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Lo Giudice: 'Aiello coinvolto nelle stragi di Firenze e Roma' PDF Stampa E-mail
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Scritto da Aaron Pettinari e Francesca Mondin   
Mercoledì 19 Ottobre 2016 21:11
di Aaron Pettinari e Francesca Mondin - 19 ottobre 2016

“Io so che Aiello ha partecipato agli attentati di Firenze, di Maurizio Costanzo, dello stadio di Roma. Questo lo apprendo da lui ma so che partecipò anche Antonella”. A dirlo è Antonino Lo Giudice rispondendo ad una domanda dell’avvocato Fabio Repici (legale di Salvatore Borsellino). “La strage di Milano? Può anche darsi che me l’abbia detto ma ora non ricordo - prosegue Lo Giudice - A parlare con me era più Aiello e la donna lo accompagnava e non entrava in certi discorsi. Però anche lei ci ha preso parte a queste cose”. Quando Repici chiede se ha mai saputo di riunioni tra esponenti della ‘Ndrangheta ed i fratelli Graviano il collaboratore di giustizia risponde in maniera affermativa.
“Questa riunione credo sia avvenuta tra il 1990 ed il 1992. C’era già stata la pace e Riina era intervenuto cambiando il nome della ‘Ndrangheta in ‘Cosa nuova’. C’era già stato il primo mandato sull’omicidio Scopelliti, il progetto sul ponte dello stretto. Poi c’è questa riunione con i Graviano ad Oppido Mamertina nella casa del figlio di Rocco Filippone. C’erano i Piromalli, i Molé, Peppe De Stefano per le famiglie di Reggio Calabria. Questo mandato era per chiedere a De Stefano a Condello e a Giovanni Tegano di dare una mano a colpire i carabinieri. Perché no la polizia? Io so solo che si dovevano colpire nello specifico i carabinieri. Io poi so che ci sono stati quattro attentati, quello a Scilla, uno a Reggio Calabria, uno vicino alla casa di Calabrò. Vengono interrotti con l’arresto dei Villani, di Calabrò, tra il 1994 ed il 1995”.
Durante la sua deposizione Lo Giudice spiega anche il perché dei suoi rapporti con Aiello. “L’ho usato. Mi serviva per recuperare degli oggetti che servivano contro le rappresaglie che potevo subire. In quel periodo non ero in buoni rapporti con Condello”.
Il precesso preseguirà domani con l'esame del collaboratore di giustizia Villani.


Lo Giudice: ''Mi dissero che dovevo cancellare dalla mente Aiello, ho avuto paura''
di Aaron Pettinari e Francesca Mondin

“Ho deciso di andare via per salvarmi la vita, non mi potevo fidare né della Dna né dei Nop né dei magistrati” il pentito calabrese Antonino Lo Giudice, che sta deponendo al processo Borsellino quater, spiega la sua decisione di darsi latitante, a giugno 2013, durante la sua travagliata collaborazione con la giustizia.
Parlai di Aiello al magistrato Donadio in un colloquio investigativo nel dicembre 2012”, “non ne parlai subito” entro i sei mesi dall’inizio della collaborazione avvenuta nel 2010 “perché avevo paura” spiega Lo Giudice. Ma dopo l’incontro con Donadio il pentito non riferì più nulla a nessuno perché ”sono passati circa sei mesi durante i quali succedono parecchie cose” sottolinea l’ex ‘ndranghetista ed inizia a raccontare nel dettaglio.
“I primi di febbraio una mattina esco di casa a piedi e vengo bloccato da una macchina e due persone, che si qualificano come carabinieri, mi fanno salire e mi portano in una località dove c’era un’altra macchina con altre due persone - inizia a raccontare Lo Giudice. - Mi fanno salire sull’altra macchina, e lì uno di questi altri mi dice 'Le posso assicurare che non gli facciamo nulla ma lei si deve cancellare dalla mente Aiello deve fare conto che non esista, - e ancora - noi lo diciamo per il suo bene, sappiamo dov’è la sua famiglia”. Sarebbe in quel momento che il collaboratore di giustizia parla di una registrazione in qui ritrattava tutto: “Io allora per calmare la situazione ho detto che avevo già pronta delle registrazioni per ritrattare e che se venivano a casa gliele consegnavo, mi accompagnano a casa e io gli diedi le copie delle foto e delle registrazioni e loro mi dicono: ‘Ormai sappiamo dove trovarla se abbiamo bisogno torniamo, mi raccomando non aprire a nessuno soprattutto ai carabinieri’".
“Però - continua a raccontare il pentito - nei giorni successivi degli agenti in borghese iniziarono a fare dei posti di blocco sotto casa, e se uscivo mi pedinavano... un giorno si presentano a casa due persone distinte che si qualificano come i NOP di  Roma, ma quando dico che chiamo i carabinieri  questi vanno via e scappano”. Il fatto definitivo però che avrebbe fatto prendere la decisione all’ex ‘ndranghetista di fuggire sarebbe successiva, secondo le dichiarazioni di Lo Giudice. “Verso aprile maggio mentre ero giù con la mia compagna una macchina con si affianca ci guarda, quindi io capisco che c’è qualcosa che non andava allora penso in quel momento di chiamare mia moglie e mio figlio”. “Quando arrivano, dopo quattro, cinque giorni, ci allontaniamo in macchina e io non potevo dirgli quello che stava succedendo - dice con grande coinvolgimento emotivo il collaboratore di giustizia - quindi gli ho detto solo di guardarsi dai carabinieri, poco dopo ci fermano i carabinieri e ci chiedono documenti e lì io mi sono visto carcerato e dopo ho preso la decisione di andare via di là... sono andato a Reggio da un mio zio”.
A novembre del 2013 Lo Giudice viene ritrovato e il pm ha fatto notare che per un anno non rende alcuna nuova dichiarazione ma continua a negare di aver conosciuto Aiello anche quando viene sentito a luglio del 2014, pochi mesi prima dei verbali di settembre dove invece riprende a parlarne. “Cosa cambia in quei mesi? - risponde Lo Giudice - niente ho deciso di andare avanti ed aiutare i magistrati, mi sono deciso in quel momento”.


