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Salvatore Borsellino: 'I depistaggi su via D'Amelio non coprivano solo i Graviano' PDF Stampa E-mail
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Scritto da Sandra Rizza   
Domenica 20 Settembre 2015 20:34
di Sandra Rizza - 20 settembre 2015

"Speravo che Lari ci potesse portare a chi, dall’interno dello Stato, si adoperò per sviare le indagini sulla strage via D’Amelio. È stata forte la delusione nel vedere che l’inchiesta di Caltanissetta si è conclusa con un nulla di fatto". Salvatore Borsellino parla per la prima volta della richiesta di archiviazione “tecnica” depositata dalla Procura nissena il 30 luglio sul depistaggio che lo stesso Sergio Lari definì “il più clamoroso della storia giudiziaria”. E anche se i pm vanno avanti, il fratello del giudice assassinato è sconfortato: "Ho smesso di seguire il processo Borsellino quater, avevo la sensazione che le estenuanti questioni procedurali prevalessero sull’effettiva ricerca della verità".

Cosa l’ha delusa?
Mi aspettavo moltissimo. Pensavo che finalmente avremmo dato un volto a chi ha insabbiato la verità, perciò è stata forte la delusione nel vedere che l’inchiesta sui tre poliziotti della squadra Falcone-Borsellino (Mario Bo, Salvatore La Barbera e Vincenzo Ricciardi, ndr) si è conclusa con l’ennesimo rimando a ulteriori indagini, che ormai possono concludersi con altre aspettative infrante.

I pm scrivono che la prova delle accuse “impalpabili” ai tre poliziotti è risultata “irraggiungibile’’, ma ritengono accertato che Scarantino e gli altri falsi pentiti abbiano subito pressioni per collaborare e definiscono Arnaldo La Barbera (morto nel 2002) “il protagonista del l’attività di depistaggio”. Lei che ne pensa?
È impossibile pensare che Scarantino e gli altri abbiano fatto tutto da soli. Qualcuno, dall’interno delle istituzioni, si è occupato dell’indottrinamento dei falsi pentiti, e lo stesso Scarantino, che per me non è così “impalpabile”, da anni fa nomi e cognomi.

Scarantino non le pare un pentito “inconsistente”?
Si tratta di un balordo, ma credo sia sincera la lettera che ha scritto ad Agnese, a me e a mia sorella Rita, nel quale manifestava il suo pentimento per il ruolo che era stato costretto a interpretare. È anche lui una vittima di Stato.

Quella della Procura è un’archiviazione 'tecnica', necessitata dalla scadenza dei termini. Lo sforzo investigativo prosegue su una vicenda che appare “più complessa”, scrivono i pm, di quella ristretta “dagli angusti confini” delle dichiarazioni dei falsi pentiti...
Mi chiedo allora per quale motivo i pm non abbiano archiviato l’inchiesta sui tre poliziotti due anni fa: era quella la scadenza delle indagini preliminari. Hanno dichiarato che volevano “aspettare l’audizione dei pentiti al Borsellino quater”. Ma per quale motivo, visto che poi tutte le dichiarazioni acquisite dopo la scadenza non potevano essere usate? Intanto, visto che i tre erano ancora indagati a fine 2013, a termini già scaduti, alcuni si sono potuti avvalere in aula della facoltà di non rispondere.

Nel giugno scorso, in aula, Scarantino ha fatto i nomi di altri sottufficiali della polizia: ripetendo in modo più circostanziato vecchie accuse e formulandone di nuove,contenute anche nel verbale del 14 febbraio del 2014, ora al centro dei nuovi approfondimenti. Si ricomincia?
Ma perché solo ora? Scarantino aveva fatto certi nomi anche nel 2009... Si sa da anni che una parte degli appunti scritti a mano, ritrovati su un verbale di Scarantino, furono redatti da uno dei sottufficiali di polizia. Si può credere che questi sottufficiali abbiano agito all’oscuro dei capi? E quando verrà l’ora di effettuare una perizia calligrafica su quell’altra parte di appunti, rimasta anonima, vergata con ‘grafia femminile’? Se fosse stata fatta, la Procura forse ora avrebbe in mano prove più consistenti.

Leggendo le carte, lei che idea si è fatta? C’è stato un vero e proprio “indottrinamento’’? E da parte di chi?
Scarantino ha fatto i nomi di soggetti indagati e non, compreso l’ex pm Anna Palma. Io credo che l’ex procuratore di Caltanissetta Gianni Tinebra dovrebbe spiegare tante cose e mi chiedo perché non sia stato inserito nella lista testimoniale della Procura nel Borsellino quater. Lo abbiamo citato noi come parti civili: spero ci spieghi perché chiese la collaborazione di quel Bruno Contrada che era già indagato e di lì a poco, nel dicembre ’92, verrà arrestato. Dire che i magistrati siano stati raggirati dal solo Arnaldo La Barbera sarebbe umiliante per loro stessi.

In un’intervista, Lari se l’è presa con i “Soloni dell’antimafia” che “non hanno letto le carte e criticano gratuitamente la richiesta di archiviazione”. A chi si riferiva?
Spero che non si riferisse a me o alle Agende Rosse. Lari sa benissimo che le carte noi le abbiamo lette proprio tutte.

Se non fossero stati manipolati, che ragioni avrebbero avuto Scarantino e gli altri per nascondere il ruolo dei boss Graviano?
Nessuna. Ma ricordiamo che il pentito Gaspare Spatuzza, che ha smascherato il depistaggio e riscritto la fase preparatoria della strage, collega i Graviano a Marcello Dell’Utri (che però è stato assolto per i fatti successivi al ’92 e archiviato per le stragi, ndr) e alla trattativa Stato-mafia. Forse non era opportuno, all’epoca, concentrare le indagini su Brancaccio.

Citando una nota Sisde del 13 agosto ‘92 (che già indicava gli autori del furto della Fiat 126 e il luogo dove l’auto sarebbe stata custodita), i pm ipotizzano che gli investigatori della polizia, ben prima della comparsa dei tre falsi pentiti, si preparassero “ad una rapida definizione della vicenda, il cui prodest costituisce ancora oggetto degli sforzi investigativi’’. Lei che ne pensa?
Penso che i servizi deviati abbiano contribuito a depistare le indagini e la chiave è proprio nel cui prodest. Viene da chiedersi chi si sia veramente voluto proteggere attraverso il depistaggio che ha allontanato le indagini dai Graviano: Dell’Utri o forse qualcuno ancora più in alto?


Sandra Rizza (Il Fatto Quotidiano, 20 settembre 2015)





















 

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