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Scritto da Giovanni Caruso   
Mercoledì 05 Novembre 2014 16:00
di Giovanni Caruso

Chiude, per inadem­pienza del Comune, l’Orchestra infantile Falcone e Borsellino. Composta da ragazzini dei quar­tieri più pove­ri, portava con la sua musica l’immagi­ne più bella e nobi­le della cit­tà. Nes­suna reazione dei poli­tici. Reazione fiacca e debo­le della “società civile”

“Ragioniere Farsaperla, ma chi è sta confusioni?”.
“Cunfusioni? chistu è budderllu! Stan­nu prutistannu contro u sinnacu Biancu, volunu democrazia”.
“È chi veni a significare sta parola?”.
“E na parola impurtanti, veni a diri, c’a u sinnacu prima di fari li cosi a par rari c’ a genti da so città”.
“Ma talia a chisti, acchiananu.macari supra u’liotru!”.
Poi il silenzio cade sulla protesta e la­scia il posto alla musica di Mozart e di Vi­valdi.
“E ora pirchì si stesunu muti?”.
“No viri c’a stannu sunannu i piccirrid­di di San Cristofuru?”. 

Quello che abbiamo raccontato non è un teatrino ma qualcosa che è accaduto a Catania e accadrà ancora.

Ma perchè una piccola orchestra sinfo­nica fatta da soli bambini e bambine do­vrebbe scendere in piazza per farci ascol­tare Mozart e Vivaldi?
Questa orchestra esiste davvero e si chiama “Orchestra sinfonica infantile Fal­cone-Borsellino”. Opera nei quartieri dell’antico centro e delle periferie di Cata­nia: con grande difficoltà dovute al fatto che non ci sono spazi sociali pubblici dove l’orchestra possa provare.
Parliamo del quartiere di San Cristofo­ro, in particolare. Qui, fino a qualche tem­po fa, l’orchestra aveva un luogo fisico e stabile dove provare, la parrocchia San Cristoforo alle Sciare. Ma poi gliel’hanno chiuso perché pericolante.

Il Comune ha promesso, come no… 

Allora l’orchestra ha chiesto al Comune un luogo per la propria attività. L’ha chie­sto a parole e in musica, facendo concerti pubblici (all’aperto…) per chiedere al sin­daco Bianco di darsi da fare.

Il Comune ha promesso, come no. Ha proposto soluzioni “realistiche” (dal punto di vista di chi con questi bambini non ha nulla a che fare), tipo portare l’orchestra fuori dal quartiere i piccoli musicisti stan­no di casa. Forse, nei momenti liberi, sta promettendo ancora. Ma i bambnini non votano. Nè sono imprenditori, nè danno appalti. Le belle parole, per loro, sono quindi più che sufficienti.

Questo è solo un esempio dei problemi che affliggono le organizzazioni sociali in Sicilia. Quelle che operano nei quartieri poveri, per dare un’alternativa sociale agli uomini alle donne e ai bambini “invisibi- li”, quelli che istituzioni e merca­ti non ve­dono nem­meno. Abbandonati tre volte: alla cattiva gestione pub­blica, alla mala­politica e alle cosche ma­fiose che oppri­mono i quartieri e la città.

Nel bel Palazzo municipale di Catania, fra le altre cose, c’è l’ufficio dell’Assesso­rato alla Cultura: anzi, non alla cultura so­lamente ma addirittura alla Bellezza Con­divisa. E chi c’è, Sgarbi? No: una persona civile, cresciu­ta da “compa­gno” e che sa il latino, che inaugu­ra mo­stre e convegni, e che mini­mamente non sospetta cos’è la società reale che vive non negli eleganti dibattiti e nei sa­lotti ma nella vita vera.

Il “centrodestra” di prima e il “centrosi­nistra” di ora, a Catania, non differi­scono molto da questo punto di vista.

Chi governa la città lo fa “all’italiana”, e lo fa bene! Annunci in stile renziano, con­sulenti “per curare il territorio” (lo curano tanto bene che gli alberi cascano giù sui passanti), manifestazioni costose e inutili (l’ultima, con i ministri della Nato), e poi affari. Affari con i poteri forti ed i nuovi “cavalieri dell’apocalisse”: si specula, si cementifica, si coprono città e dintor­ni.

Il nuovo piano urbanistico, il PUA, massacrerà la Plaja e l’oasi del Simeto. Le piazze verranno sventrate per far posto a centri commerciali e parcheggi. Il porto… riaffidato al dott.Indaco, autorità portuale, che tanto “bene” ha fatto a se stesso e non certo al nostro povero porto.Contando su un consiglio comunale op­portunista e “drogato” si approva – con l’aiuto della cosiddetta opposizione – un regolamento sulla assegnazione dei beni confiscati alle mafie che fa piazza pulita di società civile e antimafia sociale.

Insomma, non si può dire che chi pos­siede la città non faccia “bene” il suo “la­voro”. Ma noi?

