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Il pentito Lo Forte: 'Faccia da mostro coinvolto nell'omicidio Agostino' PDF Stampa E-mail
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Scritto da Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari   
Sabato 28 Novembre 2015 16:28
di Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari - 26 novembre 2015


“Nino Madonia, Gaetano Scotto e Giovanni Aiello (ex Agente di Polizia indicato come 'faccia da mostro', ndr) parteciparono all'omicidio dell'Agente Agostino e della moglie. Il ruolo di Aiello fu quello di prelevare con una macchina 'pulita' Madonia e Scotto, che avevano eseguito l'omicidio, e di aiutarli a bruciare la motocicletta usata nell'attentato”. Il fulcro delle dichiarazioni rese dall'ex boss Vito Lo Forte è racchiuso in questo passaggio del verbale del  12 settembre 2014 ribadito ieri in aula dallo stesso pentito, davanti al Gup Maria Pino, durante la prima giornata dell'incidente probatorio per l'omicidio di Nino Agostino e Ida Castelluccio. Nell'aula bunker dell'Ucciardone, composti nel loro dolore e nella loro pretesa di giustizia, c'erano anche i familiari di Agostino. Alla presenza dei pm Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia l'ex picciotto del clan Galatolo ha sostanzialmente ripercorso i capitoli salienti di quel verbale dello scorso anno cristallizzando così la sua testimonianza.


L'incontro con “faccia da mostro”
“Ho conosciuto Giovanni Aiello nel 1987, nel mese di agosto – aveva raccontato Lo Forte agli inquirenti –, dopo la scarcerazione di Gaetano Fidanzati (ex patriarca dell'Arenella, deceduto nel 2013, ndr), mi è stato presentato da Gaetano Scotto. Ho appreso il suo cognome in un secondo momento, alcuni giorni dopo, in quanto la prima volta mi era stato presentato come Giovanni. Nella seconda occasione, anche alla presenza di Gaetano Vegna (ex boss dell'Arenella, ndr), Scotto mi disse che l'Aiello unitamente allo Scotto era un ex poliziotto, successivamente in forza ai Servizi Segreti”. Lo Forte aveva quindi specificato di aver rivisto “molte volte” Aiello assieme a Scotto. “Fino al 1989 gli incontri avvenivano almeno un paio di volte al mese. Nel frattempo, almeno in due occasioni, Scotto mi chiese di fornire cocaina ad Aiello, in quanto il di lui fornitore abituale, Fulvio Garaio (soggetto già militante in organizzazioni di estrema destra) ne era in quei momenti sprovvisto”. L'ex boss aveva quindi sottolineato di avere verificato personalmente che Aiello e Scotto “erano in rapporti di grande confidenza”. “Scotto mi precisò che si rivolgeva ad Aiello al fine di risolvere vari suoi problemi, tra i quali quello relativo alla costruzione di un immobile sequestrato, nonché quello relativo alla restituzione di alcuni orologi che gli erano stati sequestrati”.


Giovanni Aiello e quei rapporti con i Servizi

“In più occasioni successive – aveva ribadito Lo Forte –, Gateano Scotto mi parlò in termini entusiastici del suo rapporto con Giovanni Aiello, descrivendolo come una persona 'molto valida', esperto in rapine ai caveau delle banche e in attentati con l'utilizzo di esplosivi. Lo definiva un terrorista e diceva che si era addestrato in Sardegna in una struttura paramilitare”. Lo Forte aveva raccontato che nel 1987 c'era stata una mangiata all'Arenella, in piazza Tonnara, alla presenza di molti uomini d'onore, tra i quali alcuni latitanti come Armando Bonanno (nell'occasione accompagnato da Marco Favaloro). Oltre a lui, tra gli altri, erano presenti Gaetano Fidanzati, i fratelli Vegna, Nino Tarantino e Carollo. L'argomento di discussione riguardava la creazione di una raffineria di droga da avviare in un terreno nella disponibilità dello Scotto. “Nel corso della mangiata esternai al Fidanzati il timore di un'irruzione della Polizia, ma fui dallo stesso rassicurato; mi disse: 'non ti preoccupare, qua fuori c'è Tanuzzo con i suoi amici sbirri che ci protegge'. In effetti, fuori dal locale vidi Gaetano Scotto (che andai a chiamare per procurare dello champagne) con Giovanni Aiello, e un terzo soggetto, che non so dire con certezza se fosse un commissario di Polizia, il quale qualche tempo prima avevo visto in compagnia di Scotto dinanzi al Bar Cangialosi”. Lo Forte aveva evidenziato di essere rimasto molto colpito da Aiello “per il viso deturpato” e che le fonti delle sue informazioni sullo stesso Aiello “erano principalmente Gaetano Scotto e Gaetano Vegna”.


