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Scritto da Redazione AntimafiaDuemila   
Giovedì 11 Dicembre 2014 23:05
di AMDuemila - 11 dicembre 2014

“Oggi assistiamo ad una storia che si sta ripetendo – ha esordito il direttore di Antimafia Duemila intervenendo al dibattito dopo la proiezione del film ‘La trattativa’ – così come nel ’92 c’è il rischio di nuovi attentati. Questa volta nei confronti del pm Nino Di Matteo. A detta del neo collaboratore di giustizia, Vito Galatolo, l’ordine verrebbe dal boss latitante Matteo Messina Denaro. E’ evidente che se Cosa Nostra fosse stata sconfitta non ci sarebbe stata questa direttiva. Allo stesso modo è un dato di fatto che in questo momento a Cosa Nostra, nello specifico a Messina Denaro, non conviene fare un attentato così eclatante. Ma potrebbero essere gli stessi ‘apparati’ dello Stato che si sono resi colpevoli nel ’92 a chiedere di farlo a Messina Denaro in cambio di altri 10 anni di latitanza. Lo stesso Galatolo afferma che i mandanti del progetto di attentato nei confronti di Di Matteo sono gli stessi che hanno chiesto la strage di via D’Amelio. Non dimentichiamo che la famiglia mafiosa dei Galatolo da sempre è in contatto con i Servizi, fa parte di quelle menti raffinatissime di cui parlava Falcone”. “Se vogliono fare una strage contro Di Matteo – ha specificato Bongiovanni – mi sembra logico pensare che la mafia sia il ‘braccio esecutivo’ di quei sistemi criminali che vogliono uccidere i magistrati che ‘vanno oltre’”.
“Perché lo Stato coabita con la mafia?”, si è chiesto provocatoriamente il direttore di Antimafia Duemila. “Perché ci sono questi sistemi criminali che si servono del potere politico che a volte si basa anche sulle stragi!”. Ma soprattutto perchè “è una questione di soldi”, ha ribadito Bongiovanni. Che ha ricordato il fatturato annuo delle mafie “stimato” attorno ai 150 miliardi di euro. “Se la mafia dovesse entrare in borsa potrebbe comprarsi tutta la borsa di Milano e avrebbe una liquidità di 500 miliardi. Ecco perché lo Stato e i servizi segreti trattano con la mafia. E' per questo che non viene fatta una lotta seria contro la criminalità organizzata”.
“Quando nel ’96 la Procura di Palermo diretta da Giancarlo Caselli era sicura di avere quasi sconfitto Cosa Nostra (numerosi pentiti, arresti di boss, confische ecc.), sotto il governo di Centrosinistra, a un certo punto si è verificata un’interruzione. Uno stop che è avvenuto quando Romano Prodi ha spiegato all’Italia che bisognava fare sacrifici per entrare in Europa. In quel momento nei confronti della procura di Palermo (e delle altre procure che lavoravano contro la mafia) si è materializzata l’indifferenza di quel governo, così come di quelli che si sono succeduti”. “Uomini come Falcone, Borsellino, dalla Chiesa ed altri – ha quindi proseguito il direttore di Antimafia Duemila – sono state delle ‘anomalie’ che hanno cercato di dare un contributo alla lotta alla mafia. Ma noi non possiamo sconfiggere queste organizzazioni criminali fino a quando hanno nelle mani questa immensa economia”. Collegandosi al ragionamento sulla questione economica Bongiovanni ha quindi specificato l’importanza di “cercare di capire fino in fondo perché ci sono state le stragi, Renzi ed altri personaggi che stanno al Governo lo sanno, ma non sanno cosa fare. Ci vorrebbe un’azione di coraggio e la volontà da parte di tutti noi per cambiare lo stato delle cose, anche a costo di farci sbattere fuori dall’Europa”. Dobbiamo realizzare che l’Italia è basata soprattutto su un’economia criminale e questo rientra in tutte le trattative che si fanno anche fuori dal nostro Paese, Colombia in primis”. “Ma chi ha dato questo potere a Riina, Provenzano, ed ora Matteo Messina Denaro? – ha chiesto infine il direttore di Antimafia Duemila – Quando le statistiche diranno che la mafia ha fatturato poco allora forse verranno fuori nuovi pentiti…”. “Penso che quando Falcone disse: ‘siamo entrati del ’, aggiungendo che la mafia era entrata in Borsa, volesse intendere proprio questo”. “Probabilmente nell’agenda rossa di Paolo Borsellino ci sarà scritto che il giudice aveva scoperto che gli assassini del suo amico fraterno non erano mafiosi comuni, bensì personaggi che avevano il potere e la capacità di comandare i Servizi segreti”. “State attenti – ha concluso Bongiovanni –  siamo all’interno di una gravissima crisi economica, il Presidente della Repubblica sta per dimettersi, probabilmente tra qualche mese, o al massimo entro un anno, potrebbero esserci nuove elezioni, siamo insomma in un contesto nel quale potrebbe maturare un tentativo di attentato come quello del 23 maggio ’92. E visto che lo abbiamo imparato dalla Storia lo dobbiamo evitare: dobbiamo fare da scudo a questi magistrati!”.


