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Strage Piazza della Loggia, in appello condanna all'ergastolo per Maggi e Tramonte PDF Stampa E-mail
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Scritto da Francesca Mondin   
Giovedì 23 Luglio 2015 21:37
di Francesca Mondin - 23 luglio 2015

La Strage di Piazza della Loggia da ieri non rientra più tra le stragi italiane impunite. La Corte d’Assise d’Appello di Milano, dopo otto ore di camera di Consiglio, ha emesso la sentenza del processo d'appello bis condannando all'ergastolo l'ex ispettore veneto di Ordine Nuovo Carlo Maria Maggi e l'ex fonte 'Tritone' del Sid (servizo segreto militare, ndr) Maurizio Tramonte. Maggi, oggi ottantenne, capo della cellula veneta dell’ordine di estrema destra, secondo l’accusa fu il mandante della strage, mentre Tramonte avrebbe partecipato alla fase di preparazione all'attentato, assieme ad altri militanti di Ordine Nuovo, Soffiati e Digilio, non condannabili perché entrambi deceduti.

Sono passati 41 anni da quel 28 maggio 1974 quando alle 10,12 un’autobomba nascosta nel cestino della spazzatura esplose durante una manifestazione antifascista uccidendo otto persone (Giulietta Banzi Bazoli 34 anni, Livia Bottardi Milani 32 anni, Clementina Calzari Trebeschi 31 anni e suo marito Alberto Trebeschi 37 anni, Luigi Pinto di soli 25 anni, Euplo Natali 69 anni, Bartolomeo Talenti detto Bartolo 56 anni e Vittorio Zambarda 60 anni) e ferendone altre cento. In questi anni sono state fatte ben tre inchieste e tredici processi prima di arrivare alla condanna di ieri che mette un punto fermo sui colpevoli della strage di Brescia e sulle implicazioni che questi nomi portano con sé.


Il primo filone d’indagine, iniziato nel 1974 era giunto, il 25 settembre 1987, alla sentenza di Cassazione che confermava la decisione dei giudici della Corte d’Appello di Venezia: assoluzione degli imputati per insufficienza di prove. Il 23 marzo 1984 era stata aperta una seconda indagine terminata con la sentenza di Cassazione del 13 novembre 1989. Ad aprire la terza inchiesta fu il giudice istruttore di Milano Guido Salvini, che nel 1993 scoprì l’identità della fonte “Tritone”. Fonte gestita dal generale del Sid Gianadelio Maletti che la tenne ben nascosta e non pensò mai di passare ai magistrati, che indagavano sulla strage, le preziose informazioni di “Tritone”.

Nel 2008 ci fu quindi il terzo processo che rinviò a giudizio sei imputati principali: Delfo Zorzi (ormai irraggiungibile in quanto divenuto a tutti gli effetti cittadino giapponese), Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi (neofascista morto nel 2009). Ma tutti gli imputati vennero assolti il 16 novembre 2010 dalla Corte di Assise di Brescia per insufficienza di prove e due anni dopo la Corte di Assise di Appello confermò l'assoluzione per tutti gli imputati e condannò le parti civili al rimborso delle spese processuali. La svolta ci fu quando la Suprema Corte ordinò la ripetizione dell'appello valutando "ingiustificabili e superficiali" le conclusioni assolutorie.

La sentenza di secondo grado nel processo bis è stata accolta con le lacrime dai famigliari delle vittime che, dopo 41 anni di paure per non riuscire a giungere ad una verità giudiziaria su questa strage, possono ora dare un volto ai responsabili facendo più chiarezza anche riguardo gli ambienti che in quegli anni hanno cercato di influenzare le scelte politiche e sociali in Italia. Una sentenza “decisiva per la storia del nostro Paese - ha infatti dichiarato Manlio Milani, presidente dell'Associazione familiari vittime della stage di piazza della Loggia - che impone una profondissima riflessione su quegli anni dal’69 al ’74”.


Francesca Mondin  (AntimafiaDuemila)



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