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Il difficile esercizio del diritto di cronaca in Calabria PDF Stampa E-mail
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Scritto da Claudio Cordova   
Domenica 08 Febbraio 2015 15:50
di Claudio Cordova - 5 febbraio 2015

Scade oggi il termine, quasi un "ultimatum", che due settimane fa il pubblico ministero di Catanzaro, Gerardo Dominijanni, per il tramite del proprio legale di fiducia, l'avvocato Riccardo Misaggi, mi forniva. Quindici giorni di tempo ("entro e non oltre") per risarcirlo con mezzo milione di euro per due articoli a mia firma apparsi lo scorso 15 gennaio su "Il Dispaccio" e su "Il Quotidiano del Sud". 250mila euro la richiesta per il testo pubblicato sul Dispaccio, 250mila euro per il testo, assai simile, pubblicato sul Quotidiano.

Articoli in cui raccontavo – carte alla mano - la singolare e inedita querelle lavorativa e giudiziaria avuta tra il dottor Dominijanni e il colonnello dei Carabinieri, Raffaele Fedocci, negli anni in servizio a Catanzaro.

Poi la lettera. Mezza paginetta, poco più. Scritta e firmata il 16 gennaio, il giorno dopo l'articolo in questione.

 

Non una querela penale, né un'azione civile. 23 righe (comprensive di dati anagrafici e riferimenti all'articolo, non vi sono saluti né all'inizio, né alla fine) in cui si parla genericamente di "notizie tendenziose" e "lesive dell'onore e della reputazione" che "ricostruiscono in maniera distorta e omissiva fatti e circostanze". E poi la richiesta spropositata: 250mila euro ad articolo.

Mezzo milione di euro.

A riscontro di quanto scritto, pubblico integralmente una delle due lettere ricevute a firma del dottor Dominijanni e dell'avvocato Misaggi, al fine che i lettori del Dispaccio possano maturare una propria idea personale, scevra da qualsiasi giudizio da parte del sottoscritto:

Scrivo in nome e per conto del Dott. Gerardo Dominijanni nato (omissis dati anagrafici e di residenza), in relazione all'articolo a sua firma pubblicato sul quotidiano on-line "Il Dispaccio" il 15 gennaio 2015.
Le notizie pubblicate, oltre ad essere tendenziose, appaiono lesive dell'onore della reputazione del mio assistito nella parte in cui ricostruiscono in maniera distorta e omissiva fatti e circostanze contenute negli atti del processo civile cui l'articolista dimostra invece di ben conoscere.
L'uso altresì subdolo di allusioni ad eventuali vantaggi che il Dott. Dominijanni avrebbe o sarebbe in grado di ottenere per il sol fatto di aver radicato la competenza presso il Tribunale ricadente nel circondario di sua residenza, ledono, unitamente a quanto dinanzi rappresentato, valori costituzionali quali l'onore, la reputazione, il prestigio personale e professionale del mio assistito determinando, per l'effetto, danni non patrimoniali la cui quantificazione, evidentemente equitativa attesa la relativa natura, non può essere inferiore a € 250.000,00.
Tanto premesso e ritenuto con la presente, da valersi ad ogni effetto di legge (in particolare anche ai fini interruttivi di eventuali termini prescrizionali), si diffida la S.V., per le causali sopra esposte, a voler risarcire in solido in favore del Dott. Gerardo Dominijanni, entro e non oltre 15 giorni dal ricevimento della presente, la complessiva somma di € 250.000,00 a titolo di danni non patrimoniali, oltre rivalutazione monetaria ed interessi dal dovuto al soddisfo; preavvetendoLa che, decorsi i termini suddetti, in assenza di Suo riscontro, sarò costretto ad adire le vie giudiziali per la tutela dei diritti del mio assistito.


Dott. Gerardo Dominijanni                                                                            Avv. Riccardo Misaggi

(di Claudio Cordova, www.ildispaccio.it)




 

Il giudice antimafia al cronista: “Paga o ti querelo”

di Felice Manti (Il Giornale)

MILANO – «Paga o ti querelo». Mentre la Camera discute della nuova legge sulla stampa che rischia di imbavagliare ancora di più i giornalisti, con multe salate, rettifiche senza possibilità di controreplica, un diritto all’oblio su internet e social network che di fatto cancella il diritto di cronaca e nessun argine alle cosiddette «querele temerarie», quelle fatte apposta per intimidire i cronisti d’inchiesta, dalla Calabria arriva l’ennesima conferma di come la libertà di stampa in Italia sia in pericolo.
Ad accusare il giornalista Claudio Cordova per un presunto articolo diffamatorio è un importante magistrato antimafia alle prese con una querelle giudiziaria con un colonnello dei carabinieri.
Il procuratore, probabilmente infastidito perché la storia del processo è finita sui giornali, ha scritto al giovane giornalista reggino reo di aver pubblicato due articoli – uno sul sito Il Dispaccio, uno sul Quotidiano della Calabria – che ritiene diffamatori, ma senza spiegarne il perché. Le due lettere si concludono con una sorta di «ultimatum» (scaduto ieri), che recita: «Si diffida la signoria vostra – scrive il legale Riccardo Misaggi – a voler risarcire in solido il dottor Gerardo Dominijanni, entro e non oltre 15 giorni dal ricevimento della presente, la complessiva somma di 250mila euro. (…) Decorsi i termini suddetti, in assenza di suo riscontro, sarò costretto ad adire le vie giudiziali».
«Non è una querela penale, né un’azione civile», dice Cordova al Giornale, «si parla genericamente di “notizie tendenziose e lesive della reputazione”», ma leggendo i due articoli di diffamatorio non sembra esserci nulla. Ma in Calabria funziona così. Soprattutto finché non ci sarà una legge contro la diffamazione che tuteli i giornalisti.