Il grido della società civile: "la mafia si sconfigge partecipando"
di AMDuemila - 11 dicembre 2014
"Vedo la speranza nei giovani, i ragazzi non vogliono che si ripeta quello che è successo a Falcone e Borsellino". Con queste parole la coordinatrice delle Agende Rosse (tra gli organizzatori dell'evento) di Palermo, Rosanna Melilli, intervenendo al dibattito succeduto alla visione del film "#LaTrattativa", presso l'aula ex cinema Edison dell'ex facoltà di Giurisprudenza (UNIPA), ha voluto evidenziare la grossa importanza che rivestono i ragazzi e la loro educazione affinché si verifichi un reale cambiamento. Cambiamento che, come ha evidenziato Giorgio Colajanni di Scorta Civica, e possibile solo con la partecipazione di ogni cittadino perchè "Se non difendiamo noi cittadini la Costituzione non possiamo sperare che chi ha violato le leggi, ha commesso reati tradendo anche lo Stato stesso avrà rispetto di noi".



Guzzanti: "molti indizi che dimostrano che non è solo mafia"

di AMDuemila - 11 dicembre 2014
La regista racconta le difficoltà incontrate nel diffondere "#LaTrattativa”
“E’ evidente che c'è una complicità ampia in parti di Istituzioni nella scomparsa dell’agenda rossa, come nel caso Ilardo e nelle stesse stragi, ci sono molti indizi che dimostrano che non si tratta solo di mafia”. A dirlo è Sabina Guzzanti, attrice e regista, rispondendo alle domande del pubblico presente alla proiezione dell'ultimo film della Guzzanti, "#LaTrattativa” con dibattito, organizzato da ContrariaMente-Rete Universitaria Mediterranea e Agende Rosse, in collaborazione con Muovi Palermo, presso l'aula ex cinema Edison dell'ex facoltà di Giurisprudenza (UNIPA). La produttrice e regista ha sottolineato che “Il film è fondato sulla fiducia del ragionamento” creato da persone che “fanno parte dell’opinione pubblica senza nessuna specializzazione nel campo”. Un film che ha come obiettivo fornire degli spunti per ragionare e capire.
Sabina Guzzanti ha poi spiegato come sebbene non abbia ricevuto nessun tipo di intimidazione o minaccia ha trovato grandi difficoltà nel diffondere il suo film: dall’assenza di finanziatori al poco tempo dedicato nelle sale dei cinema, dalle diffamazioni alle emarginazioni. Situazione alla quale Sabina Guzzanti sta reagendo, con l’appoggio della società civile e di alcuni esponenti del M5S, organizzando proiezioni in tutta Italia come quello di oggi.


Fonte: AntimafiaDuemila








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