Lo Giudice: ''Tra 'Ndrangheta e Cosa nostra si instaura un unico gruppo''
di Aaron Pettinari e Francesca Mondin

“Dopo che Totò Riina è venuto a Reggio Calabria per la pace delle famiglie si è instaurato un uni gruppo di mafia e ‘Ndrangheta”. A dirlo è Antonino Lo Giudice, ascoltato quest’oggi al processo Borsellino quater, in cui sono imputati Salvo Madonia e Vittorio Tutino per strage e i falsi pentiti Francesco Andriotta, Vincenzo Scarantino e Calogero Pulci per calunnia. Rispondendo alle domande dei pm Luciani e Paci e del Procuratore capo Bertone, il collaboratore ribadisce che “quando sono uscito dal carcere appresi da Pasquale Condello e da altri soggetti che tutto quello che avevano fatto fino a quel momento era un rapporto più stretto e ben specifico”. In merito alla questione dell’esplosivo aggiunge: “Io dico quel che mi disse Aiello ma poi non è che ho approfondito se effettivamente fu usato o meno quello calabrese. Perché necessario l’utilizzo di un personaggio esterno a Cosa nostra e ‘Ndrangheta? Io so che l’hanno usato”. Inoltre Lo Giudice dice di aver parlato di certi fatti anche con il suo braccio destro, Consolato Villani (“Io gli dissi a lui sia dei colloqui con Scotto che quelli con Aiello”)”. L’udienza, dopo l’acquisizione dei verbali d’interrogatorio, prosegue poi con il controesame. Il collaboratore, rispondendo alle domande dell’avvocato Di Gregorio, spiega di aver sofferto di un periodo di depressione in due periodi differenti. Uno durante i 180 giorni ed uno dopo il suo secondo arresto. Quindi ribadisce che nei primi verbali del 2014 “vi può essere della confusione”.


Borsellino quater, Lo Giudice: “Lo sfregio di Aiello? Gli spararono in Sardegna"
di Aaron Pettinari e Francesca Mondin

“Aiello mi disse che la ferita sul lato destro della guancia se l’era fatto in Sardegna quando dava la caccia al bandito Graziano Mesina, fu lui a sparargli in faccia”. Lo Giudice, continua anche se con fatica e qualche momento di confusione la deposizione al processo Borsellino quater e parla ancora dei suoi colloqui con Giovanni Aiello anche su fatti personali. “In Sardegna - dice il pentito - c’era un campo d’addestramento dove si allenavano Aiello e Antonella, ad Alghero mi disse Aiello”. Riguardo lo sfregio in volto, il pm Luciani fa notare che nel verbale del 2014 Lo Giudice spiegò che era stato causato da un fucile o da una pistola scoppiati. E qui il collaboratore di giustizia calabrese ribadisce: “Dottore tenga conto che sono stato malato, prendevo psicofarmaci quindi nelle dichiarazioni del 2014 ci sono delle distorsioni”.
Riguardo una casa di Aiello che sarebbe stata individuata da Cortese durante un pedinamento Lo Giudice conferma quanto detto a maggio: “Aiello mi diceva che con i suoi amici dei servizi si incontravano lì, facevano riunioni”.
Nega invece la possibilità di aver cercato Aiello per avere delle informazioni: “No no se volevo informazioni io cercavo il capitano” ed alle contestazioni della pubblica accusa di aver detto invece che aveva chiesto ad Aiello su delle indagini nei loro confronti, risponde “non ricordo questo”.


