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Vizi privati e pubbliche virtù di mafia e antimafia PDF Stampa E-mail
Editoriali - Editoriali
Scritto da Pippo Giordano   
Mercoledì 06 Aprile 2016 20:31
di Pippo Giordano - 6 aprile 2016

Appare evidente, che gli attentati mafiosi del 92/93 e, segnatamente, quelli di Capaci e via D’Amelio, misero fine alla “china” (piena del fiume) consentendo “al giunco di rialzarsi”.
E si, in una Terra dove, secondo il gattopardismo, si deve cambiare tutto per non cambiare nulla, si assiste alla staticità e all’immobilismo per eccellenza. Eroi osannati da personaggi appartenenti all’establishment dello Stato, che stuprando ogni logica istituzionale ne decantavano l’eroismo per non aver “cantato” ai magistrati. L’eroe silente di individui, che non persero occasione per riconoscere la virtù della non-collaborazione con la Giustizia da parte del mafioso Vittorio Mangano. Eroe, lo definì il senatore Marcello Dell’Utri, fu un eroe, restando muto. Ora, lo stesso Dell’Utri detenuto per fatti di mafia, sta calcando le orme del suo eroe, ovvero “mutu sta”.

E a proposito di eroe, c’è il figlio di Salvatore Riina, che ha scritto un libro, ove appunto affermerebbe che suo “padre è un eroe”. Che Riina junior abbia il diritto di scrivere un libro è pacifico, ma che il libro debba essere sponsorizzato dalla RAI, no! La decisione di farlo partecipare questa sera alla puntata di Porta a Porta, è disgustoso e soprattutto offende i martiri della violenza mafiosa e i loro familiari. E vorrei chiedere al conduttore, che di proposito non cito il nome, quale plastico farà, quello di Capaci, via D’Amelio o quello di Firenze dove morirono le sorelline Nencioni? Ecco dimostri all’Italia l’eroismo di Totò Riina, attraverso il figlio.

Complimenti! In Terra di Sicilia, tutto passa e non posso non far riferimento, che nel variopinto mondo dei mafiosi, ha fatto capolino un altro personaggio pubblico, Salvatore Cuffaro – ex presidente delle Regione Sicilia – anch’egli giudicato e condannato per fatti di mafia, che ha scontato in religioso silenzio la sua detenzione e, per non essersi lamentato, è stato elogiato. Uscito dalla galera è stato omaggiato da una folla plaudente, che dimenticandosi per quali gravi fatti è stato condannato, lo ritiene un martire. Per analogia, un silenzio da parte dell’ex carcerato sarebbe stato gradito e finanche necessario. Noi popolo italico, abbiamo nel DNA il vizietto di perdonare tutto e tutti. Parimenti, dimentichiamo con la stessa velocità della luce e con agghiacciante disinvoltura, chi per questo paese ha pagato un tributo di sangue. La presenza del figlio di Riina a Porta a Porta è la prova provata.

Altresì, siamo capaci di ironizzare e quindi classificare come semplice pettegolezzo, le gravi minacce indirizzate a un magistrato palermitano, Nino Di Matteo. Ma si sa, gli eroi sono altri. Poi abbiamo dei condannati per concorso esterno in associazione mafiosa, per i quali i giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ha sancito la non punibilità per “Nullum crimen, nulla poena sine praevia lege poenali”. Io non sono un giurista, ma dissento sulla decisione della corte perché siffatta ipotesi di condotta criminosa fu introdotta dal magistrato Giovanni Falcone. E poi diciamolo francamente: un uomo deve essere valutato per le parole che pronuncia e dalle azioni che compie, ma soprattutto dal modo in cui vive. E quindi, la decisione della corte, appare opinabile per la non conoscenza dei meccanismi criminosi che regolano la vita di Cosa Nostra.

In buona sostanza, le azioni dovrebbero essere compiute non già per timore di una pena, ma per intima convinzione d’onestà: onestà spesso dimenticata dolosamente. Gli esempi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono illuminanti a questo proposito proprio per l’onestà dimostrata dai due magistrati. E, in ragione della mia visione di lotta alla mafia, rimasi di stucco quando il Governo italiano, spedì al Parlamento Europeo un parlamentare inquisito per mafia, decisione che mi spinse a scrivere una lettera privata al Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, lamentandomi per l’inopportuna nomina, almeno durante l’inchiesta della magistratura. Un suo funzionario mi contattò telefonicamente dandomi l’opportunità di spiegare dettagliatamente i motivi del mio dissenso.

A questo punto giova parlare anche di antimafia: parola che non digerisco e che toglierei dal lessico corrente. Quanti sciacalli la usano a sproposito e solo per tornaconti personali e di potere. Abbiamo e stiamo assistendo all’impoverimento di quegli ideali di legalità nati appunto dopo le stragi mafiose. Meschini individui con nomi altisonanti, che hanno tradito coloro che per amore di giustizia, sono stati massacrati. Registrare arresti e inchieste su personaggi ritenuti al di sopra di ogni sospetto facenti parte di un’antimafia di facciata, non è altro che il fallimento dell’intelligenza dell’uomo. Intorno al “sistema antimafia”, gravitano sempre più personaggi avidi di denaro che usano il sacrificio di uomini onesti come grimaldello per aprire gli ambulacri di potere. Non era questa la visione di Paolo Borsellino, quando affermò: “Il fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso”.
Signori sciacalli, già puzzate di vostro! Il che è tutto dire.


Pippo Giordano (brano tratto da
www.lavocedinewyork.com)










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