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Strage via D'Amelio, Gambino si oppone alla richiesta di archiviare le indagini sul depistaggio PDF Stampa E-mail
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Scritto da Redazione La Repubblica   
Martedì 22 Settembre 2015 20:58
di Redazione La Repubblica - 22 settembre 2015

Il Gip di Caltanissetta Alessandra Giunta non ha archiviato l'indagine su tre dirigenti di polizia indagati con l'accusa di calunnia, per avere depistato le indagini sulla strage di via D'Amelio. Alla richiesta presentata dalla Procura si è infatti opposto uno degli ex ergastolani condannati con sentenza definitiva sulla base delle accuse del falso pentito Vincenzo Scarantino, al quale i tre funzionari avrebbero suggerito cosa dire contro gli imputati. Udienza dunque il 23 novembre per Mario Bo, Vincenzo Ricciardi e Salvatore La Barbera, tutti componenti, nei primi anni '90, del gruppo investigativo Falcone-Borsellino, coordinato dal defunto questore Arnaldo La Barbera. L'opposizione alla richiesta dei pm Gabriele Paci e Stefano Luciani è stata presentata da Natale Gambino, scagionato dal pentito Gaspare Spatuzza e ancora in attesa del giudizio di revisione, che si terrà a Catania, al termine del nuovo processo, il Borsellino quater, in corso a Caltanissetta.
Sono in tutto sette gli ergastolani condannati per la strage in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e 5 agenti di scorta, il 19 luglio 1992: dopo diciotto anni di carcere sono stati rimessi in libertà, nel 2012. Scarantino e gli altri due falsi pentiti-testimoni, Salvatore Candura e Francesco Andriotta, sono imputati di calunnia proprio nel quater, mentre le posizioni di Bo, Ricciardi e Salvatore La Barbera erano state stralciate. I rappresentanti dell'accusa sostengono che chiedere il processo per i tre indagati porterebbe a "un illusorio dibattimento dall'esito infausto", in quella che viene comunque considerata "una delle pagine più nere della storia giudiziaria italiana". I pm lamentano, "con una certa amarezza, come alcun contributo utile sia giunto proprio da quegli appartenenti alle istituzioni che il dottor Borsellino e gli agenti di scorta avevano servito con dedizione e senso del dovere fino all'ultimo giorno" e ritengono che a condizionare Scarantino sia stato solo l'ex questore morto nel 2002: "Il perno essenziale attorno al quale ruotano le recenti dichiarazioni rese da Scarantino è, fuor d'ogni dubbio, il dottor Arnaldo La Barbera", collaboratore dei Servizi segreti tra l'86 e il 1988 e ritenuto l'organizzatore del presunto depistaggio.

Redazione La Repubblica




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