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Processo Trattativa: tra Stato e mafia zero gradi di separazione? PDF Stampa E-mail
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Scritto da Rossella Guadagnini   
Sabato 13 Giugno 2015 15:39
di Rossella Guadagnini - 11 giugno 2015

Premessa - I sei gradi di separazione
La teoria dei "sei gradi di separazione" è un'ipotesi secondo cui ogni persona può essere collegata a qualunque altra attraverso una catena di relazioni con non più di 5 intermediari.



Vittorio Mangano, un eroe del nostro tempo

11 giugno 2015. Parla Gaetano Grado, pentito di mafia, deponendo in videoconferenza, al processo sulla trattativa Stato-mafia in corso all'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo. Parla di Vittorio Mangano, definito un eroe da Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri.

 


Fiumi di miliardi
. «Vittorio Mangano negli anni Settanta portava fiumi di miliardi da Palermo a Milano. Erano soldi del traffico di droga di Cosa nostra che Mangano consegnava a Marcello Dell'Utri, poi Dell'Utri li consegnava a Berlusconi che li investiva nelle sue società, mi pare anche per Milano due».


I soldi erano talmente tanti che non si sapeva più quanti fossero.
«La mafia ha bisogno di investire. Siccome i soldi della droga erano talmente tanti che non si sapeva più quanti fossero, Mangano esportava fiumi di denaro su a Milano».  «Li dava a Dell'Utri che li investiva nelle società di Berlusconi. Questa cosa me la disse Vittorio Mangano. Non si parla solo di alcuni miliardi, ma di svariati miliardi».


In Cosa nostra meno domande si fanno e meglio è
. Mangano mi diceva che andava in macchina, ma io non chiedevo che macchina era, perché in Cosa nostra meno domande si fanno e meglio è».


Allevare poveracci, allevare cavalli
. «L'ho allevato io Vittorio Mangano. L'ho conosciuto intorno al '69, era un poveraccio, un nullatenente, sposato con due figlie. Me lo sono messo vicino, l'ho aiutato, di tanto in tanto mi facevo accompagnare in macchina a Milano a trovare mio fratello. Quando tornavamo gli davo 1,5 milioni di lire. Si era attaccato molto a me. Lui commerciava in bestiame. Fu Girolamo Guddo a presentarmelo, insieme con Giovanni Lo Cascio».


Molta gente mi faceva festa.
«Mangano non era uomo d'onore all'epoca, lo è diventato dopo avere conosciuto me. Era una persona scaltra, aveva capito che ero un uomo d'onore. Quando andavo in giro, molta gente mi vedeva e mi faceva festa. Si era avvicinato nella speranza che venisse messo in famiglia. Poi diventò compare di mio fratello Antonino».


Da Berlusconi in villa
. «Poi ho saputo che Vittorio Mangano era andato a lavorare nella villa di Berlusconi come stalliere, tramite Gaetano Cinà che era amico di Dell'Utri».


Salute e legami criminali
. «Non parlo di politica. Non è ancora il momento. Ci tengo a campare ancora qualche annetto».


Come farsi ammazzare dallo Stato.
«Nel '97 Dell'Utri era ancora in politica e io l'ho detto subito che di politica non parlo. Non è riuscito ad ammazzarmi Totò Riina, figuriamoci se voglio farmi ammazzare dallo Stato».


Darsi del tu
. Grado ha affermato che Dell'Utri e Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore, «si davano del tu».


Nino Di Matteo, pm

Il pm Nino Di Matteo, durante l'interrogatorio, chiede a Grado perché abbia accennato ai rapporti tra Cosa nostra e Dell'Utri, tra gli imputati del dibattimento, solo anni dopo l'inizio della sua collaborazione con la giustizia. Pentito nel '97, Grado accenna all'ex senatore azzurro, in un colloquio investigativo con la Dna, nel 2011.


Il legale di Dell'Utri: si davano del lei

«Il giudizio della Corte d'appello di Palermo nei confronti del collaboratore di giustizia Gaetano Grado è stato di assoluta inattendibilità», dice a fine udienza l'avvocato Giuseppe Di Peri, legale di Dell'Utri, dopo avere ascoltato la deposizione di Grado. «Nella sentenza di primo grado a carico di Dell'Utri dell'11 dicembre 2004 c'è il contenuto di una conversazione tra Dell'Utri e Mangano in cui si davano del lei».


Postilla - Le righe del campo


Mangano e Silvio Berlusconi (novembre 2013):
“Dell’Utri ha avuto insolenze perché si è permesso di definire Mangano un eroe”, sottolineava Silvio Berlusconi nel novembre 2013, ricostruendo così la vicenda: “Marcello aveva conosciuto alla lontana un signore di Palermo dove aveva fondato una squadra di calcio per prendere i ragazzi dalla strada e quel signore si presentava per segnare le righe del campo. Lo fece venire a lavorare ad Arcore con la moglie, i due figli e l’anziana mamma. Faceva la comunione e qualche volta sedeva al nostro tavolo. Ebbe una disavventura perché la sua azienda fallì e andò via da Arcore. La storia della sua vita non la conosco, si complicò la vita mettendosi con persone che appartenevano all’organizzazione della mafia e fu accusato di essere stato complice addirittura in un omicidio. Venne assalito dal cancro. Ogni settimana un procuratore andava da lui in carcere e gli diceva: ti mandiamo a casa oggi pomeriggio se ci racconti dei rapporti tra Marcello Dell’Utri e la mafia, tra Silvio Berlusconi e la mafia. Ma lui si rifiutò. Lo fecero uscire il giorno in cui poi morì. Credo che Marcello abbia detto bene quando ha definito Mangano un eroe”.



Rossella Guadagnini (MicroMega)















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