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Mattarella nipote del boss? 'Il Colle non deve spiegare' PDF Stampa E-mail
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Scritto da Sandra Rizza   
Sabato 14 Febbraio 2015 19:18
di Sandra Rizza - 14 febbraio 2015

E' possibile che lo zio materno di Sergio Mattarella fosse un boss di Castellammare del Golfo, piccolo borgo marinaro della provincia trapanese? Non lo sapremo certamente dalla viva voce del suo discendente che oggi occupa i saloni ovattati del Quirinale. Il nuovo capo dello Stato non sarà chiamato a speigare nell'aula della prima sezione civile del Tribunale di Palermo se sua madre Maria Buccellato 'era parente del mafioso Antonino Buccellato', così come è scritto nel capitolato che invocava il suo interrogatorio.

Dopo nove mesi di silenzio, infatti, il giudice onorario Rosa Maria Rini ha sciolto la riserva e rigettato la richiesta di ascoltare il nuovo inquilino del Colle, perché la sua audizione è ritenuta 'ininfluente ai fini del giudizio'. E' l'ultima puntata della guerra giudiziaria avviata nel 2012 dall'ex membro della Consulta e dai nipoti Bernardo e Maria, nei confronti del giornalista e scrittore Alfio Caruso, accusato di aver diffamato il vecchio patriarca Bernardo e il primogenito Piersanti, presidente della regione siciliana ucciso il 6 gennaio 1980, nelle pagine del suo libro Da cosa nasce cosa, che proprio ai Mattarella e alla loro saga di sangue e potere dedicava un intero capitolo.
Fino ad oggi, per la verità, il giudice onorario di Tribunale di Palermo se l'era presa comoda, dimostrando di non avere alcuna fretta di concluedere il giudizio: il 6 maggio scorso, davanti alla richiesta dell'avvocato Fabio Repici, difensore di Alfio Caruso, il magistrato onorario si era riservato di decidere con tutta calma sulla richiesta di interrogatorio formale di Sergio Mattarella. Ma ora che l'illustre attore è diventato l'inquilino del Quirinale, il giudice non togato di colpo si è svegliato ed ha cambiato marcia: il 31 gennaio Mattarella è il nuovo capo dello Stato, l'1 febbraio Il Fatto Quotidiano pubblica l'intervista a Caruso centarta sulla richiesta da 250 mila euro da parte dei discendenti del vecchio Bernardo, ed ecco che il 3 febbraio Rosa Maria Rini scioglie la riserva e si affretta a rigettare la richiesta di interrogatorio del presidente della Repubblica. Poi, a tre anni dall'inizio della causa, fissa in tempi brevisssimi l'udienza per la precisazione delle conclusioni, prevista per il prossimo 4 maggio. 'La tempistica è molto imbarazzante - dice l'avvocato Repici - naturalmente non intendo che ci sia stato alcun interessamento del presidente Mattarella, per il quale ribadisco assoluto rispetto, ma certo la cadenza dei tempi fa temere che il giudice onorario si sia trovato in comprensibile soggezione rispetto all'alto ruolo istituzionale nel quale è subentrato l'attore del processo'.

Non sarà possibile, dunque, ascoltare direttamente dalle parole di Sergio Mattarella un chiarimento definitivo sulle parentele familiari? 'Parrebbe proprio di no - risponde Repici - il giudizio di ininfluenza esckude qualsiasi possibilità di avere una risposta diretta, ma è sorprendente: il quesito sulle ventuali parentele mafiose della famiglia è assolutamente centrale per accertare se il mio assistito ha diffamato i Mattarella oppure se nel suo libro si è limitato a raccontare vicende che fanno parte della storia'.
Nel 1933, infatti, il vecchio Bernardo Mattarella sposa Maria Buccellato, una donna con un cognome 'pesante', lo stesso che appartiene ad una storica famiglia della mafia di Castellammare del Golfo, cittadina che ha dato i natali alla dinasty del nuovo capo dello Stato. E' parentela o solo omonimia? Nel suo volume, Caruso racconta che il pentito Angelo Siino parla di un Piersanti Mattarella 'bravo nel barcamenarsdi tra i Bontate e i Buccellato: una navigazione a vista che avrebbe scatenato la furibonda reazione del proncipe di Villagrazia'. Una ricostruzione che già in passato, Sergio Mattarella definì una 'fandonia grottesca'.

La causa Mattarella-Caruso era stata in origine assegnata al guiudice della prima sezione civile Enrico Catanzaro, magistrato togato. L'assegnazione all'avvocaro Rosa Maria Rini avvenne il 14 gennaio 2014 in seguito al provvedimento del presidente del Tribunale Leonardo Guarnotta che disponeva la possibilità di surrogare i giudici assegnatari delle cause di 'minore rilevanza' con i giudici onorari. Nei mesi scorsi, Repici ha depositato un'istanza affinchè il fascicolo 'per il valore della causa e la qualità delle aprti', fosse riassegnato ad un togato. Ma nel frattempo Guarnotta è andato in pensione e l'istanza non ha mai avuto risposta.


Sandra Rizza (Il fatto Quotidiano)





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