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Borsellino quater, contestata la 'reticenza' del poliziotto PDF Stampa E-mail
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Scritto da Miriam Cuccu   
Martedì 10 Maggio 2016 21:53

di Miriam Cuccu - 10 maggio 2016

Angelo Tedesco
, nel '92 agente della Squadra Mobile e componente del gruppo Falcone e Borsellino, è stato sentito oggi sulla sua attività all'epoca, al processo Borsellino quater. E, nello specifico, sui sopralluoghi effettuati a Palermo con Vincenzo Scarantino, il falso pentito che si era autoaccusato di aver rubato la 126 poi imbottita di tritolo. Ma, di tutto questo, Tedesco ha ricordato poco e nulla. “Io ho giurato di dire la verità, ma sono passati 24 anni. In trent'anni di Squadra Mobile sa quante indagini si fanno?” ha detto il teste. Al che il pm Stefano Luciani è insorto: “Che lei non abbia nessun ricordo non è comprensibile e non fa onore alla divisa che indossa. La sua deposizione è inaccettabile, cerchi di fare mente locale”.
 

Tedesco era appartenente al gruppo B, il versante del pool investigativo capitanato da Arnaldo La Barbera (capo della Squadra Mobile di Palermo, oggi deceduto) che si occupava della strage di via Mariano d'Amelio in cui furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e gli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. “Io riferivo all'ispettore Zerilli - ha detto Tedesco - poi come funzionari c'erano il dottor Bo, il dottor La Barbera e il dottor Ricciardi”. Al di là di questo, nessun chiarimento ha saputo dare il teste sulla composizione del gruppo, sulla ripartizione dei compiti o da chi arrivassero le disposizioni. Come quando lui ed altri colleghi (dei quali non ha ricordato i nomi) si recarono fuori dalla Sicilia per “gestire” Salvatore Candura (altro falso collaboratore). “Ricordo Mantova e Milano - ha riferito il teste elencando i luoghi di detenzione extracarceraria - andavamo con la famiglia, stavamo con loro per verificare se avessero bisogno di qualcosa. La vigilanza esterna era svolta, credo, dalla polizia territoriale. Noi davamo assistenza. Andavamo in missione in due o tre, oppure da soli, ci davamo il cambio ogni dieci giorni. Questo anche per Scarantino, mi ricordo a Jesolo”. Ma non c'era alcuna istruzione da seguire sul posto. “Stavamo lì e basta - ha ripetuto Tedesco - andavamo come supporto la mattina e il pomeriggio, qualche ora, se dovevano andare dal dottore o a comprare le valige”. Oltre a questo, Tedesco eseguiva “qualche riscontro a seguito di intercettazioni”, senza ricordare i magistrati titolari delle indagini, gli interrogatori o i colloqui investigativi effettuati dai falsi pentiti Scarantino, Andriotta e Candura, chi li faceva, chi ci andava, quando avvennero... “Io ero solo un agente e non è che avessi tutti questi incarichi”, ha replicato il teste.
Al termine del controesame ecco la richiesta: “La reticenza costituisce probabilmente delitto - ha protestato l'avvocato Scozzola - un all'epoca agente di polizia non può costantemente rispondere alle domande delle parti con un non ricordo. Chiedo che l'atto odierno venga trasmesso alla Procura per il delitto di falsa testimonianza”. Sul punto, ha concluso il presidente Balsamo, la corte deciderà all'esito del dibattimento.

Così Scarantino (che ha poi riferito di essere stato “manovrato” ad arte dallo stesso gruppo investigativo) aveva ricostruito in una precedente udienza uno dei sopralluoghi: “Eravamo io, Militello, Valenti, 'u Francisi e l'ispettore Zerilli, abbiamo preso via Messina Marina e io non avevo indovinato”. In quell'occasione il falso collaboratore doveva individuare il garage di Orofino dove era stata portata la 126 poi imbottita di tritolo per la strage di via d'Amelio. Il soggetto che rispondeva al soprannome di 'u francisi il picciotto della Guadagna l'aveva riconosciuto, in un interrogatorio datato 28 settembre 2009, in due foto riconducibili a due personaggi differenti. Uno di questi era proprio Angelo Tedesco, nato a Colmar, in Francia.


Miriam Cuccu (AMDuemila)



Dossier Processo Borsellino Quater



 

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