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Cernusco 3°C DON MILANI: a Palermo per capire la mafia e la lotta alla criminalità PDF Stampa E-mail
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Scritto da Giorgia Magni   
Sabato 28 Marzo 2015 18:49
3cdonmilani

di Giorgia Magni - 26 marzo 2015

“Non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare, per fare scuola, ma solo di come bisogna essere, per poter far scuola. Bisogna aver le idee chiare in fatto di problemi sociali e politici”.
(Don Lorenzo Milani)

Al termine della gita di tre giorni a Palermo, i ragazzi della 3°C dell’ Istituto Don Milani di Cernusco, hanno comprato ai genitori gli squisiti dolci siciliani, ma ad una condizione: “Prof, dobbiamo assolutamente trovarli nei negozi che hanno il marchio Addiopizzo”.

E così, semplicemente, è stato chiaro capire come la gita in Sicilia sulle orme della legalità, abbia lasciato un marchio nei giovani studenti, che sicuramente ricorderanno il mare e la spiaggia, il cibo e le risate di sera, ma che a conti fatti, non hanno perso di vista la ragione per cui erano andati a Palermo.

LA GITA
Dal 10 al 12 marzo, i professori Laura Gentili, Silvio Rotondi e Sara Brianza, hanno accompagnato 25 ragazzi delle medie in un viaggio fortemente educativo e d’impatto, che ha ripercorso le orme della legalità e della lotta alla mafia, in una Palermo scenario di alcune delle più grandi stragi. Il tutto è stato reso possibile grazie ai legami stetti dai professori cernuschesi, con una collega di lettere del quartiere Zen del capoluogo siciliano, Rosanna Melilli, responsabile dell’associazione Agende Rosse di Palermo.

Una gita di tre giorni in aereo per giunta, e così lontano, mi ha inizialmente spiazzato –ha confessato la Dirigente Scolastica Silvia Maniscalchi- ma quando la professoressa Gentili ha pronunciato la parola “legalità”, ogni resistenza è caduta, perché la legalità per quanto mi riguarda, da siciliana, è una vera missione educativa, base per il vivere civile, tassello indispensabile per la didattica e per la formazione dei ragazzi”.

IL LAVORO A SCUOLA
A precedere i tre giorni siciliani, vi è stato un percorso scolastico condotto dalla Prof.ssa di Lettere Gentili, che ha impegnato i ragazzi in un approfondimento sulla criminalità organizzata e le figure di spicco della lotta alla mafia, da Falcone a Borsellino, per arrivare poi a Don Pino Puglisi, sul quale i ragazzi hanno lavorato con il Prof. Rotondi di Religione. La parte invece più turistica legata ai monumenti e alla città, è stata curata dalla Prof.ssa Brianza, di Educazione Artistica, con particolare attenzione per il Duomo di Monreale.

I VOLONTARI DELLA POLIZIA DI STATO
Con un bagaglio di lavoro dunque, i giovani sono stati accolti in Sicilia da un gruppo di guide d’eccezione, dipendenti della Polizia di Stato di Palermo, che nel tempo libero gestiscono “Se vuoi”, una sorta di associazione che volontariamente accompagna le scolaresche in un percorso a tappe nei luoghi chiave della lotta alla criminalità.  Guide che hanno conquistato un posto speciale nel cuore dei ragazzi di Cernusco, emozionati e colpiti tanto quanto i loro professori, nell’apprendere una realtà molto particolare.

CAPACI
Eravamo sotto il cavalcavia dell’autostrada di Capaci, proprio dove fu messa la dinamite che uccise il giudice Falcone e la sua scorta –ha raccontato il Prof. Rotondi- in quell’istante l’agente Francesco Mongiovì, per tutti diventato “Ciccio”, ci ha rivelato come lui e i suoi colleghi che ci accompagnavano, facessero parte di quella scorta, sopravvissuti solo perché non erano in servizio quel giorno”.

E’ stato uno dei momenti più emozionanti –ha raccontato la giovane Gaia, cui ha fatto eco Anna- pensare che anche loro avrebbero potuto essere lì, mi ha lasciato senza parole”.