Felice Manti
(Il Giornale, 6 febbraio 2015)





REGGIO CALABRIA – È inquietante che in una terra come la Calabria, in cui si chiede ai cittadini di avere piena fiducia nella giustizia, un magistrato antimafia pretenda da un giornalista un ingente risarcimento a prescindere dall’azione penale o civile. Se il magistrato, come ogni altro cittadino della Repubblica, si sente diffamato, attivi gli strumenti della giustizia previsti dalle leggi dello Stato Italiano, che lui stesso, meglio di altri, conosce. Se la giustizia gli darà ragione, avrà tutto il diritto di essere risarcito perché il giornalista che sbaglia deve assolutamente pagare, come ogni altro cittadino, ma deve farlo nella misura proporzionata al danno effettivamente arrecato. Senza sconti, ma neppure aggravanti.
A tal proposito, inderogabile appare l’obbligo del Parlamento di intervenire, senza ritardi e remore, per mettere una volta per tutte la parola fine sia all’aberrante ipotesi di punire i giornalisti con il carcere, sia alle querele temerarie o, peggio, alle minacce di querele, usate come strumento di intimidazione e di censura della libertà di stampa. Una pratica piuttosto diffusa che tende ad intimidire soprattutto i cronisti di frontiera i quali, non avendo alle spalle editori importanti e disposti a sostenerne le spese di giudizio, corrono il serio rischio dell’autobavaglio preventivo.
La Fnsi ha da tempo denunciato questo gravissimo rischio, che la Camera dovrebbe rivedere assieme alle norme relative alla competenza territoriale che punisce l’informazione sul web, all’assenza di obblighi di documentate controverità in caso di richiesta di rettifica ed all’incoerenza della normativa sul diritto all’oblio. È, comunque, sull’abolizione del carcere e su una chiara ed efficace normativa contro le querele temerarie ed i risarcimenti milionari che si gioca la credibilità del nostro Paese per quel che concerne la reale volontà di garantire la libertà di stampa.


Carlo Paris (www.giornalistitalia.it, 6 febbraio 2015)


 


 

Diffamazione. Pm scrive a giornalista: 500mila euro o querelo

di Daniele Ferro - 8 febbraio 2015   

Il sostituto procuratore di Reggio Calabria Gerardo Dominijanni ha chiesto al giornalista Claudio Cordova mezzo milione di euro da corrispondere entro quindici giorni a titolo di risarcimento danni per aver pubblicato un articolo che, a suo giudizio, è tendenzioso e ha danneggiato il suo onore e la sua reputazione ricostruendo alcuni fatti in maniera distorta, con omissioni ed allusioni subdole.

La perentoria richiesta è stata inviata a Cordova il 16 gennaio 2015 dal legale del magistrato, avvocato Riccardo Misaggi, con una raccomandata con ricevuta di ritorno. Claudio Cordova, 29 anni, collaboratore del Quotidiano della Calabria e responsabile della testata giornalistica online Il Dispaccio, ha lasciato scadere il termine e ha denunciato pubblicamente l’episodio sul Dispaccio definendo intimidatoria la richiesta dei danni per vie brevi. Ora si prepara a difendere le sue ragioni in Tribunale, nel procedimento che Dominijanni ha preannunciato. Il magistrato ha chiesto al giornalista 250mila euro per la pubblicazione dell’articolo sul Dispaccio e altrettanti per la pubblicazione sul Quotidiano della Calabria.

“Questa richiesta è aberrante, la considero una pura intimidazione. Se il magistrato si sente diffamato – dice Cordova a Ossigeno – è suo diritto querelarmi. Non capisco come possa chiedermi direttamente un risarcimento senza neppure spiegare quali passaggi dell’articolo non ha gradito. Io ho descritto una vicenda per la quale si è già svolto un processo ed è tuttora in corso una causa civile presso il Tribunale di Locri. Ho raccontato fatti finora inediti di indubbio interesse pubblico”.