Lo Giudice: ''Da via d'Amelio all'omicidio dell'urologo c'entra Aiello''
Il collaboratore parla dell’attentato all’Addaura, della morte di Agostino, Piazza e Domino
di Aaron Pettinari e Francesca Mondin
E’ un fiume in piena Antonino Lo Giudice. Seppur con notevoli difficoltà, con continue contestazioni da parte del pm Stefano Luciani, il collaboratore di giustizia calabrese fornisce ulteriori elementi su una serie di vicende che hanno riguardato la storia della mafia siciliana. Lo Giudice spiega che con Aiello c’erano stati diversi incontri, circa una decina, e “o ci davamo appuntamento prima quando lui veniva di volta in volta o ci sentivamo tramite il capitano. Mai per telefono perché lui (Aiello) era contrario. Ed è qui che iniziano le nostre confidenze. Lui faceva domande a me ed io a lui".

La strage di via d’Amelio
“Aiello mi disse che a preparare la bomba era stato lui personalmente assieme ad altri mafiosi assieme Gaetano Scotto... che era stato lui ad assemblarla in una macchina. Quale? Una 126. Poi mi dice che si era nascosto in un albergo e da lì con il cannocchiale vedeva quando arrivavano le macchine. Chi gli chiese di fare questo? Gaetano Scotto, loro erano in confidenza, facevano affari insieme…”. Poi Lo Giudice prosegue: “Aiello mi dice tante cose. Mi spiegava che in quel crimine e in tanti altri c’era il dottore Bruno Contrada e La Barbera, il capo della Mobile. Cosa c’entravano? Non lo so, lui mi diceva che era uno 007 sotto copertura ma non mi spiegava cosa c’entravano”. Il coinvolgimento di La Barbera, fino ad ora, non era mai emerso in alcun verbale così come l’utilizzo di un cannocchiale da parte di Aiello. “Mi sono ricordato ora - dice il pentito calabrese - … Aiello mi racconta che lui prepara la bomba e con il cannocchiale da dentro una camera d’albergo vede l’arrivo delle macchine e quando si avvicina al portone di casa lui preme il pulsante”.
Lo Giudice, rispetto a quanto avvenuto in altri interrogatori, sta raccontando anche particolari sull'esplosivo utilizzato per le stragi di Capaci e via D'Amelio: "Le posso dire - le parole di Lo Giudice - che tutto l'esplosivo servito sia per Falcone che per Borsellino è arrivato da Reggio Calabria e lo ha trasportato proprio Aiello ed una certa Antonella. Gaetano Scotto lo aveva mandato a prelevare 10 quintali di esplosivo C4. Questi erano in una nave a largo di Melito Porto Salvo. L'ordine per quell’esplosivo era arrivato da Totò Riina".
Alla contestazione del pm sul fatto che non aveva mai parlato dell’esplosivo nonostante la specifica domanda dei magistrati il 3 maggio 2016, né tantomeno ha mai scritto alla Procura di aver cose da dire su questi fatti, Lo Giudice si giustifica: “E si vede che non ho capito. Non mi sono ricordato... Tante cose mi sono sfuggite”.