Si, proprio noi, quelli della – diciamo così – “società civile”. Noialtri, stiamo fa­cendo opposizione e resistenza? O siamo sempre lì a spaccarci su tutto, a dire “io sono più bravo”, a fare comitati che rego­larmente si sfaldano per le liti interne?

Per non parlare della sinistra politica catanese, o delle associazioni sempre in cerca di “corsie preferenziali” per “dialo­gare” col sindaco alla faccia di tutti gli al­tri. “Cu avi sali cunza a minestra”, dice l’antica saggezza popolare.

Ma lo vogliamo capire, cara società ci­vile, che si vince solo con l’unità di tutti quanti? Siamo diversi, lo so, ciascuno ha un suo stile diverso: ma questa, alal fine dei conti, non è la nostra vera ricchezza?

Il potere è forte e schiaccia, ma si muo­ve lentamente. Noi siamo fragili e deboli ma a volte riusciamo a muoverci alla svel­ta. Possiamo persino vincere, se riusciamo a stare uniti e compatti.

Si vince solo uniti tutti quanti

Non possiamo riunirci solo quando pic­chiano un ragazzo a Librino, senza dare continuità alle lotte per una giustizia so­ciale nei quartieri. Non possiamo incon­trarci solo nell’intervento urgente, per poi dimenticare tutto e rivederci solo alla prossima emergenza.

Oggi l’emergenza riguarda l’orchestra dei bambini di San Cristoforo, che rischia di sciogliersi per una scellerata ingiustizia che questo Comune non ha nessuna voglia di risolvere (così come accadde per l’Andrea Doria, l’unica scuola del quartie­re, chiusa dopo tante promesse).

L’emergenza riguarda gli spazi sociali pubblici, nè utilizzati nè tanto meno asse­gnati alle organizzazioni sociali senza sede. Che sono tante, dall’orchestra “Fal­cone-Borsellino” alla libreria “Mangia­carte”: (ma l’elenco è ben più lungo).

Questi beni, a Catania, sono circa 250.

Quelli assegnati non arrivano a una de­cina: assegnati, il più delle volte, ad asso­ciazioni “amiche” degli amministratori, ri­gorosamente senza bando, magari ad affit­to di un euro, sim­bolicamente…

Continuiamo così o ci battiamo tutti in­sieme per far­ci assegnare gli spazi sociali e i beni con­fiscati alle mafie? Ne abbiamo il diritto e il dovere. Chiediamo più potere condiviso e una partecipa­zione democrati­ca aella gestione pubbli­ca della città.

Scheda

UNA SCUOLA DI VITA

La “Scuola di vita e Orchestra sinfonica infantile Falcone Borsellino”, creata dalla Fondazione La città invisibile, è com­posta dagli allievi di tre centri di formazione, dislocati a Catania (Librino e san Cristoforo), Adrano (CT) e Siracusa. A S.Cristo­foro la scuola era ospitata dalla parrocchia Alle Sciare, con tante iniziative promosse dai bambini stessi: una libreria gratuita, Buon Libro, dedicata a G.Fava, che ha distribuito in un anno ol­tre 1000 libri gratis a tutti i bambini del quartiere. Il teatro civi­le: a partire dalla riflessione sull’antimafia, i bambini hanno scritto e interpretato testi per sensibilizzare gli altri bam­bini. E naturalmente l’Orchestra, realizzata col contributo vo­lontario di maestri del Venezuela for­matori del sistema Abreu.

Le lezioni sono gratuite e pressoché quotidiane. Gli strumenti musicali e didattici sono in comodato d’uso gratuito. I bambini hanno da 2 a 19 anni. L’orchestra ha realizzato ben 54 concerti, per Falcone e Borsellino a Palermo, per P.Fava a Catania, e per dalla Chiesa, Puglisi e altri figure storiche dell’antimafia. Hanno suonato per la pace in Palestina, coi bambini di Gaza e di Israele, alla presenza di un imam, un rabbino e un prete. Hanno suonato a Palazzo di Giustizia a Catania; e alla presenza dei pre­sidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso. Sono stati inter­vistati dal TG2 e da Sulla via di Damasco. Hanno suonato al Gapa, alla presenza del Procuratore Salvi, questo 5 gennaio e hanno avuto l’onore della copertina de I Siciliani giovani.

Ora non hanno più una sede nel quartiere. Hanno chiesto in­vano aiuto alle istituzioni, in particolare al Comune, per ottenere il “Centro Midulla” di via Zuccarello (abbandonato da anni), per la cui assegnazione verrà emesso un bando. Ma i pro­blemi dell’Orchestra sono tutt’altri che risolti. Le lezioni, finché non ci sarà una sede, sono state sospese e per chi suona uno strumento l’esercizio costante è tutto; anche nel caso migliore, bisognerà ricominciare tutto da capo. La burocrazia qui non è amica della musica, e a quanto pare nemmeno dei bambini di quartiere.