Solidarietà a Cordova è stata espressa dal segretario del sindacato dei giornalisti calabresi, Carlo Parisi: “È inquietante che in una terra come la Calabria, in cui si chiede ai cittadini di avere piena fiducia nella giustizia, un magistrato antimafia pretenda da un giornalista un ingente risarcimento a prescindere dall’azione penale o civile”. Parisi ha aggiunto che il caso di Cordova dimostra ancora una volta la necessità di una riforma adeguata della legge sulla diffamazione: “Inderogabile appare l’obbligo del Parlamento di intervenire, senza ritardi e remore, per mettere una volta per tutte la parola fine sia all’aberrante ipotesi di punire i giornalisti con il carcere, sia alle querele temerarie o, peggio, alle minacce di querele, usate come strumento di intimidazione e di censura della libertà di stampa”.

“OSSIGENO per l’Informazione esprime solidarietà a Claudio Cordova e ai colleghi del Quotidiano della Calabria. Non ho mai capito – ha dichiarato Alberto Spampinato, direttore di Ossigeno – come il pagamento di un risarcimento possa ripristinare la reputazione e l’onore offeso di qualcuno. Spero che il pm chiarisca il senso del suo gesto, che è certamente legittimo, ma che anche a nostro avviso, forse al di là delle sue intenzioni, ha un effetto dissuasivo e intimidatorio. Se ritiene che la sua reputazione sia stata offesa con informazioni sbagliate, perché non chiede la pubblicazione di una circostanziata rettifica, di una replica, di una precisazione, per farlo sapere a chi ha ricevuto le informazioni che considera scorrette? E se ritiene che il suo onore sia stato offeso senza giusta causa, che le vicende riferite non dovevano essere raccontate dal giornalista, perché non si è rivolto direttamente alla giustizia? Questo episodio aumenta la nostra preoccupazione per il perdurare di norme ingiuste e punitive per i giornalisti, che consentono molti abusi sulla diffamazione a mezzo stampa e nessuna difesa per chi subisce tali abusi. Segnaliamo perciò anche questo episodio ai deputati che nei prossimi giorni riprenderanno a esaminare la riforma della diffamazione”.

L’ARTICOLO – L’articolo “Il pm e il colonnello dei Carabinieri che si fanno la guerra da più di dieci anni“, firmato da Cordova, dal quale il magistrato si ritiene diffamato è stato pubblicato il 15 gennaio 2015 sul Dispaccio e sul Quotidiano della Calabria. In quell’articolo, basandosi su atti giudiziari, il giornalista ha ricostruito il contenzioso che da più di dieci anni oppone il pm e un ufficiale dei Carabinieri. Cordova fa notare che Dominijanni ha chiesto il risarcimento il giorno dopo la pubblicazione dell’articolo senza chiedere alcuna rettifica.

LO SCONTRO TRA IL PM E L’UFFICIALE – Nell’articolo Cordova ha ricostruito una lite tra Dominijanni e l’ufficiale Raffaele Fedocci, con scontri prima in campo lavorativo e poi legale. Tutto è iniziato nel 2003. Il pm e il colonnello lavoravano a Catanzaro, il primo in procura e il secondo come comandante provinciale dei Carabinieri. Un giorno il magistrato – ha scritto Cordova – convocò la “riunione di un gruppo di lavoro interforze per contrastare la ‘ndrangheta lametina”. L’ufficiale non si presentò. Da quel momento i rapporti divennero burrascosi. Il colonnello denunciò per diffamazione il magistrato, che fu assolto. Una causa civile intentata dal magistrato contro l’ufficiale è tuttora in corso a Locri.


Daniele Ferro (http://notiziario.ossigeno.info)






Il Movimento Agende Rosse esprime grande preoccupazione nell'apprendere che l'Avv. Riccardo Misaggi, nell'interesse del proprio assistito Dott. Gerardo Dominijanni, ha diffidato il giornalista Claudio Cordova a risarcire in solido in favore del Dott. Dominijanni la somma di € 250.000 a titolo di danni non patrimoniali, ritenendo che le notizie contenute in un articolo firmato da Cordova sul quotidiano on-line "Il Dispaccio" (15 gennaio 2015) fossero lesive dell'onore, della reputazione, del prestigio personale e professionale del Dott. Dominijanni. Analoga richiesta riguarda un altro articolo firmato da Cordova su 'Il Quotidiano del Sud' (15 gennaio 2015).

La preoccupazione deriva dal fatto che la diffida è stata comunicata dall'Avv. Misaggi al giornalista Cordova prima dell'avvio di una qualsiassi eventuale azione in sede penale o civile da parte del Dott. Dominijanni nei confronti di Cordova.

Carlo Paris, segretario del sindacato dei giornalisti calabresi, ha commentato i fatti con queste parole: 'Se il magistrato, come ogni altro cittadino della Repubblica, si sente diffamato, attivi gli strumenti della giustizia previsti dalle leggi dello Stato Italiano, che lui stesso, meglio di altri, conosce. Se la giustizia gli darà ragione, avrà tutto il diritto di essere risarcito perché il giornalista che sbaglia deve assolutamente pagare, come ogni altro cittadino, ma deve farlo nella misura proporzionata al danno effettivamente arrecato. Senza sconti, ma neppure aggravanti'.

Con le parole di Carlo Paris, che riteniamo assolutamente condivisibili, esprimiamo la nostra vicinanza al giornalista Claudio Cordova.


Movimento Agende Rosse







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