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Via D’Amelio, Genchi smentisce il pm PDF Stampa E-mail
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Scritto da Sandra Rizza   
Giovedì 16 Giugno 2016 21:56

di Sandra Rizza - 16 giugno 2016

L’ultimo “giallo” sul depistaggio di via D’Amelio irrompe nel Borsellino quater contrapponendo due testi eccellenti come l’ex aggiunto di Caltanissetta Nico Gozzo e il consulente informatico Gioacchino Genchi che hanno riferito versioni totalmente diverse su una vicenda che scaturisce da alcune confidenze di Bartolo Luppa, ex fidanzato di Lucia Borsellino, e tira in ballo ancora una volta Arnaldo La Barbera e le pressioni su Vincenzo Scarantino. Risultato? Sia Genchi che Iuppa, che Lucia e Manfredi Borsellino saranno risentiti in aula, mentre sull’audizione di Gozzo, già respinta dalla Corte d’assise perché giudicata incompatibile sulla base dell’articolo 197 (dal momento che il magistrato, oggi sostituto pg a Palermo, è stato pm del processo), pende ora un’eccezione di incostituzionalità sollevata dall’avvocato Pino Scozzola che il presidente Antonio Balsamo si è riservato di sciogliere alla prossima udienza del 12 luglio.

Slitta dunque l’avvio della requisitoria e si apre nell’aula bunker di Caltanissetta un ennesimo capitolo di integrazione probatoria per risolvere il mistero che ruota attorno a una relazione scritta da Gozzo sulle rivelazioni ricevute da Genchi in un incontro avvenuto il 22 maggio scorso nel suo ufficio di Palermo. Secondo il magistrato, Genchi gli avrebbe confidato di aver saputo da un collega della Scientifica, Bartolo Iuppa, che due poliziotti nel ’94 si erano ribellati alle richieste di La Barbera che voleva imporre a Scarantino le dichiarazioni su via D’Amelio. Gozzo aggiunge che Genchi gli avrebbe raccontato anche di aver consigliato a Iuppa di mandare i due a parlare con un pm nisseno: ma La Barbera lo venne a sapere e, nei giorni successivi, allontanò i ribelli dal suo ufficio. La procura nissena, nei giorni scorsi, ha sentito tutti i protagonisti della vicenda. Ma Genchi non ha confermato nulla. Ha ammesso di essersi recato nell’ufficio di Gozzo a fine maggio in compagnia del comune amico Luigi Furitano, ha ammesso di avergli raccontato alcune confidenze di Iuppa, ma ha fatto riferimento a un episodio diverso: e cioè che nel febbraio ’94 Rosalia Basile, l’ex moglie di Scarantino, si presentò in casa Borsellino e chiese di parlare con Agnese, la vedova del giudice ucciso. Iuppa parlò personalmente con la donna, che gli riferì delle pressioni inflitte al marito per costringerlo a vestire i panni del “pentito”. L’imbarazzo degli inquirenti è aumentato quando la storia dei due poliziotti ribelli è stata smentita anche da Iuppa che dice di non saperne nulla, mentre l’episodio raccontato da Genchi è stato confermato sia dallo stesso Iuppa che dalla Basile. Furitano, invece, ha detto di aver accompagnato l’informatico da Gozzo, ma di non aver ascoltato il loro colloquio. La denuncia del magistrato è dunque il frutto di un “malinteso”, come lo ha definito Genchi? Per stabilirlo, la Corte ha citato anche Furitano, la Basile e i poliziotti che hanno svolto le indagini: saranno sentiti nelle udienze del 12, 13 e 14 luglio.


Sandra Rizza

Il Fatto Quotidiano 16 giugno 2016




 

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