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Borsellino quater, la Palma attacca la Boccassini PDF Stampa E-mail
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Scritto da Aaron Pettinari   
Giovedì 19 Novembre 2015 21:55
di Aaron Pettinari - 18 novembre 2015

La lettera della Boccassini e di Sajeva sui dubbi su Scarantino mai vista”. “Le dichiarazioni di Scarantino su Cancemi, La Barbera e Di Matteo presenti nella riunione a casa Calascibetta? In quei primi giorni di settembre c'eravamo io, Petralia e la Boccassini. Quando esce fuori questa cosa quest'ultima, particolarmente perplessa, chiamò Arnaldo La Barbera che era già questore. La Barbera venne fino alla località protetta, parlarono ma la cosa finì lì.... Loro lavoravano a stretto contatto era quello che colpiva. Lei si occupava di Capaci ma non so se ha assunto altri verbali, certo che in quell'interrogatorio, chiuso in tarda serata, lei c'era”. E' così che la dottoressa Anna Maria Palma, di recente insediatasi come sostituto procuratore generale a Palermo, ha risposto ad alcune domande al processo Borsellino quater, in corso innanzi alla Corte d'assise di Caltanissetta, che vede imputati i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino e i falsi pentiti Enzo Scarantino, Francesco Andriotta e Calogero Pulci.

Dopo l'esame del sostituto procuratore Nino Di Matteo, avvenuto lunedì, è un altro magistrato ad essere stato chiamato a chiarire alcuni aspetti di quelle indagini che portarono alla celebrazione di ben tre processi. Un'udienza fiume, quella di oggi, in cui la Palma ha ricostruito i passaggi che la portarono ad assumere l'incarico come sostituto procuratore a Caltanissetta nel gruppo della Dda. “Ancora prima di occuparmi ufficialmente della strage di via d'Amelio accompagnai almeno quattro volte la Boccassini e Petralia ed anche Tinebra per interrogare Scarantino – ha ricordato - C'erano già stati alcuni interrogatori del pentito ma ovviamente ancora non c'ero”. Un'audizione dove non sono mancati i momenti di tensione in particolare quando l'avvocato Giuseppe Scozzola, legale di Gaetano Scotto, ha voluto mostrare alcuni appunti inseriti in un verbale d'interrogatorio che, a detta dello Scarantino sarebbe a lui stato consegnato da un poliziotto che li aveva ricevuti dalla dottoressa Palma. “Non è assolutamente la mia calligrafia – ha detto - Se avete dubbi, sottoponetemi a una perizia calligrafica”. Ad accusare il magistrato, nel novembre 2013, anche la rivelazione dell'ispettore di polizia Luigi Catuogno, addetto nel '98 alla tutela del falso pentito (“Vincenzo Scarantino, prima della ritrattazione di Como, diceva che la dottoressa Annamaria Palma aveva architettato tutto”). La Palma oggi ha respinto ogni accusa: “Non ho mai consegnato verbali con annotazioni o appunti a imputati o a nessun altro, nemmeno a Vincenzo Scarantino. Sono un pubblico ministero che crede nello Stato e una cosa del genere significava inquinare il collaboratore ed è davvero mortificante sentirsi rivolgere certe domande. Sono massacrata dalla stampa su questo fatto. Si è detto che si tratta di una grafia femminile, ma è una cosa assolutamente falsa se poi si considera che l'avvocato di Scarantino era una donna. Se avete dubbi, indagatemi e sottoponetemi a una perizia calligrafica. E poi c'è stato chi ha riconosciuto la propria scrittura in questo documento (riferendosi all'ispettore superiore della polizia di Stato di Palermo, Fabrizio Mattei)”. Un dato vero solo in parte in quanto Mattei, in aula, ha riferito di aver riconosciuto solo un pezzo dello scritto nel documento.


