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La figlia di Caccia e l'inchiesta riaperta. 'Dopo tanti anni aspettiamo solo la verità' PDF Stampa E-mail
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Scritto da Meo Ponte   
Martedì 30 Settembre 2014 08:29
di Meo Ponte - 29 settembre 2014

'Che cosa ci aspettiamo? La verità. Dopo tanti anni è l'unica cosa che ci interessa', dice Paola Caccia, la figlia del Procuratore Capo della Repubblica di Torino assassinato nel giugno 1983 che insieme ai fratelli Guido e Cristina il mese scorso ha presentato una nuova denuncia alla Procura della Repubblica di Milano indicando nuovi possibili responsabili della morte del padre.
'La nosrea denuncia è basata sui nuovi indizi raccolti dall'avvocato Fabio Repici che li ha scovati non solo spulciando gli atti dell'inchiesta riguardante l'uccisione di mio padre ma anche quelli di numerosi processi ad elementi della criminalità organizzata - spiega Paola Caccia - un lavoro certosino da cui sono emersi particolari molto interessanti e soprattutto piuttosto singolari. Come persone che non sono mai state interrogate nonostante potessero sapere qualcosa della morte di mio padre ed altri elementi che sono stati sorprendentemente ignorati. Anche a un non addetto ai lavori leggendo il dossier messo a punto dall'avvocato Repici appare chiaro che molte cose sono state trascurate. Penso ad esempio all'interrogatorio di quel detenuto che chiese di essere ascoltato perché il compagno di cella - un personaggio di spicco nell'inchiesta sul casinò di Saint Vincent - e che raccontò di aver saputo che mio padre era stato ucciso proprio per le indagini sulle case da gioco. Di certo papà si stava occupando di qualcosa di molto importante. Lui che era solitamente riservato e che a casa non parlava mai del suo lavoro, la sera prima diede a mio fratello Guido che gli aveva chiesto come andava in ufficio una risposta insolita. Gli disse: 'Sta per succedere qualcosa di grosso, vedrete nei prossimi giorni'. Il giorno dopo però ci fu l'agguato.
Paola e i suoi fratelli non hanno mai creduto che l'inchiesta e il conseguente processo che ha individuato in Domenico Belfiore il mandante dell'omicidio avessero davvero ricostruito la trama criminale sfociata nell'agguato di trentuno anni fa. 'In realtà la prima è stata mia madre- ricorda Paola - già durante il processo molte cose le suonavano strane. Per dieci anni però, avendo una profonda fiducia nella magistratura, abbiamo taciuto. Dopo la morte della mamma nel 2008 abbiamo deciso di impegnarci per sapere la verità sulla morte di mio padre'.
Paola era una giovane mamma la sera che le uccisero il padre. 'Il mio secondo figlio aveva appena un mese - racocnta - con mio marito eravamo al mare e io stavo allatando quando alle cinque del mattino sono arrivati i carabinieri con la notizia dell'agguato a mio padre. Ebbi una reazione strana: non riuscivo a credere che lo avessero ucciso, pensavo che i carabinieri si stessero sbagliando, che ci fosse un equivoco. Di fronte alla realtà poi rimasi impietrita, riuscii a piangere solo due giorni dopo'.
Paola Caccia è convinta che prima o poi la verità sulle ragioni del'uccisione sarà scoperta. 'Sono certa che a Torino, una città che amo tantissimo - dice - ci sono molte persone che la conoscono ma per motivi che non riesco a comprendere sinora hanno taciuto. Spero che questa volta la Procura della Repubblica di Milano approfondisca gli indizi che sono stati raccolti dall'avvocato Repici. Con noi c'è anche Mario Vaudano, che è stato un grande magistrato e che ha lavorato molto con mio padre. E' il nostro consulente tecnico. Anche lui ci ha sempre spronato a cercare la verità non convinto dalle conclusioni dell'inchiesta originaria'.

Meo Ponte (La Repubblica, 29 settembre 2014)










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