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Mafia: due incontri con Salvatore Borsellino a San Lazzaro di Savena (Bo) - 17/11/2017
di Redazione 19luglio1992.com - 16 novembre 2017

(DIRETTA STREMING)
Salvatore Borsellino, fratello minore di Paolo, sarà ospite a San Lazzaro di Savena (Bologna) in due incontri organizzati per il 17 novembre da Agende Rosse.  Alla mattina sarà intervistato dal giornalista Marco Lillo all'Itc Mattei, alle 10.30, in un'iniziativa dal titolo 'Bugie e verità. La lunga strada per arrivare ai mandanti delle Stragi del 1992-1993'. Il pomeriggio è invece previsto un convegno, alle 18.30, alla camera del lavoro di San Lazzaro, su 'Le verità taciute del processo Borsellino quater'. Dopo l'introduzione di Luana Rocchi, segreteria Cgil di Bologna, prenderanno la parola, oltre a Borsellino, gli avvocati Calogero Montante, Domenico Morace e Fabio Repici. Modererà sempre Marco Lillo del Fatto Quotidiano.
(ANSA)

L'incontro delle 18.30 verrà trasmesso in diretta streaming



 

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02

Set

2017

Caso Manca, Spataro e quel (mancato) rispetto per le vittime e i loro familiari PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo   
di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo - 2 settembre 2017

Ho preso atto della lettera inviatami dalla signora Manca il cui dolore profondamente rispetto. Io ho riportato quanto scritto in sentenza e ritengo che non sia possibile replicare ai parenti delle persone decedute o vittime di reati, se non invitandoli a leggere attentamente gli atti processuali”. Il procuratore di Torino, Armando Spataro, parla di “rispetto” nei confronti del dolore di Angela Manca. Poi però la invita “a leggere attentamente gli atti processuali”. Un paio di contraddizioni in sole tre righe. Un bel record, non c’è che dire. Sarebbe questo il “rispetto” che merita una madre a cui hanno ucciso un figlio in circostanze misteriose? Per carità, nessuno si aspettava alcuna pietas da parte di un magistrato che si improvvisa difensore di ufficio dei suoi colleghi di Viterbo. Ma in queste occasioni il buon gusto di tacere sarebbe stato d’obbligo. E invece no: nessuna replica - nel merito - da parte di Spataro alle minuziose osservazioni elencate una dopo l’altra nella lettera della signora Manca pubblicata ieri dal Fatto Quotidiano.
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02

Set

2017

Angela Manca: 'Voglio la verità per Attilio e cercherò ancora giustizia' PDF Stampa E-mail
Scritto da Angela Manca   
di Angelina Manca - 1 settembre 2017

Gentile dottor Spataro, le confesso che è stato per me un dolore (l’ennesimo) leggere il suo intervento sul Fatto Quotidiano e apprendere della sua certezza che mio figlio Attilio sia morto perché eroinomane e che solo “tesi complottistiche” possano sostenere che sia stato vittima di un omicidio. Le rivolgo queste parole, avendo considerazione del suo ruolo, da madre e da cittadina che pretende che la giustizia non sia traviata da omissioni e che la verità sia raggiunta attraverso ogni possibile accertamento. Nel caso, lei avrebbe ogni diritto di rimanere con le sue convinzioni. Ma finché l’autorità giudiziaria brillerà per inerzia non potrò consentirmi il silenzio.
Lei sostiene che le consulenze medico-legali attestino l’assenza di violenza sul corpo di Attilio? Quelle consulenze, in realtà, non attestano nemmeno la data e l’ora della morte di Attilio. Le sembra serio?
Lei sostiene che Attilio fosse assuntore di droga, “chirurgo ambidestro” e che “si iniettasse stupefacente anche con la mano destra”, perché così sostenuto da testimoni. Testimoni? Uno di questi, pensi, era indagato per l’omicidio di mio figlio. Non sa che tutti i colleghi di Attilio di Viterbo non solo hanno escluso che potesse fare uso di droga, ma hanno dichiarato anche che era un mancino puro, incapace di fare anche gesti semplici con la mano destra? Chi le ha detto che Attilio fosse “ambidestro”? Sì, mio figlio guidava l’auto con entrambe le mani. Basta questo a renderlo ambidestro? È una menzogna clamorosa. Però necessaria, perché altrimenti come spiegare che, in assenza di alcun’altra traccia di punture sul braccio giusto, si fosse iniettato l’eroina su quello sinistro? E la consulenza tricologica? Ma dove l’ha trovata? Semplicemente non esiste.

