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L’omicidio Caccia e il mistero dell’identikit PDF Stampa E-mail
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Scritto da Davide Milosa   
Sabato 09 Gennaio 2016 18:46
di Davide Milosa - 9 gennaio 2016

Bruno Caccia fu ucciso il 26 giugno 1983. Il capo della Procura di Torino venne colpito da due sicari poco dopo le 23.30 sotto casa sua in via Sommacampagna. Portava in giro il cane come ogni sera, l’unico momento della giornata nel quale non era seguito dalla scorta. Gli si affiancò una Fiat 128 verde. Il guidatore sparò e ferì, il passeggero scese e diede il colpo di grazia alla testa. Blitz rapido, osservato da tre persone: i coniugi Rossotto e Luca Fagol.

LE LORO testimonianze misero assieme il volto del guidatore che 32 anni dopo, sostiene l’antimafia di Milano, coincide con quello del calabrese Rocco Schirripa, legato al cartello criminale del boss Mimmo Belfiore condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio Caccia. Il procuratore aggiunto Ilda Boccassini non ha dubbi. L’arresto viene ordinato dal giudice il 22 dicembre scorso. Osserva il pubblico ministero Marcello Tatangelo nella sua richiesta di arresto: “La descrizione delle fattezze fisiche di colui che era alla guida dell’auto risulta non solo compatibile con Schirripa, ma di più risulta straordinariamente somigliante”. Insomma, ragiona l’accusa, se le intercettazioni spiegano, la presunta coincidenza fotografica chiude il cerchio.

QUALCOSA, però, non torna. Per la comparazione, la procura utilizza una vecchissima immagine di Schirripa. Si tratta di una foto del 1973, dieci anni prima della morte di Caccia e dell’identikit. All’epoca il presunto killer è appena arrivato a Torino dalla Calabria. Eppure, si legge nell’ordinanza d’arresto, la foto “è la più vicina tra quelle disponibili all ’epoca dell’omicidio”. Nell’immagine Schirripa non ha la barba che sarà aggiunta dalla squadra Mobile di Torino per sottolineare “la forte somiglianza ”. In dieci anni, però, l’aspetto di una persona
si modifica. Una cosa sembra non cambiare sul volto di Schirripa: la barba. Che non ha nel 1973 e neanche nel 1981. A dimostrarlo le foto del suo matrimonio. Foto che, però, gli investigatori acquisiranno solamente dopo il suo arresto. Sono immagini clamorose e soprattutto vicinissime all’omicidio di Bruno Caccia. Qui il presunto killer del procuratore di Torino, ritratto in un elegante vestito scuro, mostra un’accentuata stempiatura su entrambi i lati. La stessa evidenziata nelle immagini del suo arresto. Insomma, osservandole, queste ultime istantanee sono ben lontane dalla “straordinaria somiglianza” descritta dalla procura di Milano.

AGLI ATTI dell’inchiesta c'è poi un’altra comparazione che però non è stata presa in considerazione dalla procura. Ed è quella fatta dal legale della famiglia Caccia tra l’identikit e l’immagine di Demetrio Latella, il malavitoso legato ad Angelo Epaminonda, che dal giugno scorso è iscritto nel registro degli indagati per l’omicidio del magistrato assieme a Saro Cattafi considerato vicino a Cosa nostra. Anche in questo caso l’immagine è del 1981. Le incongruenze sull’identikit sono uno dei temi sui quali punta la difesa di Schirripa. L’altro riguarda invece “aspetti tecnici”, legati, in particolare, alle modalità d’intercettazione utilizzate dagli investigatori. Si tratta del Virus, un software che attivato a distanza trasforma gli smartphone in microspie.

 
 
Davide Milosa (Il Fatto Quotidiano)





Da sinistra l'identikit del killer fatto nel 1983. Di seguito il presunto killer Rocco Schirripa nel 1973 e lo stesso ritratto durante il matrimonio nel 1981
(Fonte: Il Fatto Quotidiano)








 






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