Un omicidio compiuto “per fare un favore a importanti funzionari di Polizia”

“Nino Madonia, Gaetano Scotto e Giovanni Aiello parteciparono all'omicidio dell'Agente Agostino e della moglie – aveva dichiarato Lo Forte ai magistrati che lo avevano interrogato –. Il ruolo di Aiello fu quello di prelevare con una macchina 'pulita' Madonia e Scotto, che avevano eseguito l'omicidio, e di aiutarli a bruciare la motocicletta usata nell'attentato. Seppi questi particolari poco tempo dopo l'omicidio di Gaetano Vegna”. In aula Lo Forte ha evidenziato di aver saputo che l'omicidio era stato compiuto “per fare un favore ad importanti funzionari della Polizia”. Un particolare che ha raggelato i familiari. Davanti al Gip il pentito ha specificato che il poliziotto “era stato ammazzato da Nino Madonia, che sparò, e da Gaetano Scotto, che guidava la moto”.


Il legame con la strage di via D'Amelio

Nel verbale dello scorso anno Lo Forte si era riferito anche all'eccidio del 19 luglio 1992. “Sempre lo stesso Vegna dopo le stragi del '92, venne a trovarmi a Carini, dove scontavo gli arresti domiciliari presso un'abitazione di mia sorella. Il Vegna, che aveva da poco parlato con Francesco Di Trapani (ex reggente di Resuttana deceduto nel '92, ndr), parlando dell'attentato al giudice Borsellino, mi disse che sia Gaetano Scotto che Giovanni Aiello vi avevano partecipato, anche se non mi specificò con quale ruolo”. Dal canto suo Aiello ha sempre negato di essere "faccia da mostro".


Gaetano Scotto e il funzionario dell'Alto Commissariato Antimafia

Il collaboratore aveva ricordato agli inquirenti che Giovanni Aiello “aveva la disponibilità di un Range Rover e di motociclette giapponesi”. “L'ultima volta che vidi Aiello in compagnia dello Scotto risale al 1991 e in questa occasione notai che l'Aiello viaggiava a bordo di un Range Rover nuovo e diverso rispetto a quello a bordo del quale l'avevo visto negli anni precedenti”. E sempre in merito ai contatti di Gaetano Scotto con esponenti dello Stato Lo Forte aveva specificato che nel 1991, nelle ore pomeridiane, era andato con Andrea D'Angelo (“un ragazzo all'epoca estraneo al nostro ambiente malavitoso e che faceva di mestiere il falegname”) in un ristorante nella borgata palermitana di Vergine Maria per bere qualcosa. “Lì – aveva specificato Lo Forte – abbiamo visto a tavola un soggetto ben vestito, che, conversando con un altro interlocutore, pronunciava ad alta voce i nomi di alcuni mafiosi, che asseriva di avere incontrato. Poco dopo, dalla cucina uscì Gaetano Scotto, che, dopo avermi salutato, andò a sedersi con i predetti. Successivamente, quando gli interlocutori di Scotto si allontanarono, chiesi allo Scotto chi fossero quei soggetti nei cui confronti dimostrava tanta deferenza. In quell'occasione Scotto mi disse che uno di loro, colui al quale avevo sentito pronunciare i nomi dei mafiosi, era un importante funzionario dell'Alto Commissariato Antimafia. Scotto aggiunse che da quel rapporto ricavava importanti favori e che a sua volta su richiesta di quei soggetti faceva effettuare da suo fratello e da altri suoi parenti intercettazioni telefoniche abusive”. Lo Forte aveva quindi sottolineato che il funzionario dell'Alto Commissariato “era piuttosto robusto, con i baffi e camminava servendosi di un bastone. Scotto mi disse che aveva avuto da poco un incidente”. “Gaetano Vegna non disapprovava la frequentazione di Scotto con uomini dei Servizi, in quanto ciò comportava dei benefici per tutto il mandamento di Resuttana”.  Per Lo Forte era del tutto plausibile che anche Rosalia Cusimano, all'epoca legata sentimentalmente con Gaetano Scotto, avesse rapporti con esponenti dei Servizi. “In una circostanza, nell'estate del 1991, ricordo di avere incrociato Rosalia Cusimano a bordo di una Ypsilon 10 targata Roma, sulla quale viaggiava anche il soggetto che avevo poco tempo prima visto a Vergine Maria con il funzionario dell'Alto Commissariato”.