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28

Ago

2017

Brescello. Insieme per Esserci PDF Stampa E-mail
Scritto da Movimento Agende Rosse Rita Atria di Reggio Emilia e Provincia   
di Movimento Agende Rosse Rita Atria Reggio Emilia e Provincia - 28 agosto 2017

Il 30 Luglio 2017, abbiamo scelto di Esserci, ci siamo assunte la responsabilità come gruppo antimafia, di essere presenti sulla piazza di Brescello, un luogo che, nella nostra provincia, reca le profonde ferite della criminalità organizzata e della sua diffusione nel tessuto economico e politico-istituzionale.
Erano con noi le Agende Rosse di Pordenone, Udine, Bologna, Mantova e Modena che ha organizzato l’evento.
Come Agende Rosse di Reggio Emilia e Provincia e in particolare come cittadine consapevoli, esserci e supportare una giornata dedicata all’antimafia nel cuore di Brescello non è stata una decisione facile, ma doverosa. Una scelta che si prefigge vicinanza e sostegno ai cittadini brescellesi.
Noi abbiamo voluto Esserci. Essere presenti a ricordo di Paolo, della sua scorta, delle vittime di mafia che innumerevoli, ogni volta ci raccontano la dolorosa storia del nostro paese.
Agli abitanti di Brescello non è stato chiesto 40 anni fa se stava loro bene ospitare una cosca d’ndrangheta. Loro non hanno potuto scegliere. Si sono ritrovati a conviverci.
Dove la criminalità si insedia l’individuo non riesce sempre a scegliere di distogliersi dalle pratiche coercitive e asfissianti della presenza criminale.
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02

Set

2017

Il senso di Spataro per i familiari di Attilio Manca PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Repici   
di Fabio Repici - 2 settembre 2017

Immaginate se qualche anno fa Antonino Di Matteo, magistrato della Repubblica (al tempo in servizio alla Procura di Palermo, ora alla Direzione nazionale antimafia applicato alla Procura di Palermo per il processo “trattativa”), avesse commentato sui giornali, all’indirizzo della famiglia Cucchi, l’angosciante vicenda della morte di Stefano, sostenendo a muso duro (al seguito di Carlo Giovanardi) la teoria negazionista secondo cui il loro congiunto fosse un tossicomane morto per causa propria e questo mentre c’erano un processo in corso e pure un’indagine disposta dal Procuratore Pignatone, arrivato a Roma molti anni dopo l’uccisione di Cucchi. Difficile pensare che Di Matteo non avrebbe passato seri guai disciplinari.
Mi sono permesso l’esempio di fantasia (e chiedo scusa ai due magistrati, che mi sono consentito di citare per la stima che ho di entrambi, e soprattutto ai familiari di Stefano Cucchi) per spiegare un’evenienza dei giorni scorsi.
È accaduto che il Procuratore di Torino, Armando Spataro, il 30 agosto scorso abbia occupato un’intera pagina del Fatto Quotidiano con un suo pezzo, titolato in modo perfettamente fedele al contenuto: "Attilio Manca non fu ucciso. Basta teorie del complotto / Il Procuratore di Torino - Il medico era eroinomane, morì per droga. Non ci sono prove di un omicidio, né del fatto che curò Provenzano". Lo scritto del Procuratore Spataro, che dall’incipit si rivela come una replica a un intervento di Antonio Ingroia (il quale insieme a me assiste i familiari di Attilio Manca) pubblicato sempre dal Fatto il 24 agosto, ci informa che il magistrato l’ha redatto dopo essersi procurato la sentenza emessa dal Tribunale di Viterbo a carico di Monica Mileti (condannata per la cessione dell’eroina che Attilio Manca si sarebbe iniettato, così procurandosi la morte fra l’11 e il 12 febbraio 2004) e dopo averla, ça va sans dire, attentamente studiata. Giungendo, così, alle conclusioni del titolo.
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01

