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Parla il fratello di Borsellino: 'L’uccisione di Paolo fu una strage di Stato' PDF Stampa E-mail
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Scritto da Nello Colombo   
Venerdì 14 Aprile 2017 16:18
di Nello Colombo - 13 aprile 2017

Sondrio, 13 aprile 2017 - Compostezza, attenzione e tante lacrime di commozione per i numerosi studenti che hanno affollato la sala del Policampus per una straordinaria lezione di vita di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, ucciso dalla mafia il 19 luglio del 1992. «E’ un onore avere con noi un ospite di riguardo per una lezione di legalità da seguire con giusta gratitudine», ha detto Angelo Grassi, dirigente scolastico dell’Istituto «Piazzi-Perpenti» che con la professoressa Grazia Potenza ha organizzato l’incontro.

«Non parlerò dietro a una cattedra perché non ho nulla da insegnare. Non basta essere figli degli stessi genitori per chiamarsi fratelli. Giovanni Falcone era sì fratello di Paolo, perché avevano tutto in comune. Hanno condiviso la stessa battaglia, gli stessi sogni, gli stessi ideali, la stessa vita. Erano nati in un quartiere povero di Palermo, dove emarginazione e criminalità marciavano di pari passo, dove si sono poi ritrovati a condividere anche la morte», ha esordito l’ingegnere elettronico, votato all’informatica che, a 27 anni, scelse di abbandonare «una città di sangue e cemento» per trovare lavoro a Milano. «Paolo fece una scelta d’amore restando a Palermo, una scelta che gli è costata la vita. Io ho sbagliato perché quello da cui sono fuggito ora è giunto anche qui. La mafia si è trasferita al Nord con i suoi capitali che drogano l’economia. Ma a 25 anni della morte di Paolo sono qui a chiedere giustizia e verità e ne parlo ai giovani sperando siano loro a continuare la mia battaglia», ha ricordato Salvatore Borsellino.

Il fratello del giudice ammazzato dalla mafia ha poi letto un passaggio dell’ultima lettera scritta dal fratello a giovani liceali che gli chiedevano se in un mondo così corrotto ci fosse ancora spazio per la speranza. Aveva risposto di essere ottimista, pur sapendo di essere nel mirino della mafia. Alla madre che gli faceva notare le coccole mancate ai propri figli rispondeva che lo faceva perché non soffrissero quando lui non ci sarebbe più stato. «L’indifferenza è la cosa peggiore. Quando quel tragico 19 luglio mi chiamò mia madre, mi disse che per non far morire il sogno di Paolo avrei dovuto portare il suo messaggio dappertutto. E l’ho fatto, dopo lunghi anni d’indifferenza, con il Movimento dell’Agenda rossa, quell’agenda che qualcuno nel momento della strage fece opportunamente sparire perché avrebbe fatto luce su una strage di Stato per la sua trattativa con la mafia», ha concluso Borsellino con le lacrime agli occhi.


Nello Colombo (fonte: Il Giorno)






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