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Processo trattativa: se parlasse Totò Riina? PDF Stampa E-mail
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Scritto da Aaron Pettinari   
Domenica 29 Gennaio 2017 16:12
di Aaron Pettinari - 27 gennaio 2017

Qualcuno degli imputati ci può dire se consente di sottoporsi all'esame dei pm?”. La domanda del presidente della Corte d'assise, Alfredo Montalto, arriva in chiusura di udienza al processo trattativa Stato-mafia. C'è chi è già stato ascoltato in dibattimento, come Giovanni Brusca e Massimo Ciancimino, chi decide di “non acconsentire”, come il medico Antonino Cinà, chi non può esprimersi in quanto “assente per rinuncia”, come il boss Leoluca Bagarella, chi prende tempo assicurando di dare una risposta entro la prossima udienza del 9 febbraio (gli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, l'ex senatore Marcello Dell'Utri e l'ex ministro Nicola Mancino), e chi, invece, si dichiara disponibile: Totò Riina. Il “capo dei capi” è sdraiato sulla lettiga, si fa trasportare fino al telefono per interloquire con il proprio legale, Giovanni Anania, presente in aula, e dà la sua risposta che viene comunicata al cancelliere.
Una vera e propria “novità” se si considera il recente passato. Lo scorso anno, infatti, il boss corleonese avrebbe dovuto deporre al processo Borsellino quater. Alla fine i pm nisseni rinunciarono al suo esame in quanto tramite l'altro storico legale, Luca Cianferoni, Riina (che un mese prima era stato ricoverato in ospedale) aveva dichiarato di star male e che qualora fosse stato bene si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere.
Come va interpretato questo “cambio di rotta”? Forse la volontà di dare un nuovo segnale verso l'esterno o il desiderio di essere un'ultima volta protagonista? Certo, da qui alla prossima udienza potrebbe tornare sui propri passi, ma resta comunque l'intenzione iniziale. E chissà che il capomafia non ritrovi quella loquacità che il 21 ed il 31 maggio 2013 lo portò ad interloquire con alcuni agenti del Gom (Gruppo operativo mobile, reparto mobile della polizia penitenziaria). In quelle occasioni avrebbe detto parole clamorose (“Io non ho cercato nessuno, erano loro che cercavano me, per trattare”. “A me mi ha fatto arrestare Provenzano e Ciancimino, non come dicono i carabinieri”) che in aula, al processo trattativa, sono state riferite dai teste Michele Bonafede e Francesco Milano. Potrebbe essere un ritorno al passato per “Totò u Curtu”, ai tempi in cui spostava l'attenzione verso l'esterno, puntando l'indice contro i servizi segreti ed i magistrati, arrivando ad avvertire Berlusconi di fare attenzione ai “giudici comunistaViolante e Caselli. Oppure potrebbe trovare parole nuove e spiegare le sue esternazioni in compagnia di Alberto Lorusso, il boss della Sacra corona unita che con lui trascorreva l'ora d'aria al carcere “Opera” di Milano. Qualora parlasse sarebbe anche uno “schiaffo” a tutti quei “silenzi istituzionali”, di “non so” e di “non ricordo” a cui si è assistito in questi anni di Processo. Intanto l'udienza odierna, in cui c'è stata la conclusione del controesame del sostituto commissario di Polizia Salvatore Bonferraro, ha sancito la conclusione degli esami dei testi dell'accusa. Il presidente Montalto, con un'ordinanza, ha accolto la rinuncia all'esame del pm per quel che riguarda alcuni testi residui. Contestualmente ha dichiarato inammissibile la trascrizione di alcune intercettazioni sull'utenza in dotazione nel 1992 a Massimo e Vito Ciancimino, nonché quelle riguardanti Massimo Ciancimino e disposte da altre Procure nell'ambito di altre indagini (Reggio Calabria, Roma, Caltanissetta). Sempre non sono stati ammessi gli esami di Caselli e Spallitta sulla conferenza stampa del 15 gennaio 1993 (quella dell'arresto di Riina), mentre è stata accolta la richiesta delle difese di ascoltare il generale Giorgio Cancellieri. Superfluo, secondo la Corte, il confronto tra il colonnello Antonello Angeli ed il maresciallo Saverio Masi, come l'esame di tutti i Presidenti del Consiglio, dei ministri di Giustizia e dell'Interno dal 1994 ad oggi.
Il processo è stato infine rinviato al prossimo 9 febbraio quando si concluderà il controesame del collaboratore di giustizia Giuseppe Maria Di Giacomo. In quel giorno si terrà anche l'esame di Cancellieri mentre, il giorno successivo, sarà la volta del Maresciallo Noto e delle dichiarazioni spontanee dell'ex ministro Mancino.


Aaron Pettinari (AMDuemila)




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