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'Signor Dell'Utri, i miei palermitani di riferimento sono ben diversi dai suoi' PDF Stampa E-mail
Editoriali - Editoriali
Scritto da Pippo Giordano   
Martedì 13 Dicembre 2016 19:45
di Pippo Giordano - 13 dicembre 2016

Ci sono interviste che, una volta lette, si sente il dovere morale di commentare, se non altro per rispetto a tutti gli uomini assassinati dal sodalizio criminoso Cosa nostra che l'intervistato, il signor Marcello Dell'Utri, ha fatto crescere, col concorso esterno, in maniera esponenziale:

Giornalista: 'Scusi, ma non è che ha sbagliato a frequentare certi capimafia per mediare i rapporti con Berlusconi, come ha stabilito la sentenza di condanna?'
Marcello Dell'Utri: 'Io non ho fatto niente di tutto questo. Ho conosciuto solo Vittorio Mangano e Gaetano Cinà, senza sapere che fossero mafiosi, se poi è vero che erano mafiosi; e partecipai alla festa di matrimonio di quel Jimmy Fauci, altra persona di cui non conoscevo le attività criminali, in cui arrivai che erano già alla torta'.
Giornalista: 'Veramente ci sarebbero anche gli incontri con i boss Bontate, Teresi e Di Carlo, che risalgono addirittura agli anni Settanta'.
Marcello Dell'Utri: 'Mai avvenuti. I giudici hanno detto il contrario, lo so, ma senza prove. La verità è che noi viviamo nel Paese dei pubblici ministeri, sono loro che comandano'.


E no signor Marcello Dell'Utri, non accetto che passi il suo pensiero secondo cui noi vivremmo nel Paese dei pubblici ministeri e che sarebbero loro a comandare. Non è assolutamente vero, la sua vicenda giudiziaria è stata definitivamente bollata dalla Cassazione. L'unica verità che conosco è quella della morte di tantissimi magistrati, poliziotti, carabinieri, uomini, donne e bambini, uccisi dai membri di un'associazione criminale, Cosa Nostra, che lei signor Dell'Utri ha contribuito a rafforzare. L'unica verità che conosco sono le stragi di Capaci e via D'Amelio e gli omicidi dei miei colleghi.
Certo le dà fastidio questa condanna, è vero? Ma lei è stato condannato per concorso esterno alla mafia, se ne faccia una ragione. Ma soprattutto, come ho già detto a Riina, si faccia “U carceratu” e sconti la pena sino all'ultimo giorno.
L'intervistato Dell'Utri espone la sua verità in ordine alla condanna per sette anni, subita per concorso esterno in associazione mafiosa, ma dimentica quanto sancito dalla Suprema Corte che ha scritto a chiare lettere che il signor Dell'Utri, dal ’74 al ’92, è stato il garante “decisivo” dell’accordo tra Silvio Berlusconi e Cosa nostra in quanto ha “consapevolmente e volontariamente fornito un contributo causale determinante che senza il suo apporto non si sarebbe verificato, alla conservazione del sodalizio mafioso e alla realizzazione, almeno parziale del suo programma criminoso, volto alla sistematica acquisizione di proventi economici ai fini della sua stessa operatività, del suo rafforzamento e della sua espansione”.

Credo che lei, signor Dell'Utri, una volta tornato in libertà, potrà partecipare a talk show a iosa, ove lei farà di tutto per autoassolversi. Ma si ricordi che lei è pregiudicato, condannato a sette anni e non per un reato qualsiasi, ma per concorso esterno in associazione mafiosa. Magari lei scriverà un libro, mi piacerebbe leggere la genesi, ovvero quando ebbe inizio la sua “collaborazione” con Cosa nostra. Potrebbe, come Totò Cuffaro, andare negli auditorium o nei locali delle parrocchie a presentarlo.

Signor Dell'Utri, non se la prenda se non la considero palermitano come lo sono io. Sono altri i concittadini palermitani di riferimento: tutte le persone oneste che vivono con dignità da veri siciliani. E voglio qui ricordare alcuni palermitani coi quali ho condiviso con onore l'appartenenza della città natia: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Ninni Cassarà, Natale Mondo e tantissimi altri.
Concludo dicendole, che quando all'inizio dell'intervista lei afferma la sua verità, ossia che siamo un Paese di pubblici ministeri, sommessamente le faccio notare che a comandare a Palermo, erano i mafiosi da lei supportati. Altro che pubblici ministeri, vada nei cimiteri e si renderà conto.


Pippo Giordano




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