I dubbi su Scarantino

Ad un certo punto dell'udienza, pur avendo detto di non aver mai visto la lettera a firma della Boccassini e di Sajeva, la Palma ha anche ammesso che quest'ultimo, diversamente dal procuratore aggiunto di Milano, “aveva sollevato qualche dubbio in quanto non era convinto delle dichiarazioni su Cancemi, Mario Santo Di Matteo e La Barbera. Di questo però non parlò mai la Boccassini e non vi fu neanche una riunione Dda fissata sul tema. A livello personale ricordo che dubbi, comunque, c'erano un po' su tutti i pentiti. Degli Scarantino ci parlava Mannoia ed era possibile che avesse compiuto una scalata. Su Cancemi, La Barbera e Di Matteo c'erano dubbi sul fatto che non avessero detto tutto sulla strage di via d'Amelio”. Sul punto la neo sostituta pg è stata meno chiara rispetto al sostituto procuratore di Palermo Antonino Di Matteo. Durante la deposizione non sono mancati alcuni non ricordo, con il tempo trascorso da certe indagini a fare da “scudo”. La Palma ha anche risposto alle domande riguardanti i presunti condizionamenti nei confronti della moglie di Scarantino, Rosalia Basile, alla quale sarebbe stato suggerito di non presentarsi ai processi sulla strage. E sulle continue ritrattazioni di Scarantino ha aggiunto: “Era un soggetto fragile. La sua preoccupazione nasceva dal fatto che la moglie lo aveva abbandonato ed era tornata a Palermo, portandosi via i figli e non glieli faceva vedere. Inoltre si lamentava del fatto che i soldi non gli bastavano e diceva di volere tornare in carcere. Addirittura -. ha proseguito Palma - un giorno si presentò per costituirsi e di questo fatto venne informato subito il pm Petralia, che chiamò il Servizio centrale di protezione, ma non gli rispose nessuno. Poi credo che Scarantino venne convinto a tornare sui suoi passi, ma di preciso non so come si è evoluta la vicenda perché non la seguii io”.
 

L'agenda Grigia e L'agenda Rossa
Rispondendo alle domande dell'avvocato Repici la Palma ha anche parlato dell'Agenda grigia, di cui avevano riferito lo scorso ottobre Manfredi e Lucia Borsellino. “Quell'agenda mi fu mostrata dalla signora Agnese Borsellino, mi pare ci fosse anche Manfredi. Mi trovavo a casa loro e mi dissero che in quell'agenda
Paolo Borsellino annotava appuntamenti, spese. Riferimenti che potevano essere collegati anche con quanto scriveva sull'agenda rossa. Di questa fu fatta una copia che acquisimmo. Ma non ricordo se ciò avvenne in dibattimento, la presi allora, o mi fu portata. Gli appunti si fermavano a pochi giorni prima dell'attentato, mi pare al 17 luglio del 1992”. Inoltre, parlando della ricerca dell'Agenda Rossa, la Palma ha parlato anche di un particolare episodio. “Ricordo che un giorno andai a vedere l'auto di Borsellino che era depositata presso la Fiera del Mediterraneo – ha detto - Ricordo che si cercava un'agenda. Vidi che all'interno della macchina c'era un libro. Ero al telefono con Tinebra e gli chiesi se potesse essere quella. Lui disse di no, che non era quella che si stava cercando”.
 

