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Avv. Coppola: 'Mattarella, nessuna parentela con i boss di Castellammare' PDF Stampa E-mail
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Scritto da Antonio Coppola, Sandra Rizza e Fabio Repici   
Martedì 17 Febbraio 2015 22:45

di Antonio Coppola - 15 febbraio 2015

Per conto e nell’interesse del Prof. Sergio Mattarella e degli Avvocati Bernardo e Maria Mattarella, attori nel giudizio pendente dinanzi la 1^ Sezione Civile del Tribunale di Palermo (R.G. 5383/12) contro Caruso Alfio e la casa Editrice Longanesi, Vi invito all’immediata rettifica di quanto contenuto nell’articolo a firma di Sandra Rizza (Mattarella vs Caruso: il got dice no all’interrogatorio del capo dello Stato) e di quanto riportato nello stesso scritto, che ancora risulta pubblicato nell’edizione odierna del Vostro giornale online, a seguito evidentemente di un colloquio con l’Avv. Fabio Repici, Difensore del Caruso. Non si può infatti non rilevare la non veridicità di quanto asserito dall’Avv. Repici e riportato nell’articolo stesso, in quanto il nonno materno del Prof. Sergio Mattarella, Antonino Buccellato, e quindi nonno anche del compianto On.le Piersanti Mattarella, genitore degli Avv.ti Bernardo e Maria, non era in alcun modo parente, neppure lontano, dell’omonimo mafioso. Del resto il cognome Buccellato è tra i più diffusi di Castellammare del Golfo ed il nome Antonino è il più diffuso in quel Comune. Qualche anno addietro, quando vi era soltanto telefonia fissa, nell’elenco telefonico di Castellammare del Golfo, si contavano decine di utenti di cognome Buccellato. E la totale assenza di rapporto di parentela con quel mafioso e i suoi congiunti era stata già del resto, resa nota sulla stampa negli anni cinquanta.

L’Avvocato Repici, intervistato dalla Sig.ra Rizza, lo sa bene, perché copia di quei giornali è stata da tempo depositata agli atti del giudizio in cui il Repici è il Difensore del Caruso (mentre i Difensori della Casa Editrice Longanesi hanno manifestato la volontà di chiudere stragiudizialmente la vicenda processuale). In tale giudizio è stato anche depositata documentazione anagrafica che manifesta l’assoluta diversità di tempo, di famiglie genitoriali e di famiglie di coniugi tra Antonino Buccellato e l’omonimo mafioso. Non tutti coloro che si chiamano Provenzano, del resto, sono mafiosi né tutti coloro che si chiamano Borsellino sono eroi del nostro Paese. L’intervistatrice, prima di riportare affermazioni così gravi, avrebbe dovuto avvertire il dovere, quanto meno, di tener conto dei documenti giudiziari ben a conoscenza del suo intervistato, che smentiscono quanto affermato dal medesimo, se non chiedere doverosamente una replica agli interessati. Non va taciuto infine, che nel libro del Caruso non vi è alcun accenno a tale circostanza, riportata negli atti della causa in corso, evidentemente solo per una scelta personale dell’Avv. Repici. Vi invito inoltre all’immediata pubblicazione sul Vostro sito di detta nota, informandoVi in ogni caso che i miei Assistiti si riservano ogni azione giudiziaria, sia in sede civile che penale, anche a seguito della persistente divulgazione sui motori di ricerca, di tale articolo. Distinti saluti.

avv. Antonio Coppola (Il Fatto Quotidiano, 15 febbraio 2015)

 


 

La replica di Sandra Rizza:

Gent.le avv. Coppola,
prendo atto della precisazione. Non ho mai parlato del nonno del Prof. Sergio Mattarella. Non ho mai visto, né sentito parlare della documentazione di stampa risalente agli anni Cinquanta che testimonierebbe la totale assenza di parentela dei Mattarella con esponenti mafiosi di Castellammare del Golfo, cui fa riferimento la sua lettera. Non ho mai affermato che il nuovo capo dello Stato, o i suoi nipoti Bernardo e Maria Mattarella, avessero parentele mafiose. Nel mio articolo, che non compare nell’edizione odierna del sito, ho puntualmente riferito che l’avv. Repici, difensore del giornalista Alfio Caruso, con memoria depositata il 2 dicembre 2013, ha presentato al Tribunale civile di Palermo richiesta istruttoria di interrogatorio formale dell’attore Sergio Mattarella, all’epoca giudice costituzionale, sul seguente capitolato: ”1. Se l’on. Bernardo Mattarella senior fosse sposato con la signora Maria Buccellato; 2. Se la signora Maria Buccellato fosse legata da vincoli di parentela con Nicola e Antonino Buccellato, noti esponenti mafiosi della provincia di Trapani”. Una richiesta istruttoria che, in assoluta buona fede, mi ha spinto a formulare la domanda: ”E’ parentela o solo omonimia?”, proprio a dimostrazione dell’assenza di qualunque intento diffamatorio. Ho quindi riferito che la richiesta di interrogatorio è stata respinta dal got Rosa Maria Rini, che ha sciolto una riserva durata nove mesi, il 3 febbraio 2015, appena tre giorni dopo l’elezione del prof. Mattarella al Quirinale. Nessuna falsità, dunque, ma solo diritto (e dovere) di cronaca

Sandra Rizza (Il Fatto Quotidiano, 15 febbraio 2015)





La replica dell'avv. Fabio Repici:


Caro Direttore, la nota dell’Avv. Coppola, procuratore del Pres. Sergio Mattarella e degli Avvocati Bernardo Mattarella junior e Maria Mattarella nella causa da costoro intentata contro lo scrittore Alfio Caruso, mio assistito esige una replica:

1. Sulla parentela della signora Maria Buccellato, madre del Capo dello Stato, con i Buccellato mafiosi basterebbe rimandare all’articolo di Bolzoni su Repubblica del 31 gennaio scorso e ad altri articoli pubblicati dopo l’elezione del Presidente Mattarella. Ma forse l’Avv. Coppola legge solo Il Fatto e dunque ha replicato solo al Suo giornale. Tuttavia devo ricordare che sui rapporti fra l’on. Bernardo Mattarella senior e i mafiosi Buccellato (non parentali), come da noi dimostrato nella causa hanno riferito anche i collaboratori di giustizia Angelo Siino e Francesco Di Carlo, il quale ultimo con i Mattarella ha avuto frequentazione personale. Aggiungo che la documentazione cui ha alluso l’Avv. Coppola consiste in dichiarazioni rese negli anni ’50 da Bernardo Mattarella sulla integrità morale del proprio suocero.

2. Proprio per questo avevamo chiesto l’interrogatorio del non ancora Presidente Mattarella perché riferisse sugli eventuali legami di parentela con i Buccellato mafiosi. Richiesta rigettata dal giudice titolare del fascicolo. A ben vedere, questa era la notizia per la quale Sandra Rizza qualche giorno fa aveva raccolto le mie dichiarazioni su Il Fatto. E la notizia non è stata smentita. Che, poi, Alfio Caruso non avesse scritto dei Buccellato è la prova che egli non aveva alcun intento di mettere in cattiva luce la famiglia del Presidente della Repubblica;

3. L’Avv. Coppola sa bene che Alfio Caruso ha rifiutato qualsiasi soluzione stragiudiziale della controversia: non se ne vede il motivo dato che il libro riporta solo quanto è stato scritto su Bernardo e Piersanti Mattarella e che i loro eredi mai hanno smentito. Due piccoli esempi: Herren Hess in La Mafia, pubblicato da Laterza nel 1984, a pag. 274 scrisse: “il mafioso Bernardo Mattarella”; Salvatore Lupo in Storia della mafia, edito da Donzelli nel 1993 (e riedito nel 2004), a pag. 216 scrisse: “Piersanti Mattarella, il presidente della Regione cui non giova il capitale di buone relazioni negli ambienti mafiosi accumulato dal padre, Bernardo Mattarella”. Senza trascurare i collaboratori di giustizia le cui dichiarazioni furono raccolte da Giovanni Falcone, come Buscetta e Marino Mannoia, o dalla Procura guidata da Gian Carlo Caselli, mai smentiti sui Mattarella. Per il resto, all’attenzione del Tribunale abbiamo posto i 55 documenti e le centinaia di pagine su cui si fonda non solo la richiesta di rigetto delle domande dei Mattarella ma anche la richiesta della loro condanna per lite temeraria.


Fabio Repici (Il Fatto Quotidiano, 17 febbraio 2015)








 

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