Le tempistiche

In aula Lo Forte ha ribadito che la ragione del suo ritardo a proferire determinate dichiarazioni era dovuto unicamente alla “paura di parlare di Gaetano Scotto”, in quanto egli stesso sapeva che “aveva rapporti con i servizi segreti”. Nel 2014 gli inquirenti avevano sollevato alcune contestazioni  in merito ad alcune difformità con quanto dichiarato quattro anni prima con riferimento alla fonte delle sue conoscenze (nel 2010 indicate in Pietro Scotto e nel 2014 in Gaetano Vegna) e al coinvolgimento di Giovanni Aiello (non dichiarato nel febbraio del 2010). “A distanza di tempo – aveva replicato Lo Forte –, posso affermare con certezza che la mia fonte era Gaetano Vegna, capo dell'Arenella, uomo con cui ero in grande confidenza e che solo per errore avevo in un primo momento indicato in Pietro Scotto (altra persona con la quale avevo frequenti rapporti)”. Per quanto riguarda le dichiarazioni rese nel 2010, in merito all'omicidio Agostino, lo stesso Lo Forte ha spiegato di aver omesso il riferimento a Giovanni Aiello “solo per dimenticanza”, specificando quindi che quanto rappresentato nel 2014 sull'omicidio Agostino “aveva già formato oggetto di mie dichiarazioni ad altre autorità giudiziarie”.


Galatolo, Contrada e l'avvocato

Nei mesi scorsi è stato inoltre depositato il verbale di interrogatorio (del 9 dicembre 2014) dell'ex uomo d'onore dell'Acquasanta Vito Galatolo reso davanti ai magistrati di Palermo e Caltanissetta. In quella occasione il pentito, figlio del boss Vincenzo Galatolo e fratello della neo collaboratrice di giustizia Giovanna Galatolo, aveva indicato “faccia da mostro” come “un soggetto visto più volte a vicolo Pipitone, anche in occasione della presenza di boss latitanti”. In quel verbale, al di là di aver negato di aver saputo qualcosa in merito all'omicidio Agostino, al coinvolgimento di “faccia da mostro” e di averne parlato con Lo Forte (come invece asserito da quest'ultimo), Vito Galatolo aveva evidenziato di avere visto “in vicolo Pipitone Bruno Contrada”, l'ex numero tre del Sisde condannato per concorso esterno in associazione mafiosa “e l'avvocato Marco Clementi”, fino a pochi giorni fa difensore dell'indagato Antonino Madonia. Di fatto l'avv. Clementi ha rinunciato al mandato. Allo stato Madonia è difeso dall'avvocato Vincenzo Giambruno; l'altro indagato, Gaetano Scotto è difeso invece dall'avvocato Giuseppe Scozzola. Mentre le parti civili, i genitori e le sorelle di Agostino, sono rappresentati dall'avvocato Fabio Repici.
L'incidente probatorio è stato quindi rinviato al 19 gennaio 2016 quando verrà sentito Vito Galatolo.


di Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari (AntimafiaDuemila)



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