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Al Processo Caccia la difesa chiede di cancellare le intercettazioni con il virus informatico PDF Stampa E-mail
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Scritto da Massimo Numa   
Lunedì 10 Ottobre 2016 20:06

È ripreso stamane in corte d’Assise, a Milano, il processo per l’omicidio del procuratore capo di Torino, Bruno Caccia, ucciso la sera di una domenica di giugno del 1983 da killer affiliati alla ’ndrangheta. Alla sbarra c’è un solo imputato, Rocco Schirripa, 64 anni, arrestato con l’accusa di aver fatto parte del gruppo di fuoco guidato dal boss (condannato all’ergastolo) Domenico Belfiore, uscito recentemente dal carcere dopo 28 di prigione, per motivi di salute. Schirripa si professa innocente, ma le intercettazioni ricostruite dalla squadra mobile (pm Marcello Tatangelo) lasciano intuire l’esatto contrario. Stamane gli avvocati Basilio Foti e Mauro Anetrini hanno chiesto di eliminare dal processo i colloqui ottenuto attraverso il virus informatico Trojan, inoculato dalla polizia negli smartphone dei sospettati, ma l’accusa precisa che la Cassazione ha ritenuto legittime questo tipo di intercettazioni. Poi la decisione della Corte in merito alle liste dei testi presentate da difesa e parti civili (avvocato Fabio Repici), in cui compaiono ex funzionari dei Servizi segreti degli Anni 80 e 90, oltre a figure istituzionale coinvolte a vario titolo nell’inchiesta sul delitto.

Massimo Numa (La Stampa)



 

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