L’attentato all’Addaura
Tra le cose che Aiello avrebbe riferito vi era anche l’Attentato all’Addaura. “Aiello mi parla che aveva fatto l’attentato a Falcone, erano su un gommone in mare, lui partecipa con Gaetano Scotto e un’altra persona… Era sempre Riina la fonte che incarica Scotto di far partecipare Aiello… poi si sono accorti che la scorta, non so chi c’era là, si sono accorti che qualcosa non andava e hanno dovuto mollare tutto… La bomba era messa vicina alla scogliera e si sono allontanati e arrivò gente e loro si sono allontanati”. Anche di questi fatti nell’ottobre del 2014 non aveva parlato, salvo poi riferirne nel maggio 2016. “Lui mi raccontava spesso che all’interno dell’ufficio della Questura a San Lorenzo c’erano altri sotto copertura, di cui questo Piazza, un certo Paolilli, un certo Antonino Agostino. E se non vado errato questo Piazza aveva partecipato pure a questa cosa dell’Addaura. Piazza, Scotto e Aiello hanno tentato a fare l’attentato a Falcone e poi Antonino Agostino, che faceva delle indagini, capisce che c’era qualcosa che non andava e loro rinunciano… e poi Aiello e Piazza uccidono Agostino che aveva scoperto tutta la faccenda. Poi, a sua volta, Aiello uccide Piazza… Perché? Per non lasciare testimoni”.
A questo punto Luciani fa notare la difformità di un verbale dell’ottobre 2014 in cui riferisce che Aiello ed altri colleghi facevano indagini sull’attentato dell’Addaura su incarico di Bruno Contrada. “Io non voglio fare confusione - dice Lo Giudice - Io ricordo queste cose”. Non solo. Dopo un po’, quando Luciani legge alcune dichiarazioni per cui dell’omicidio Agostino aveva saputo da Pietro Scotto al tempo della carcerazione a l’Asinara, Lo Giudice sbotta: “Non è mia questa dichiarazione, sono sicuro al cento per cento che non è mia. Avranno sbobinato male. Io non ricordo questa motivazione”. Dopo l’intervento del proprio avvocato, che ha chiesto una sospensione, Lo Giudice spiega alla Corte: “Io mi sento confuso. Ci sono dichiarazioni su dichiarazioni. Io il fatto dell’esplosivo non l’ho detto prima perché avevo paura dei Servizi che sono stato da loro perseguitato e mi hanno portato al punto di evadere dai domiciliari e questo è stato il punto”.

Altri omicidi ed attentati
Sempre sollecitato dal pm Lo Giudice riferisce anche di altri omicidi che Aiello gli avrebbe confessato. “Mi parlò di un omicidio di un bambino, sempre in Sicilia, ma non so il periodo, direi una bugia (il riferimento sarebbe al piccolo Claudio Domino). Poi mi ha parlato di un attentato a Trapani dove sono morte due bambini ed una donna accidentalmente (la strage di Pizzolungo con l’attentato al giudice Carlo Palermo)… Poi mi ha parlato anche di Bernardo Provenzano. Mi parlò di un urologo… che si era impegnato a trovare un ospedale dove si poteva operare Provenzano… e mi ha detto che… tramite un avvocato, un certo Pataffio… hanno parlato con questo urologo e trovato il posto all'estero, non so dove. Dopo l’operazione sempre l’avvocato ha dato incarico ad Aiello, su mandato di Bernardo Provenzano, di uccidere l’urologo… Come? Aiello è andato con Antonella a Viterbo, si sono recati nell’ufficio del dottore. Antonella lo ha immobilizzato e poi gli fecero una puntura di droga per sviare le indagini. Perché il 3 maggio 2016 parlo di strangolamento e non di Antonella? Perché mi ricordo altri particolari riflettendo meglio…”.


Borsellino quater, Lo Giudice: ''Aiello si presentò con una donna, Antonella''
di Aaron Pettinari e Francesca Mondin