Set

2017

Borsellino a Castelguidone: 'Mio fratello ucciso in una strage di Stato' PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Bottone   
di Francesco Bottone - 31 agosto 2017

"Dopo venticinque anni dalle stragi mafiose che hanno ucciso Falcone e mio fratello Paolo Borsellino non c'è ancora né giustizia, né verità, per colpa del compromesso, della complicità, della connivenza di pezzi deviati dello Stato con la malavita organizzata. E il mio peggior incubo è che se e quando i processi finiranno archivieranno tutto sull'altare della "ragion di Stato"". E' questa l'agghiacciante ed estrema sintesi delle parole di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo ucciso dalla mafia, intervenuto oggi pomeriggio a Castelguidone nell'ambito delle giornate di studio sulla legalità e l'impegno sociale organizzate dalla Caritas diocesana di Trivento e dalla scuola di formazione politica e sociale "Paolo Borsellino". Ad accogliere il fratello del giudice oltre a don Alberto Conti, direttore della Caritas diocesana, anche una rappresentanza del movimento "Agende rosse" di Chieti del gruppo "Falcone Borsellino" guidata da Massimiliano Travaglini. Dopo don Ciotti, il giudice Caselli e il vice presidente del Csm Legnini, oggi è stata la volta di Salvatore Borsellino, fondatore del movimento "Agende rosse" che chiede, ormai da vencinque anni, che sia fatta giustizia. Dure come macigni le parole del fratello del giudice massacraro insieme alla scorta in via D'Amelio.
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27

Ago

2017

Generale Dalla Chiesa: l'uomo che osò sfidare Toto Riina PDF Stampa E-mail
Scritto da Pippo Giordano   
di Pippo Giordano - 27 agosto 2017

Il prossimo 3 settembre ricorre l'anniversario dell'attentato al Generale dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, ove morirono anche la moglie Emanuele Setti Carraro e Domenico Russo, appartenente alla polizia di Stato. Non posso dimenticare quel giorno e in particolare quella maledetta sera. Di proposito non intendo descrivere come erano i corpi martoriati di Dalla Chiesa e di sua moglie e anche se avvezzo a tali scempi, quella scena mi rabbrividì. Quel giorno avevo lavorato tanto. Sia io che Lillo Zucchetto, sin dalla mattina, eravamo stati impegnati in un appostamento per la cattura di un capo famiglia: avevamo monitorato una villa situata nell'incantevole agro di Ciaculli. Mentre facevo rientro a casa, la radio di servizio diede la notizia dell'agguato in via Isidoro Carini, e senza nemmeno riflettere con sirena spiegata mi fiondai sul luogo dell'eccidio. Quella notte, nessuno di noi andò a casa: tutti presenti per fare rastrellamenti e perquisizioni. A dire il vero, furono “operazioni” di facciata, anzi pupiate per uso e consumo dei media e della popolazione. La notte una mano ignota vergò sul muro di via Isidoro Carini, “qui è morta la speranza dei palermitani onesti”. Quella mano ignota, commise un madornale errore, talchè la locuzione avrebbe dovuto fare riferimento agli “italiani” e non ai soli palermitani. Ma la cosa ancor più drammatica, emersa successivamente dall'inchiesta giudiziaria, che mentre il Generale Dalla Chiesa osava sfidare Totò Riina e l'intera Cosa nostra, un uomo di governo era solito frequentare i mafiosi.
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Petizione Agostino

Fino all'ultimo giorno della mia vita