiore, ovvero che il procuratore capo di Torino fu eliminato perché "magistrato integerrimo e inavvicinabile". "Come i magistrati rimasti alla guida della Procura di Torino dopo il delitto fossero di segno opposto" chiosa nella denuncia l'avvocato Repici.
Bruno Caccia sarebbe diventato un bersaglio dopo aver aperto indagini sul Casinò di Saint Vincent (ma non solo su quello) e sul riciclaggio dei soldi provenienti dai riscatti dei sequestri di persona messi a segno in quegli anni dalla malavita organizzata. Nel 1985 d'altronde già Luigi Incarbone, interrogato dai magistrati torinesi aveva detto: "Sono stato detenuto con Franco Chamonal (del Casinò di Saint Vincent) che ancora oggi mi fa arrivare 500mila lire. Mi disse che Caccia è morto per il fatto del Casinò... che il mandate era un palermitano importante che aveva conosciuto e che aveva deciso l'omicidio...". Secondo l'avvocato Repici il misterioso palermitano altro non sarebbe che Rosario Cattafi, nella cui abitazione milanese peraltro fu trovato il falso volantino che attribuiva la paternità dell'omicidio Caccia alle Brigate Rosse. A sostegno della sua tesi l'avvocato ricorda l'attentato al pretore di Aosta, Giovanni Selis, che mentre stava indagando sul Casinò fu il bersaglio nel dicembre 1982 (pochi mesi prima dell'agguato a Bruno Caccia) di un attentato con un'autobomba.
La famiglia Caccia aveva presentato già una denuncia nel luglio 2013 chiedendo alla Procura della Repubblica di Milano (competente per tutti i fatti che riguardano i magistrati torinesi) l'apertura di un nuovo fascicolo sull'omicidio del procuratore capo di Torino. Il fascicolo era stato aperto ma l'inchiesta si era conclusa con l'archiviazione. Ora, grazie ai nuovi indizi raccolti, l'avvocato Repici e i famigliari di Bruno Caccia sperano in una conclusione diversa.


Meo Ponte (La Repubblica)








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