La testimonianza di Tinebra
All'udienza di oggi particolarmente delicata è stata la testimonianza dell'ex procuratore capo di Caltanissetta Giovanni Tinebra. Un esame, il suo, reso complesso non solo dallo stato di salute precario, ma anche da una lunga serie di “non so”, “non ricordo”, “penso di no” e “non lo escludo”, anche nella medesima frase. A detta del magistrato, oggi in pensione, “Scarantino ci diede un bel da fare, ci ha fornito un mare di notizie, ma anche delle mele marce. C'era il sospetto che ci potesse dire delle falsità”. Rispondendo alle domande dell'avvocato di Salvatore Borsellino, Repici, Tinebra ha ricordato un colloqui con Paolo Borsellino, con cui si sarebbe messo d'accordo per vedersi a Caltanissetta “ma poi ci fu la strage”.
Quindi “non ha escluso” di aver avuto contatti con esponenti dei servizi di sicurezza (dalle agende di Contrada si ricava proprio l'incontro tra l'allora Procuratore capo e l'ex numero tre del Sisde il 20 luglio 1992 che oggi Tinebra non ha né escluso né ammesso, ndr) riguardo alle indagini sulla strage di via d'Amelio, sottolineando che “era tutto regolare, dovuto all'ansia dell'indagine. Era successo da poco Capaci ed era normale ci fosse preoccupazione”.
L'alternanza dei ricordi è proseguita quando gli è stato chiesto se avesse conosciuto Rosario Piraino (“Mi fu presentato come uno del Ros che si apprestava a prendere funzioni all'interno dei Servizi di sicurezza. Da chi mi fu presentato? Non lo ricordo. Certe cose le ricordo, altre proprio no”). Se sulla denuncia di Caponnetto in merito alla sparizione dell'Agenda rossa ha detto di ricordare poco, così come ha riferito di non avere memoria della nota del Sisde in cui si fa riferimento al nome di Vincenzo Scarantino legato alla strage di via d'Amelio, in merito alla lettera della Boccassini e di Sajeva sul parere negativo dato al pentito della Guadagna ha risposto: “Ricordo la notizia, la lettera (che gli è stata anche mostrata, ndr) no, non so se la ebbi. La notizia sicuramente mi arrivò. Ho ricordo dei dubbi perché succedeva che i sostituti venivano da me. Accadeva anche in altre occasioni. Ricordo vagamente le dichiarazioni rese su tre pentiti palermitani e ricordo che fu fatto un confronto ma poi più nulla”.
 

L'iscrizione al registro degli indagati di Berlusconi e Dell'Utri
Durante la deposizione Tinebra ha anche parlato dell'inchiesta aperta nei confronti di “Alfa e Beta” (Berlusconi e Dell'Utri, ndr). Se in un primo momento ha detto di non ricordare le riunioni con i sostituti Di Matteo, Tescaroli, Petralia e Palma, poi però ha aperto alla possibilità di averlo fatto. “Non ricordo cosa dissi. Escludo di aver dato un parere. Ricordo benissimo che firmai l'iscrizione nel registro degli indagati e la secretazione dei nomi. Le deleghe successive? Non lo so. Da dove venisse la “notitia criminis”? Non me lo ricordo proprio”.
Del fatto ha riferito anche la Palma: “Ci fu una riunione di tutta la Dda. Posso dire che il meno convinto di procedere con l'iscrizione di Dell'Utri e Berlusconi dopo quelle parole di Cancemi era Tinebra. Ma alla fine lo facemmo. Ad una riunione alla Procura nazionale antimafia però scoprimmo di non essere stati i soli. Il procuratore di Firenze Vigna ci disse che anche loro avevano aperto un fascicolo”.  
Infine Tinebra, rispondendo a Repici, ha anche ricordato un fatto sull'ex pm Giuseppe Ayala: “Ho qualche ricordo delle dichiarazioni di Brusca su Ayala ed il suo operato al primo maxi processo. Non ricordo però se fu mai scritta notitia criminis sul pm”.
Ad essere ascoltati, da ultimi, sono stati Saverio Montalbano, in quell'estate 1992 dirigente del commissariato di San Lorenzo, e Roberto Campesi, ex appartenente dell'Arma che si è a lungo occupato anche della sicurezza dell'onorevole Ayala. In particolare quest'ultimo ha riferito che il 19 luglio 1992 si era recato in via d'Amelio dove aveva incontrato l'allora capitano Paolo Zanaroli (lo stesso che in quella domenica si trovava in barca, a largo di Palermo con Bruno Contrada, Lorenzo Narracci, Gianni Valentino ed altri, ndr). “Quando arrivai in via d'Amelio c'erano già presenti forze dell'ordine e vigili del fuoco. Ayala non lo vidi né Cavallaro che conoscevo per alcuni servizi su Capaci. Ricordo che vidi delle telecamere che erano presenti dietro una banca, c'era anche dell'erba appiattita. Di questi dettagli parlai con Zanaroli ma anche con la dottoressa Tomasello che era una dirigente della Mobile a Palermo. A lei relazionai anche all'indomani della strage. Ricordo che andammo a parlare con qualcuno per capire se potevano esserci delle registrazioni. Non so se poi fu fatto il sequestro delle riprese di queste telecamere”. Il processo è stato quindi rinviato a domani.



Aaron Pettinari  (AntimafiaDuemila)






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