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Acquaviva delle fonti: Cittadinanza onoraria al Pm Di Matteo PDF Stampa E-mail
Editoriali - Editoriali
Scritto da Savino Percoco   
Venerdì 06 Gennaio 2017 22:40
di Savino Percoco - 29 dicembre 2016

Il 27 dicembre, su richiesta del Movimento delle Agende Rosse, il Consiglio comunale di Acquaviva delle fonti (BA) ha approvato la delibera di conferimento alla cittadinanza onoraria per il pubblico ministero Antonino Di Matteo, nonchè Sostituto Procuratore della Repubblica a Palermo.
Continuano quindi, le manifestazioni di supporto al principale magistrato esposto in prima linea contro il crimine organizzato e tra i protagonisti, con Teresi, Del Bene e Tartaglia, del processo che più di tutti fa tremare uomini di potere, nell'inchiesta sulla Trattativa Mafia-Stato.
Nel corso della sua trentennale carriera, vissuta in gran parte sotto scorta, Di Matteo, si è contraddistinto tra i pochi, per non essere mai arretrato non solo ai ricatti delle cosche, ma neanche ai potenti cognomi dei vertici dello Stato o dell'alta finanza, che puntualmente ha indagato e interrogato.
Sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta nel 1991, diviene pubblico ministero a Palermo nel 1999, e interprete di una serie di inchieste cruciali sulle stragi di mafia, le uccisioni di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, gli agenti delle rispettive scorte, Rocco Chinnici, Antonino Saetta, ecc.
Sul togato più a rischio vita d'Italia, sono vigenti degli ordini di morte provenienti dai più alti vertici di cosa nostra, Salvatore Riina, più volte intercettato presso il carcere di Opera e Matteo Messina Denaro che secondo alcuni pentiti, tra cui Galatolo, avrebbe emesso delle direttive scritte ai boss per attivare l'esecuzione.
Il conferimento della cittadinanza onoraria attribuita dal Comune barese è chiaramente un simbolico sigillo civico di solidarietà verso un uomo che mette a repentaglio la propria vita, ma anche un segnale di chiarezza istutzionale contro l'oppressione mafiosa.
Esprime soddisfazione il Sindaco Davide Carlucci, che descrive “il lavoro di ricostruzione e rilettura di alcune delle pagine più oscure della storia della nostra democrazia” che rafforzano e motivano la scelta di conferire cittadinanza onoraria ad un uomo che per l causa subisce minacce e intimidazioni rinunciando alla propria libertà. “Questo gesto, suggerito dalle Agende Rosse di Acquaviva e fortemente voluto dall'assessore Tina Capozzo, è solo l'inizio di un percorso che punta all'affermazione di una cultura antimafiosa nella nostra città: sono previsti incontri con personaggi pubblici, con il coinvolgimento delle scuole e delle associazioni”. 
Il primo cittadino poi, spiega alcune delle attività in atto, come il completamento del processo di assegnazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, l'approvazione di un regolamento che limita fortemente l'apertura di nuove sale giochi, “spesso frequentate da persone in difficoltà assistite dai nostri Servizi sociali”, il lavoro di trasparenza avviato per rendere pubblici tutti gli atti amministrativi e l'assegnazione di contributi agli indigenti, “incoraggiando controlli da parte della Guardia di Finanza, per evitare che si perpetui una cultura dell'abuso e dell'assistenzialismo truffaldino che spesso rappresenta uno "status" e una copertura in ambienti dediti al crimine”.
Entusiasta anche l'assessore Capozzo, che sin dalla nomina istituzionale, più di tutti ha spinto per concretizzare questo simbolo di legalità e ricorda lo striscione per il pm Di Matteo che in passato il Sindaco aveva consentito l'esposizione. Emozionata racconta i pensieri che attraversava durante la lettura della delibera in aula, per il pm stesso, “che servi a ricordargli che non è solo, ma ci sono cittadini e Istituzioni che ancora credono nei valori della legalità e giustizia, che lo sostengono e non lo lasceranno mai solo e continueranno a parlare di lui perché il silenzio e il successivo isolamento è una delle armi che la mafia usa per uccidere”. Continuando, “ho pensato anche a Salvatore Borsellino perché questa cittadinanza è dedicata anche a suo fratello Paolo perché ci sono persone che ancora credono che sia necessario e un dovere ricercare la verità. Ma non bisogna fermarsi qui, comincia ora la fase più dura per questa amministrazione e per tutta la cittadinanza, quella di essere all'altezza di un tale concittadino, di tale valore morale, del suo essere un uomo libero”.

Savino Percoco





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