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Mafia: processo Mori-Obinu, riaperta istruttoria in appello PDF Stampa E-mail
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Scritto da Giuseppe Pipitone   
Venerdì 21 Novembre 2014 14:52
di Giuseppe Pipitone - 21 novembre 2014

Accogliendo la richiesta dei Pg Roberto Scarpinato e Luigi Patronaggio, la Corte d’Appello, presieduta dal presidente Salvatore Di Vitale, ha riaperto l’istruttoria dibattimentale nel processo al generale Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura di Bernardo Provenzano. I giudici hanno stabilito che nelle prossime udienze sarà sentito anche il pentito Sergio Flamia, che ha rivelato di aver avuto contatti in carcere con alcuni 007, ma anche i collaboratori Stefano Lo Verso, Angelo Siino, Nino Giuffre’, Giovanni Brusca, Filippo Malvagna e Sergio Flamia. Verra’ sentito anche l’ex colonnello Michele Riccio, tra i principali accusatori dei due imputati che, secondo gli inquirenti, avrebbero fatto fuggire il boss Bernardo Provenzano, nell’ottobre del ’95.

Nell’ultima udienza, i difensori  dei due ufficiali del Ros, gli avvocati Basilio Milio e Enzo Musco, si erano opposti  alla riapertura dell’istruttoria, definendola ”illegittima”, perché  ”la procura generale fa una serie di richieste concentrandosi non sui fatti contestati, ma sulla vita professionale del generale Mori”.

Il riferimento dei legali è alla memoria presentata in aula dalla pubblica accusa che ricostruisce una serie di fatti riguardanti la carriera dei due imputati, offrendo una chiave di lettura ulteriore sui motivi che hanno portato al mancato blitz a Mezzojuso nell’ottobre del 1995. Per la pubblica accusa, infatti, Mori “pur dopo la sua formale fuoriuscita dai Servizi segreti, nei quali peraltro ha fatto rientro al termine della sua carriera nei Carabinieri divenendo direttore del Sisde, ha sempre mantenuto il modus operandi tipico di un appartenente a strutture segrete, perseguendo finalità occulte”.

Scarpinato e Patronaggio hanno ribadito che Mario Mori, quando era ai servizi segreti “eseguiva intercettazioni abusive sui suoi superiori e stilava esposti anonimi”. Inoltre Mori, secondo il Pg avrebbe proposto a Mauro Venturi, ex 007 negli anni Settanta (scomparso nei giorni scorsi), di “aderire alla loggia massonica P2 di Licio Gelli, confidandogli che esisteva una lista segreta costituita da alti ufficiali dell’Arma e dei Servizi e gli propose di recarsi nella villa di Gelli”. Per l’accusa, Mori “aveva un diretto canale di comunicazione con Vito Ciancimino attraverso le comuni conoscenze coltivate da Mori durante la sua permanenza nei servizi segreti”.

“L’assunzione delle nuove prove – hanno concluso i magistrati  chiedendo la riapertura dell’istruttoria – assume rilievo processuale anche perche’ nell’ottica dell’accusa offre una nuova chiave di lettura del ruolo svolto unitamente all’imputato Mori da altri esponenti del Ros nello stesso periodo in cui rivestiva la carica di vicecomandante operativo”. Tra le richieste avanzate dall’accusa spiccano l’acquisizione della copia dell’agenda sequestrata a Bruno Contrada, l’ex 007 condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa, documentazione relativa a Vito Ciancimino, oltre all’esame di Giovanni Tamburino, ex capo del Dap.


Giuseppe Pipitone (loraquotidiano.it)







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