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Home Home Lettere Aperte 'Egregio signor Vespa, era davvero necessario invitare Riina junior?'
'Egregio signor Vespa, era davvero necessario invitare Riina junior?' PDF Stampa E-mail
Editoriali - Lettere Aperte
Scritto da Pippo Giordano   
Venerdì 08 Aprile 2016 22:08
di Pippo Giordano - 8 aprile 2016

Egregio signor Vespa, mi conceda qualche minuto del suo prezioso tempo. Le scrivo per esprimerle il mio rammarico e disgusto per il fatto che lei abbia dato voce a un mafioso, a sua volta figlio di colui che ha insanguinato le strade della mia meravigliosa Terra: la Sicilia. Chi le scrive è stato testimone del fiume di sangue versato da Uomini innocenti e, ahimè, anche da altri uomini di Cosa nostra. Veda, signor Vespa, non mi permetto di opinare sulla sua professione giornalistica o interferire su quelle che sono le sue legittime attività professionali. Parimenti, non giudico nemmeno il fatto che un mafioso possa scrivere un libro. Quello che vorrei farle comprendere è l'estremo disagio e rimarco il disgusto, che ho provato nell'apprendere della partecipazione di Riina junior alla sua trasmissione 'Porta a Porta'. A mio parere è stato avventato e inopportuno che un mafioso abbia avuto l'opportunità di promuovere il suo libro mediante la RAI. Il figlio di Riina Salvatore, è bene ricordarlo, è un conclamato mafioso e rappresenta quel male endemico che attanaglia la mia Terra.
Io non ho visto l'intervista: a dire il vero non vedo la sua trasmissione dal plastico di Cogne. Ho letto da più parti il riconoscimento della sua libertà di esercitare la professione giornalistica. Sono d'accordo ma con un distinguo, e cito un esempio per farmi comprendere meglio. Un suo collega e mio amico da anni, Francesco La Licata, un giorno entrò in un ristorante romano e vide con meraviglia Tommaso Buscetta (assistetti ai suoi interrogatori) seduto ad un tavolo in compagnia di un mio collega poliziotto. In quel periodo tutti i media davano la notizia che Buscetta era negli States. Quindi, La Licata non perse l'occasione e divulgò attraverso la stampa l'incontro. Successivamente chiesi a La Licata: “Ciccio, ma era necessario renderlo pubblico?” “Si, Pippo era il dovere di cronaca”, rispose La Licata. Ecco, vede signor Vespa, avrei davvero sperato che anche lei avesse incontrato il figlio di Riina in modo occasionale e non lo avesse invitato: non vedo un diritto di cronaca nell'invito, se non una cassa di risonanza per la sponsorizzazione del libro.
Ma ora vengo al vero motivo di questo assunto. Lei è abruzzese e siccome recentemente sono stato in una scuola elementare/media di Martinsicuro per raccontare la mafia siciliana e i martiri della violenza mafiosa, la invito a recarsi in quella scuola. Se lei signor Vespa leggesse i loro “pensierini” pubblicati in rete dopo la mia “lezione” anche su Falcone e Borsellino, comprenderebbe quanta innocenza c'è in loro e soprattutto quanto interesse nel voler conoscere la storia del nostro Paese. Ma la notizia della presenza di Riina junior nel suo programma li ha, di fatto, disorientati a tal punto da divenire “cronisti in classe”, come mi scrivono le maestre che mi hanno inviato i loro “articoli” allegati. Noi adulti, sovente, siamo colmi di pregiudizi, cosa che non dimostrano i bambini nei loro elaborati. Reitero l'invito signor Vespa, per favore vada a trovare i bambini di Martinsicuro - suoi corregionali – per spiegare loro i motivi per i quali un mafioso è stato da lei ospitato: li tranquillizzi.
E infine le chiedo, era davvero necessario invitare Riina junior?

Pippo Giordano












































 


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