Aiello “torna sul mio posto di lavoro assieme ad una donna che presenta come Antonella, una sua amica e mi lascia un biglietto con numero telefonico estero dicendomi: ‘Chiama su questo numero che la persona che risponde ti favorirà’”. Il pentito calabrese Antonino Lo Giudice detto il Nano, racconta, durante la deposizione al quarto processo per la strage di via D’Amelio, di aver avuto altri incontri con Giovanni Aiello, chiamato anche “faccia da mostro”, l'uomo dei servizi che secondo alcuni collaboratori di giustizia avrebbe preso parte a molte stragi ed omicidi eccellenti. La donna che lo accompagnava “era una signora di 35, 36 anni, alta un metro e 75 o 80 circa - inizia a descrivere Lo Giudice su richiesta del pm Luciani - faccia rotonda e aveva qualcosa che non capivo se fosse un neo a sinistra sopra il labbro, i capelli li cambiava sempre di colore, mi dava l’impressione che indossasse una parrucca”. “I rapporti tra i due? io ho capito che lei era una guerrigliera, credo ci fosse un rapporto personale ma non ho elementi oggettivi per dirlo, non abbiamo mai parlato della sua situazione sentimentale”. 
Il pentito calabrese racconta quindi di un’ulteriore incontro avvenuto per far conoscere il fratello Luciano ad Aiello. “Lui (Aiello) voleva conoscere mio fratello - dice Lo Giudice - e si crea l’occasione all’interno della profumeria di Antonio Cortese”. Diversamente nei verbali del 2014 aveva detto che “Luciano non ha mai partecipato ad incontri con Aiello” così come durante il confronto con Villani aveva marcato il fatto che Villani si sbagliava “mio fratello non c’era” aveva sottolineato. Il pm Luciani quindi chiede: “Si tratta di dettagli non indifferenti, cosa cambia dal 2014 ad oggi che invece ricorda l’incontro?” “Perché ragionando ho pensato che effettivamente è come dice Villani - risponde il pentito - non mi ricordavo all’epoca”.
Altra contestazione viene sollevata riguardo la partecipazione di Villani a quell’incontro. “Villani era autorizzato ad entrare?” chiede il magistrato, “No io quando sono arrivato gli ho detto di rimanere in macchina - risponde Lo Giudice - lui invece fa tutto al contrario, entra e vede Aiello”. “Ma lei questo non lo dice nella dichiarazione che fa prima di fare il confronto con Villani - fa notare il pm Luciani - lei descrive una scena diversa dove entrate assieme, come spieghiamo questa circostanza?” “Non mi ricordo - risponde il collaboratore di giustizia - è inutile che vi arrabbiate”. 
Lo Giudice poi spiega che in profumeria ci furono altri incontri dove “Aiello insegnava a Cortese come costruire bombe”. 
La pubblica accusa entra poi in un’altro argomento delicato: il possesso o meno di alcune foto, da parte di Lo Giudice, ritraenti Aiello e la donna che l’accompagnava. “Cortese lavorava con me - racconta Lo Giudice - e io gli ho detto di seguire e fotografare una persona (Aiello) che doveva venire lì, quando poi se ne andava”. “Lui poi mi porta tre quattro foto di loro (Aiello e la donna) mentre scendevano dalla macchina e di un manufatto vicino al mare - continua il pentito - poi me le ha caricate nel cellulare e io le ho caricate sul computer, poi faccio un passaggio su una memoria esterna, e ho portato il computer a resettare e nella memoria esterna non trovo più le foto”. 
Ben diversa invece era la versione fornita in passato dove diceva che Cortese “Ha fatto un pedinamento e basta per vedere dove abitava, foto non ne ha fatte che io sappia, l’incarico era di fotografarlo ma io non ho mai visto queste foto”. A questo il pentito ha risposto: "Sorprende pure a me questo perché le foto c’erano".


Lo Giudice: ''Mi dissero che era stato Aiello a far scoppiare la bomba di Borsellino''
di Aaron Pettinari e Francesca Mondin
“Scotto a l’Asinara era una furia. Disse che non c’entrava nulla e che era stato lui, Aiello a premere il pulsante. Che era stato lui a far scoppiare la bomba in casa Borsellino”. E’ una deposizione particolarmente difficile quella del collaboratore di giustizia Antonino Lo Giudice al processo Borsellino quater. Il pm Luciani procede con continue contestazioni in merito a quanto fu riferito da Pietro Scotto allo stesso pentito durante il periodo di detenzione in Sardegna. “Far scoppiare la bomba cosa significa?” chiede il pm. E il pentito risponde: “Lui dice genericamente così... Lui accusava i servizi... dice che lui era assieme ai servizi e poi ha chiuso il discorso”.
Diversamente in precedenti verbali Lo Giudice aveva anche raccontato che Scotto parlò dei luoghi da dove Aiello avrebbe fatto l’attentato parlando di un appartamento nei pressi del luogo della strage e successivamente di un albergo. “Non bisogna fare confusione tra quello che scrivo nei memoriali e quello che dico nei verbali - dice Lo Giudice - Io quando parlo di Aiello dico molti particolari... Aiello mi dice che il luogo era in cima alla montagna che c’era un albergo o un residence e che era in questa stanza dei questo lussuoso albergo e che vedeva la casa del magistrato da su a giù”.
Altro particolare che aggiunge oggi in aula è su quanto disse Scotto in merito ad Aiello: “In quello sfogo diceva che era dei servizi che si era addestrato in Sardegna, lo chiamava in tanti modi, sfregiato, butterato, faccia bruciata... era fuori di sé... Questa cosa venne fuori parlando con Lo Presti che era in Sardegna... e che la si era fatto quella cosa... che lo spararono nella faccia”. Ed è proprio quest’ultimo dettaglio che in passato non aveva riferito. E quando lo stesso presidente Balsamo chiede il motivo dell’errore il pentito risponde: “Mi sono sbagliato, non ricordo…”. E poi ancora “Avrò fatto confusione in quel verbale…”. Successivamente parla dell’incontro avuto con Aiello in presenza di altri soggetti tra cui il suo braccio destro, Consolato Villani. “A Villani dissi di quei dialoghi avuti con Scotto, della mia storia passata a l’Asinara. Un giorno accadde che ci incontrammo nel posto del lavoro estivo. Io avevo questo gazebo dove servivo frutta esotica, angurie... e c’erano dei tavolini. C’era lui, il padre Giuseppe, un altro Mercurio che però stavano per i fatti suoi. Ad un certo punto arriva il capitano (Tracuzzi) che mi porta questa persona... All’inizio lo presenta genericamente come un collega. Poi quando ci appartiamo mi dice chi è. Era Giovanni Aiello… Poi io successivamente, qualche tempo dopo, a Villani dissi che quello era la stessa persona di cui gli avevo parlato”. Un particolare, quello del dialogo riservato, che però non aveva mai riferito. “Io confermo quello che dico oggi - dice Lo Giudice - In quei verbali non ero io. Stavo male, volevo anche uccidermi, prendevo antidepressivi... non ero io... quello che dico oggi è quello che confermo... Tenga conto quello che dico io oggi perché sono sereno e tranquillo”.