IL SIGNOR MARSICANO
Il cavalcavia di Capaci, è stata solo una delle tappe del primo giorno trascorso in compagnia degli agenti, che hanno offerto ai ragazzi della Don Milani una speciale colazione nella Pasticceria Marsicano: “Il proprietario si è ribellato tempo fa alla mafia e da allora non ha più pagato il pizzo –ha raccontato Maria- sono rimasta colpita pensando a tutte le sofferenze che ha dovuto passare prima di convincersi a denunciare la situazione.

LA STRAGE DI VIALE LAZIO
Il reparto di volo della Polizia di Stato, la Sezione Catturandi, la conoscenza di un artificiere e del Vicequestore, il pranzo in mensa con gli agenti, la cena di ringraziamento organizzata da un imprenditore aderente ad “Addiopizzo”, hanno fatto da scenario al primo giorno palermitano della 3°C, che in quelle 24 ore ha avuto modo di visitare anche il luogo della strage di Viale Lazio, dove in uno scontro tra cosche negli anni “70, morirono due innocenti: “Abbiamo incontrato il signor Domè, figlio di uno di quegli uomini morti innocenti –ha raccontato Davide- per anni si è pensato che essendo lì, anche lui fosse mafioso, ma poco tempo fa la sua memoria è stata riabilitata e si è saputo che era solo una vittima”.  “Mi ricorderò molto bene l’incontro con i figlio di quell’uomo” ha aggiunto Beppe.

L’AULA BUNKER DELL’ UCCIARDONE E IL MAGISTRATO DI MATTEO
Un altro grande appuntamento per i ragazzi di Cernusco, è giunto il giorno seguente, nella celebre aula bunker del carcere dell’ Ucciardone, teatro del maxi processo di Palermo. Lì i giovani studenti e i loro professori hanno incontrato, insieme ad altre classi locali, il Magistrato Nino Di Matteo, Sostituto Procuratore di Palermo e PM titolare dell’inchiesta sulla presunta trattativa Stato-mafia (Nella foto di copertina con i ragazzi e i professori).

Pur essendo una persona sotto i riflettori –ha commentato la Prof Gentili- ha saputo parlare ai ragazzi con grande semplicità, e una delle sue frasi è stata forse quella che mi ha colpito di più, definendo i mafiosi dei vigliacchi, sfatando il mito del grande boss invincibile trasmesso da molti telefilm, e dipingendo agli occhi dei ragazzi un’immagine molto più vile, codarda, e senza onore”.

L’incontro con il Magistrato è stata occasione per i ragazzi, di riflettere sulla presenza della mafia anche al nord: “Voglio che i giovani abbiano chiaro che la mafia non ha una collocazione geografica, vi è letteratura piena di riferimenti storici a tipi loschi al sud come al nord, si pensi ai Bravi del Manzoni –ha ribadito la Dirigente Scolastica Maniscalchi- La mafia è un atteggiamento, uno stato mentale, un’abitudine da sradicare con la cultura della legalità, da instillare nel dna dei giovani anche con iniziative come questa, proposta da professori così attenti.”

CINISI
Prima del relax sulla spiaggia di Mondello, e la visita al Duomo di Monreale, l’ultima tappa di grande impatto per i ragazzi cernuschesi è stata Cinisi, la cittadina casa di Peppino Impastato, il giovane fatto saltare in aria sui binari del treno dalla mafia, storia ripresa dal celebre film “I cento passi”. “Ma i passi li abbiamo contati, ed erano un po’ di meno” hanno raccontato in coro i ragazzi, “Però vedere la camera di Peppino, pensare che ha vissuto lì e che fine ha fatto… mi ha molto colpita” ha spiegato Gaia.

E se alla fine, sono proprio i ragazzi stessi a collegare di loro spontanea volontà, la mafia al bullismo, significa che questi tre giorni hanno colpito nel segno, e che alla maggior parte di loro è chiaro come sia l’atteggiamento a fare la differenza.

Ancora oggi si sta lottando contro la mafia, al sud come al nord” ha detto ancora Davide, e tutta la classe ha chiuso con una certezza: “Per sconfiggere la mafia, bisogna avere il coraggio di denunciarla”.

La scuola è uscita dalle aule per farsi vita quotidiana, e per un istituto che porta un nome così importante, è stato l’esempio migliore.
Ottima lezione prof.

da: fuoridalcomune.it

 

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