Testimonianze

LE RAGIONI DEI BAMBINI

L’Orchestra Falcone Borsellino ha conquistato il cuore e l’intelligenza dei bambini di San Cristoforo. Le loro famiglie­hanno aderito a un codice di regole basato sulla collaborazione reciproca e la legalità. Ma tutto questo non avrebbe senso se la scuola si spostasse dal quartiere, anche solo di un chilometro. La vita e le necessità di questi bambini sono profondamente le­gate al quartiere: dagli spostamenti, sempre a piedi e senza adul­ti, alla difficoltà di trasportare gli strumenti. Ma ciò che più con­ta è il ruolo rivoluzionario che essi svolgono nel quartiere, dan­do visibilità e insegnamento silente ai propri coabitanti, coetanei e non, di un riscatto possibile ed alto, di un impegno nella lega­lità attraverso la cultura, di un’etica delle pari opportunità, di una composta ma convinta lotta al degrado e alla devianza.

Per questo La città invisibile, che non dispone di risorse eco­nomiche per affittare una sede, ha chiesto aiuto alle istituzioni con la richiesta dei locali del Centro Midulla.

Il comune di Cata­nia dovrebbe capire che soddisfacendo que­sta richiesta non farebbe un favore alla Fondazione (che a S.Cri­stoforo sostiene la battaglia pacifica e civile dei propri piccoli allievi) ma darebbe semplicemente risposta a un diritto negato.

Il diritto di un quartiere fragile e abbandonato dallo Sta­to di ricevere attenzione e ascolto. Il diritto dei minori di S.Cristofo­ro, dove si registra il più alto tasso di dispersione scola­stica e analfabetismo di Catania (prima, a sua volta, in questa tragica classifica in Italia) a godere di pari opportu­nità di cresci­ta cultu­rale e morale. Senza doversi spostare in altri luo­ghi, “perbene” e quindi più attrezzati, lasciandosi dietro con indiffe­renza l’imbar­barimento delle stra­de e degli spazi pubblici in cui vivono.

Le istituzioni dovrebbe­ro capire che il loro accanimento nella decisione di non spostar­si in posti distanti è già una vittoria: la vittoria di chi è disposto a perdere la cosa più importante che ha, in questo caso la musi­ca, pur di non dismettere una collettiva re­sponsabilità verso il proprio quartiere, cioè verso gli altri bambi­ni e le altre famiglie del posto. Perché, come dicono questi bam­bini: o si è felici tutti o non lo sarà nessuno.

Alfia Milazzo

Un appello

UNA “CASA” PER L’ORCHESTRA E GLI ALTRI

A Catania molti beni immobiliari di proprietà pubblica o confi­scati alla mafia, da tempo potenzialmente disponibili per un uso civile e sociale, sono inutilizzati e condannati al degrado. A Ca­tania le tan­te associazioni operanti, in totale volontarietà, per sopperire alle deficienze pubbliche, svolgono un importante ruolo di educazio­ne alla legalità, di solidarietà ai deboli e acco­glienza ai migranti. Lo fanno con dedizione quotidiana nei quar­tieri segnati da emarginazione, disoccupazione, e povertà, fra de­vianza mino­rile e abbandono scolastico: i più a rischio davanti alle sollecitazioni criminali. Sopravvivono fra grandi dif­ficoltà.

Il loro ruolo sociale dev’essere formalmente riconosciuto.

Il Comune di Catania ha l’obbligo civile di sup­portarne le attività, affidando loro una “casa” attingendo ai molti beni immobiliari comunali disusati o confiscati ai mafio­si.

In questo contesto, suscita indignazione l’incredibile vicenda dell’ Orchestra sinfo­nica in­fantile Falcone-Borsellino.

Essa è uno strumen­to fondamentale di Scuola e di vita, per prevenire il disagio e la devianza dei minori in uno dei quartieri più a rischio di Catania, come scritto nella petizione promossa a livello nazionale con oltre 30mila ade­sioni.

L’orchestra, costituita da numerosi bambini del quartiere, pre­sidio di educazione, musica e legalità, ha eseguito nu­merosi concerti in importanti eventi antimafia a Catania e Paler­mo.

I bambini hanno l’ oggettiva esigenza di avere una “casa” nell’area centrale del quartiere.

Le richieste e i confronti finora effettuati con l’amministra­zione comunale per avere in uso i locali del Centro Culturale Midulla di via Zuccarelli o di parte degli enormi spazi dell’ex Manifattura Tabacchi (piazza S. Cristoforo) non hanno portato a risultati positi­vi. Ma l’orchestra deve continuare a vivere! La soluzione deve essere immediata!

Per questo si svolgerà un SIT-IN il giorno della riunione del Consiglio comunale (finora, il 4 novembre), alle ore 18

in piazza Università, “sotto” il Palazzo comunale.

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