Lo Giudice: ''Scotto disse che era tutta colpa di un certo Aiello''
di Aaron Pettinari e Francesca Mondin

Dopo un breve excursus della sua carriera criminale il collaboratore di giustizia calabrese Antonino Lo Giudice, che sta deponendo al processo Borsellino quater, entra subito nel vivo della vicenda delle confidenze ricevuta al carcere dell’Asinara riguardo la strage di via D’Amelio. “Ero al passeggio con Lo Presti quando ha chiesto e Pietro Scotto ‘Ma tu come ti sei trovato qui?’” - racconta il pentito rispondendo alle domande dei pm - e Scotto diede la colpa ad un certo Aiello: ‘E’ tutta colpa sua, da quando è entrato nella nostra famiglia ci ha rovinato tutti questo bastardo sbirro sfregiato’“ e poi, racconta ancora Lo Giudice, rivolto a Lo Presti che rideva avrebbe detto “‘ma lei non lo conosce ad Aiello quello che lavorava alla polizia?'".
Ad assistere a questo discorso, spiega il collaboratore di giustizia, ci sarebbero stati “tutti quelli che erano a passeggio” tanto che Lo Presti lo avrebbe fermato “dicendo Pietro tappati la bocca”.
Di quell’argomento, racconta Lo Giudice, “si parlò solo una volta lui poi fu trasferito”.
“Scopelliti mi spiegò che Scotto era un siciliano che era stato coinvolto per la strage di Borsellino con Riina - spiega il collaboratore di giustizia calabrese - poi Lo Presti ci ha presentato Scotto e lui ha sempre detto di essere innocente”.


Borsellino quater, iniziata la deposizione di Lo Giudice
di Aaron Pettinari e Francesca Mondin

E’ iniziata la deposizione del collaboratore di giustizia calabrese Antonino Lo Giudice, detto il Nano, al processo Borsellino quater. L’ex boss della ‘Ndrangheta, presente in aula e protetto da un paravento, sta rispondendo alle domande del pm Stefano Luciani. Prima dell’inizio dell’udienza l'avvocato Giuseppe Scozzola, legale di parte civile di Gaetano Scotto, aveva chiesto alla Corte d'assise nissena di vietare la diretta su Radio Radicale delle udienze di oggi e domani in quanto vi era il rischio che il pentito che sarebbe stato sentito per secondo poteva ascoltare ciò che dice chi lo ha preceduto e uniformare così le sue dichiarazioni. La Corte, presieduta da Antonio Balsamo, ha respinto la richiesta in quanto “La Corte non può regolare le modalità di esercizio del diritto di cronaca, qualora sia stata autorizzata la ripresa fonografica del processo sulla base di un interesse sociale alla conoscenza dello stesso". In ogni caso la Corte ha disposto che Consolato Villani, il pentito che dovrà essere sentito per secondo, non ascolti la deposizione di Antonino Lo Giudice in modo da scongiurare il rischio di uniformare le sue dichiarazioni a quelle dell'altro collaborante.


Aaron Pettinari e Francesca Mondin (AMDuemila)





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